Le leggi del mercato non si discutono, sono dogma assoluto.
E tra queste, la libera concorrenza ne rappresenta l'espressione piú autentica.
Noi lo sapevamo ma su tutto ció non é affatto d'accordo Ramira un(a) transessuale italiano/a operante a Bologna.
Si lamenta di quanto sta accadendo nella zona Fiera, dove un camper parcheggiato sulla via attira l'attenzione di maschi d'ogni etá. Al suo interno due appariscenti transessuali di rosso vestiti/e e piuttosto scollacciati/e offrono le proprie prestazioni.
E' ció che racconta il "Corriere della Sera" di Bologna in un articolo intitolato "Il camper dell'amore (sic!) ".
"Concorrenza sleale - tuona col suo vocione Ramira, un trans appiedato e perció sfavorito - Per lo stesso prezzo nostro loro offrono una prestazione al chiuso e riparata da sguardi indiscreti mentre io sono in strada. E - aggiunge - sono pure straniere! "
Ramirona nostra tradisce una certa vena protezionistica e nazionalpopolare! Ma si sa, gl'italiani sono provinciali e i prodotti stranieri, dalle autovetture ai giocatori di calcio fino al sesso attizzano assai la loro propensione esotica.
La nostra bellocciona dunque sbaglia e sbaglia due volte anche perché il trattato di Lisbona e le rigide regole europee non ammettono limitazioni alla concorrenza e, soprattutto, reprimono la discriminazione etnica ! Attenta Ramirona che poi ti ritrovi una denuncia per incitamento all'odio razziale !
Non si puó discriminare ! E' vietato !
Ma gli esercenti il meretricio, chissá perché, hanno tutti/e una certa smania corporativistica, temono la concorrenza, non vogliono intrusi/e.
E i papponi lo sanno.
Infatti oggi il cavaliere ha dichiarato che i dissenzienti finiani, se rimarranno fedeli al pdl verranno ricandidati alle prossime elezioni. Non saranno sostituiti da altre aspiranti bagasce.
Niente concorrenza! Ognuno manterrá il suo bell'angolino di strada tutto per lui, da battere senza problemi di sovraffollamento; nessuna sorpresa.
Evidentemente conosce i suoi polli; lui di prostitute se ne intende.
Ma i finiani rispondono con sdegno: "Berlusconi non tiene conto della nostra dignitá".
Parole grosse.
La loro dignitá fa rima con kippá ! Nessun problema per loro. A Tel Aviv gli sono da tempo giá stati riservati chilometri di marciapiede.
domenica 5 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
I CAVALLI E IL CAVALIERE
Saranno anche ben concrete le ragioni che hanno portato Berlusconi ad intrecciare una stretta relazione con Gheddafi.
La costruzione di strade ed infrastrutture varie sul territorio libico ed i vantaggi che le nostre aziende potrebbero trarne e gl'investimenti che i papponi libici potrebbero fare nel nostro paese possono anche ben valere una tenda piantata nel cortile dell'ambasciata libica e la puzza di cacca che i cavalli berberi hanno lasciato nel corso delle dimostrazioni ippico-beduine davanti alle nostre (si fa per dire) autoritá.
I cavalli arabi (e non solo i cavalli) certamente "olent " ma la "pecunia" no e allora preferisco non esprimermi.
Merita invece qualche riflessione il chiasso suscitato dalla "lectio magistralis" del Beduino Capo in quel di Roma alla presenza di cinquecento fanciulle di cui tre prontamente convertitesi all'Islam (lo stesso risultato che avrebbe ottenuto Vanna Marchi nel propagandare i suoi prodotti anti malocchio); L'Italia é cristiana ! han strillato leghisti (trangugiando frettolosamente e di nascosto l'acqua del dio Po) e pure i demosinistri, divenuti in un battibaleno ferventi cattolici, di fronte all'augurio d'una Europa musulmana !
Fan piú ridere del Beduino Capo; costui almeno é un buffone di professione.
Mentre i politici nostrani lo sono involontariamente e, di conseguenza, fanno ancor piú ridere. Dunque cari cristiani, riflettiamo, perché non vi stracciate le vesti per le decine di migliaia di bambini uccisi nel ventre materno grazie ad una legge che VOI mantenete ancora in piedi ? Riflettiamo ancora; perché non tagliate le unghie e gli artigli ai banchieri che, grazie a leggi da VOI approvate e mantenute in piedi, s'intascano rendite stratosferiche in barba ai principi di quel "giusto guadagno" che la Chiesa ha ripetutamente affermato nel corso dei secoli ? Invece di mostrar sdegno di fronte alle scoregge del Grande Beduino perché non ubbidite ai Dieci Comandamenti, ripetutamente da voi sbeffeggiati ?
Ma adesso parliam di cose serie.
Non é solo il business che ha motivato la singolare amicizia fra il nostro presidente ed il Beduino Capo ma , secondo me, ci sta di mezzo un vero e proprio innamoramento, una vera e propria "affinitá elettiva".
Le somiglianze caratteriali sono infatti impressionanti.
Quando il Beduino Capo si reca a concionare l'auditorio di cinquecento fanciulle dotandole d'un "Corano" non vi vengono forse in mente i primi anni in cui alle riunioni di "Forza Italia" (che ben difficilmente si sarebbe potuto distinguere dai raduni dei dianetic o degli scientologisti) si distribuivano agl'intervenuti delle valigette con tutto il "necessaire" per il discepolo berlusconiano ?
Entrambi sono poi dei veri comici; le barzellette raccontate da Berlusconi e la sua verve sono fatti notori; alle sparate del Beduino Capo (Gheddafi fa risalire all' "Italia fascista, che non era - secondo lui - l'Italia" - allora cos'era? un tricheco? una pantofola ? un dente molare? - quella colonizzazione che peró risaliva ad un paio di decenni prima) che rivaleggiano con quelle del nostro Totò evoluto, s'aggiunge un fisique du rôle di tutto rispetto; osservate bene le ultime sue immagini. Non sembra fatto apposta per interpretare la controfigura del mitico "monnezza", lo sbirro straccione ?
Il cattivo gusto la fa poi da padrone in tutti e due i compari.
Senza dimenticarci l'assillo della compagnia femminile. Le amazzoni di Gheddafi e le cinquecento fanciulle italiane ingaggiate per partecipare alla "lectio magistralis" sul Corano avranno suscitato l'invidia del nostro eterno giovanotto sempre in preda ad indomabili tempeste ormonali. Chissá se oltre che nel ruolo di ministre il nostro campione non inserirá qualche sua conquista anche all'interno dell'esercito.
Ma la vera condivisione sta in una assai meno divertente questione.
Cacciati da Gheddafi nel 1970 e spogliati d'ogni loro proprietá, ventimila italiani aspettano da allora un indennizzo. Berlusconi l'aveva loro promesso e aveva inserito la relativa clausola risarcitoria nel trattato italo-libico del 2008. Ma non é ancora arrivato un euro. Ecco l'altro punto in comune tra i due compari: entrambi hanno preso a calci nel culo quegli italiani.
Poco male. Non contano nulla, sono solo ventimila e nei sondaggi del cavaliere, fatti di percentuali, nemmeno si notano.
Gli italiani perbene si ricordino di questi nostri sfortunati compatrioti; e al cavaliere, invece, spediscano idealmente in un bell'involto la cacca dei cavalli dei beduini. Non si offenderá, é giá abituato. Il suo compare gliene ha giá fatta ingoiare in quantitá.
La costruzione di strade ed infrastrutture varie sul territorio libico ed i vantaggi che le nostre aziende potrebbero trarne e gl'investimenti che i papponi libici potrebbero fare nel nostro paese possono anche ben valere una tenda piantata nel cortile dell'ambasciata libica e la puzza di cacca che i cavalli berberi hanno lasciato nel corso delle dimostrazioni ippico-beduine davanti alle nostre (si fa per dire) autoritá.
I cavalli arabi (e non solo i cavalli) certamente "olent " ma la "pecunia" no e allora preferisco non esprimermi.
Merita invece qualche riflessione il chiasso suscitato dalla "lectio magistralis" del Beduino Capo in quel di Roma alla presenza di cinquecento fanciulle di cui tre prontamente convertitesi all'Islam (lo stesso risultato che avrebbe ottenuto Vanna Marchi nel propagandare i suoi prodotti anti malocchio); L'Italia é cristiana ! han strillato leghisti (trangugiando frettolosamente e di nascosto l'acqua del dio Po) e pure i demosinistri, divenuti in un battibaleno ferventi cattolici, di fronte all'augurio d'una Europa musulmana !
Fan piú ridere del Beduino Capo; costui almeno é un buffone di professione.
Mentre i politici nostrani lo sono involontariamente e, di conseguenza, fanno ancor piú ridere. Dunque cari cristiani, riflettiamo, perché non vi stracciate le vesti per le decine di migliaia di bambini uccisi nel ventre materno grazie ad una legge che VOI mantenete ancora in piedi ? Riflettiamo ancora; perché non tagliate le unghie e gli artigli ai banchieri che, grazie a leggi da VOI approvate e mantenute in piedi, s'intascano rendite stratosferiche in barba ai principi di quel "giusto guadagno" che la Chiesa ha ripetutamente affermato nel corso dei secoli ? Invece di mostrar sdegno di fronte alle scoregge del Grande Beduino perché non ubbidite ai Dieci Comandamenti, ripetutamente da voi sbeffeggiati ?
Ma adesso parliam di cose serie.
Non é solo il business che ha motivato la singolare amicizia fra il nostro presidente ed il Beduino Capo ma , secondo me, ci sta di mezzo un vero e proprio innamoramento, una vera e propria "affinitá elettiva".
Le somiglianze caratteriali sono infatti impressionanti.
Quando il Beduino Capo si reca a concionare l'auditorio di cinquecento fanciulle dotandole d'un "Corano" non vi vengono forse in mente i primi anni in cui alle riunioni di "Forza Italia" (che ben difficilmente si sarebbe potuto distinguere dai raduni dei dianetic o degli scientologisti) si distribuivano agl'intervenuti delle valigette con tutto il "necessaire" per il discepolo berlusconiano ?
Entrambi sono poi dei veri comici; le barzellette raccontate da Berlusconi e la sua verve sono fatti notori; alle sparate del Beduino Capo (Gheddafi fa risalire all' "Italia fascista, che non era - secondo lui - l'Italia" - allora cos'era? un tricheco? una pantofola ? un dente molare? - quella colonizzazione che peró risaliva ad un paio di decenni prima) che rivaleggiano con quelle del nostro Totò evoluto, s'aggiunge un fisique du rôle di tutto rispetto; osservate bene le ultime sue immagini. Non sembra fatto apposta per interpretare la controfigura del mitico "monnezza", lo sbirro straccione ?
Il cattivo gusto la fa poi da padrone in tutti e due i compari.
Senza dimenticarci l'assillo della compagnia femminile. Le amazzoni di Gheddafi e le cinquecento fanciulle italiane ingaggiate per partecipare alla "lectio magistralis" sul Corano avranno suscitato l'invidia del nostro eterno giovanotto sempre in preda ad indomabili tempeste ormonali. Chissá se oltre che nel ruolo di ministre il nostro campione non inserirá qualche sua conquista anche all'interno dell'esercito.
Ma la vera condivisione sta in una assai meno divertente questione.
Cacciati da Gheddafi nel 1970 e spogliati d'ogni loro proprietá, ventimila italiani aspettano da allora un indennizzo. Berlusconi l'aveva loro promesso e aveva inserito la relativa clausola risarcitoria nel trattato italo-libico del 2008. Ma non é ancora arrivato un euro. Ecco l'altro punto in comune tra i due compari: entrambi hanno preso a calci nel culo quegli italiani.
Poco male. Non contano nulla, sono solo ventimila e nei sondaggi del cavaliere, fatti di percentuali, nemmeno si notano.
Gli italiani perbene si ricordino di questi nostri sfortunati compatrioti; e al cavaliere, invece, spediscano idealmente in un bell'involto la cacca dei cavalli dei beduini. Non si offenderá, é giá abituato. Il suo compare gliene ha giá fatta ingoiare in quantitá.
lunedì 2 agosto 2010
2 AGOSTO 1980, TRENT'ANNI DI MENZOGNE
Porto il mio personale ricordo di ció che avvenne trent'anni addietro alla stazione di Bologna. Ero lì alle nove di mattina perché dovevo passare a prendere una coppia di amici proveniente da Parigi. Il treno era in ritardo ed aspettai un pó di tempo prima che loro arrivassero.
Avevo parcheggiato la mia macchina fuori dalla stazione e, in quanto segnalata dai vigili urbani (che annotavano le targhe dell'autovetture in divieto di sosta per sanzionarle se questa diveniva troppo prolungata) agli organi inquirenti, nel successivo settembre fui chiamato dai Carabinieri a giustificare la mia presenza in quel luogo e in quel giorno.
Non so se questa mia convocazione dipese anche dalle mie appartenenze missine ma non vi dubiterei.
L'atmosfera che si respirava in quei giorni era impregnata dalla rabbia della sinistra italiana che, colla bava alla bocca, pretendeva teste fasciste; solo teste fasciste, non altre.
E dietro di lei tutti gli altri vigliacchetti demo-moderati, spaventati dagli ululati che provenivano dalla piazza inferocita; non essendo lupi e non potendo ululare si limitavano ad emettere latrati.
I due consiglieri comunali di Bologna del Msi, alla prima convocazione straordinaria del consiglio subito dopo il fatto furono aggrediti verbalmente e anche fisicamente dai soliti democratici propensi alla calunnia e al liciaggio ed a ció addestrati fin dal 1945.
I magistrati bolognesi e l'intellighentsia democratica del paese non persero tempo; non vollero arrivare ultimi nella gara di corsa alla lepre ed indicarono immediatamente la matrice "fascista" della strage.
Persino Indro Montanelli, dalle colonne del "Giornale" il 3 agosto ebbe la faccia di bronzo di scrivere "non sappiamo ancora se lo scoppio é accidentale ma se si trattasse d'un attentato allora la matrice sarebbe indubbiamente nera..."; e se lo diceva lui...!
L'autostrada ad una sola corsia era giá stata costruita; tutte l'indagini dovevano marciare obbligatoriamente in quella direzione: l'autostrada era a senso unico.
Soltanto un magistrato, Gentile, giudice istruttore dopo la formalizzazione dell'istruttoria, pur tra tanti errori ed ingenuitá, non si fece condizionare totalmente dall'isterico conformismo imperante e andò a scavare nel ginepraio libanese per trovarvi, lì, la chiave della soluzione.
Lo fece peró in maniera maldestra, approssimativa e, soprattutto, non godette di alcuna seria collaborazione da parte dei nostri servizi d'informazione che, evidentemente, ubbidivano a logiche ben piú forti e motivanti di quella che animava quel magistrato (cercare i colpevoli ed un serio movente), ossia un intreccio d'interessi - atlantici, sionisti, arabi e palestinesi - che vedeva il nostro paese oggetto, piuttosto che soggetto, di politica internazionale.
Deriso, isolato, sconfitto, quel magistrato dovette rinunciare all'incarico; pur avendo tra le mani gli stessi identici verbali che portarono poi altri giudici a pronunciare le vergognose sentenze di condanna contro Mambro, Fioravanti e Ciavardini, egli si rifiutó di emettere mandati di cattura per strage nei loro confronti; aveva giá capito tutto e le "prove" contro gli esponenti dei Nar erano tutt'altro che convincenti.
Ed aveva intuito, per fiuto o casualitá non so dire, che l'attentato non poteva avere motivazioni interne, italiane ma s'inseriva in una scenario di "guerra fredda".
È ció che sta ora emergendo.
Gli inquirenti, a Bologna, giá alla fine del mese d'agosto 1980 sapevano che un tedesco, tal Thomas Kram, esperto d'esplosivi e certamente in contatto col terrorista Carlos, aveva soggiornato a Bologna la notte tra l'1 e il 2 agosto e, dopo quella data, era divenuto uccel di bosco, per poi riapparire vent'anni dopo.
Tale informativa, che contrastava colla piega che l'inchiesta doveva prendere, mai entrò nel fascicolo del processo e questo fatto é venuto alla luce solo qualche anno fa.
Nessuno in questo momento puó affermare quale ruolo quella persona abbia svolto nella vicenda, se l'esplosione sia stata accidentale o, invece, voluta da chi voleva mandare un avvertimento ai nostri servizi segreti per colpire la politica di tolleranza nei confronti di Gheddafi e del terrorismo palestinese (riassunta nel c..d. "lodo Moro", ossia un accordo in forza del quale il governo italiano chiudeva gli occhi al passaggio di armi ed esplosivi attraverso il nostro territorio in cambio della garanzia che nessun attentato vi sarebbe stato eseguito) o, diversamente, per ritorsione contro la condanna del terrorista palestinese Abu Saleh (che risiedeva come studente a Bologna), legato a Carlos e catturato nel novembre ’79 assieme a Daniele Pifano e altri due esponenti dell’Autonomia Operaia per il ritrovamento di missili terra-aria diretti in Libano; condanna alla quale seguirono minacce da parte del gruppo palestinese, che rinfacciava alle nostre autoritá la violazione del "lodo", proprio poche settimane prima del 2 agosto.
Ma qualunque cosa sia accaduta, e al di lá dei recenti sviluppi dell'inchiesta, era giá evidente allora che le carte servite per condannare Mambro, Fioravanti e Ciavardini erano null'altro che spazzatura.
Non so se la menzogna sará un giorno svelata, non so se la magistratura riuscirá a far luce pienamente sulle vere causali di quel massacro. O se lo vorrá.
Perché questa repubblica apparentemente nata dalla resistenza, apparentemente perché il contributo militare delle bande partigiane fu pressocché irrilevante, e in realtá nata dal tradimento e dal servilismo a vantaggio di potenze straniere - che, dopo averci bombardato, reintrodussero in Italia mafie e massonerie - non é in grado di regolare i propri conti col passato, non ne ha voglia, teme che svelata una trama, anche solo per forza d'inerzia si sprigioni un concatenarsi di chiarimenti e di veritá capaci di rimettere in discussione antiche e consolidate certezze, antichi e condolidati poteri.
Non vuole chiarezza perché ha sempre vissuto sull'inganno e sulla mistificazione ed esse sono state il cemento dell'orrido edificio che si chiama stato italiano.
Meglio allora non scoperchiare il pentolone e lasciare che il vecchio brodo marcio continui a bollire.
Ma da lì si sprigiona comunque un odore insopportabile, di bassezza, cinismo, viltá, servilismo.
E' il vero profumo di questa democrazia.
Avevo parcheggiato la mia macchina fuori dalla stazione e, in quanto segnalata dai vigili urbani (che annotavano le targhe dell'autovetture in divieto di sosta per sanzionarle se questa diveniva troppo prolungata) agli organi inquirenti, nel successivo settembre fui chiamato dai Carabinieri a giustificare la mia presenza in quel luogo e in quel giorno.
Non so se questa mia convocazione dipese anche dalle mie appartenenze missine ma non vi dubiterei.
L'atmosfera che si respirava in quei giorni era impregnata dalla rabbia della sinistra italiana che, colla bava alla bocca, pretendeva teste fasciste; solo teste fasciste, non altre.
E dietro di lei tutti gli altri vigliacchetti demo-moderati, spaventati dagli ululati che provenivano dalla piazza inferocita; non essendo lupi e non potendo ululare si limitavano ad emettere latrati.
I due consiglieri comunali di Bologna del Msi, alla prima convocazione straordinaria del consiglio subito dopo il fatto furono aggrediti verbalmente e anche fisicamente dai soliti democratici propensi alla calunnia e al liciaggio ed a ció addestrati fin dal 1945.
I magistrati bolognesi e l'intellighentsia democratica del paese non persero tempo; non vollero arrivare ultimi nella gara di corsa alla lepre ed indicarono immediatamente la matrice "fascista" della strage.
Persino Indro Montanelli, dalle colonne del "Giornale" il 3 agosto ebbe la faccia di bronzo di scrivere "non sappiamo ancora se lo scoppio é accidentale ma se si trattasse d'un attentato allora la matrice sarebbe indubbiamente nera..."; e se lo diceva lui...!
L'autostrada ad una sola corsia era giá stata costruita; tutte l'indagini dovevano marciare obbligatoriamente in quella direzione: l'autostrada era a senso unico.
Soltanto un magistrato, Gentile, giudice istruttore dopo la formalizzazione dell'istruttoria, pur tra tanti errori ed ingenuitá, non si fece condizionare totalmente dall'isterico conformismo imperante e andò a scavare nel ginepraio libanese per trovarvi, lì, la chiave della soluzione.
Lo fece peró in maniera maldestra, approssimativa e, soprattutto, non godette di alcuna seria collaborazione da parte dei nostri servizi d'informazione che, evidentemente, ubbidivano a logiche ben piú forti e motivanti di quella che animava quel magistrato (cercare i colpevoli ed un serio movente), ossia un intreccio d'interessi - atlantici, sionisti, arabi e palestinesi - che vedeva il nostro paese oggetto, piuttosto che soggetto, di politica internazionale.
Deriso, isolato, sconfitto, quel magistrato dovette rinunciare all'incarico; pur avendo tra le mani gli stessi identici verbali che portarono poi altri giudici a pronunciare le vergognose sentenze di condanna contro Mambro, Fioravanti e Ciavardini, egli si rifiutó di emettere mandati di cattura per strage nei loro confronti; aveva giá capito tutto e le "prove" contro gli esponenti dei Nar erano tutt'altro che convincenti.
Ed aveva intuito, per fiuto o casualitá non so dire, che l'attentato non poteva avere motivazioni interne, italiane ma s'inseriva in una scenario di "guerra fredda".
È ció che sta ora emergendo.
Gli inquirenti, a Bologna, giá alla fine del mese d'agosto 1980 sapevano che un tedesco, tal Thomas Kram, esperto d'esplosivi e certamente in contatto col terrorista Carlos, aveva soggiornato a Bologna la notte tra l'1 e il 2 agosto e, dopo quella data, era divenuto uccel di bosco, per poi riapparire vent'anni dopo.
Tale informativa, che contrastava colla piega che l'inchiesta doveva prendere, mai entrò nel fascicolo del processo e questo fatto é venuto alla luce solo qualche anno fa.
Nessuno in questo momento puó affermare quale ruolo quella persona abbia svolto nella vicenda, se l'esplosione sia stata accidentale o, invece, voluta da chi voleva mandare un avvertimento ai nostri servizi segreti per colpire la politica di tolleranza nei confronti di Gheddafi e del terrorismo palestinese (riassunta nel c..d. "lodo Moro", ossia un accordo in forza del quale il governo italiano chiudeva gli occhi al passaggio di armi ed esplosivi attraverso il nostro territorio in cambio della garanzia che nessun attentato vi sarebbe stato eseguito) o, diversamente, per ritorsione contro la condanna del terrorista palestinese Abu Saleh (che risiedeva come studente a Bologna), legato a Carlos e catturato nel novembre ’79 assieme a Daniele Pifano e altri due esponenti dell’Autonomia Operaia per il ritrovamento di missili terra-aria diretti in Libano; condanna alla quale seguirono minacce da parte del gruppo palestinese, che rinfacciava alle nostre autoritá la violazione del "lodo", proprio poche settimane prima del 2 agosto.
Ma qualunque cosa sia accaduta, e al di lá dei recenti sviluppi dell'inchiesta, era giá evidente allora che le carte servite per condannare Mambro, Fioravanti e Ciavardini erano null'altro che spazzatura.
Non so se la menzogna sará un giorno svelata, non so se la magistratura riuscirá a far luce pienamente sulle vere causali di quel massacro. O se lo vorrá.
Perché questa repubblica apparentemente nata dalla resistenza, apparentemente perché il contributo militare delle bande partigiane fu pressocché irrilevante, e in realtá nata dal tradimento e dal servilismo a vantaggio di potenze straniere - che, dopo averci bombardato, reintrodussero in Italia mafie e massonerie - non é in grado di regolare i propri conti col passato, non ne ha voglia, teme che svelata una trama, anche solo per forza d'inerzia si sprigioni un concatenarsi di chiarimenti e di veritá capaci di rimettere in discussione antiche e consolidate certezze, antichi e condolidati poteri.
Non vuole chiarezza perché ha sempre vissuto sull'inganno e sulla mistificazione ed esse sono state il cemento dell'orrido edificio che si chiama stato italiano.
Meglio allora non scoperchiare il pentolone e lasciare che il vecchio brodo marcio continui a bollire.
Ma da lì si sprigiona comunque un odore insopportabile, di bassezza, cinismo, viltá, servilismo.
E' il vero profumo di questa democrazia.
domenica 25 luglio 2010
LA TRAGEDIA DI DUISBURG
Diciannove ragazzi uccisi schiacciati da una ressa danzante, non nella discoteca d'un barrio sudamericano o d'una bidonville africana ma nella democratica, civile e liberale Germania.
E, colmo dei colmi, quella specie di ridda sfrenata danzante ed alcolica era stata inaugurata vent'anni addietro, proprio in occasione della caduta del muro di Berlino, per rappresentare la manifestazione di "pace e tolleranza attraverso il ballo e la musica"; sparata a volumi stratosferici dove al ritmo della "tecno", un suono ossessivo che fa perdere ogni coscienza di sé, un milione e quattrocentomila giovani s'erano radunati per ubriacarsi, ballare in nome della "pace e della tolleranza", figli legittimi della democratica "libertá".
Ma diciannove di loro non torneranno piú a casa, morti schiacciati come topi, insieme ad altri trecento e piú coetanei feriti, spintonati, urtati, calpestati da una folla impazzita che, presa ad un certo punto dal panico, s'é rovesciata come uno tsunami di carne in direzione d'una galleria ch'era stata malamente transennata.
Senza motivo; la paura di qualcuno, forse a sua volta spintonato ha provocato l'effetto della valanga al precipitar d'un sasso.
La tragedia di questi sventurati ragazzi non m'impedisce di cogliere un sottile paradosso: concepito per festeggiare la caduta del vergognoso muro comunista quel "pacifico e tollerante" raduno ha gettato in un tunnel tante giovani vite.
E' la perfetta metafora dell'Europa uscita ebbra di gioia dalle macerie del muro imboccando, forse appagata dallo scampato pericolo, la strada dell'illusione d'una libertá assoluta che peró le sta divorando l'anima.
Quest'occidente, pacifico e tollerante, liberale e democratico, assomiglia senpre di piú ad uno spaventoso tunnel senza fondo, senza via d'uscita, che quasi quasi fa rivalutare quel vecchio pezzo d'Europa, occupata sì dai carri armati sovietici ma che aveva davanti a sè soltanto un muro e viveva nella speranza, che le preservava l'anima, che un giorno prima o poi l' avrebbe scavalcato.
La povertá cui era stata ridotta la metá comunista dell'Europa ci appare, a giochi fatti, molto meno disperata dell'apparente benessere in cui sguazza oggi, come una scrofa nella melma, l'Europa liberale.
La speranza d'un futuro migliore dá la forza di combattere, di reagire, di superarsi, proprio perché s'intravede o anche solo s'immagina un domani.
Quel domani a cui oggi l'Europa e la sua gioventú, contorte in sè stesse, non pensano piú; avendo perduto la dimensione del passato sono divenuti incapaci di pensare ad un futuro e l'unica prospettiva delle sue masse, giovanili e non, ora si riduce essenzialmente al consumo e al godimento del presente.
Colpevoli anche le classi dirigenti le quali, per sostenere il loro potere in questa democrazia liberale e consumistica e farsi piacere e votare, debbono concedere alle masse ció ch'esse chiedono. Ri-educarle alle tradizionali regole del giusto, del bello, del sacro ? Troppo difficile, troppo lungo, non ci si riesce in una sola legislatura.
E poi, soprattutto, ció che é bello, giusto e sacro lo si trova anche gratis, in natura, nella propria educazione e nella propria coscienza o al piú sborsando poche lire: la lettura e l'apprendimento di cose buone, una sana base culturale, la preghiera e la devozione religiosa, il comportamento onesto non danno redditi ai boiardi di Stato del capitalismo assistito, al fisco, alle banche, comprese quelle che riciclano gl'introiti del traffico di droga, ai padroni delle televisioni e delle pubblicitá.
Ma dall'altra parte, a far quadrare il cerchio della reciproca apparente convenienza sta una massa che non intende assolutamente farsi ri-educare: troppa fatica, troppo impegno, meglio non pensare.
Ecco il sublime paradosso della democrazia: l'esaltazione della massa quale attrice della vita politica mentre in realtá é poltigliosa creta manipolabile nelle mani d'una ristretta oligarchia esattamente come l'eroinomane davanti al suo spacciatore.
La democrazia-pusher l'abbaglia coi suoi luccicanti messaggi, la tiene legata a sè colle sue nuove droghe, utilizzando talora i suoi tribuni riformisti altre volte usando le lusinghe cesariste, sempre peró mantenendola in uno stato di bulimia consumistica, illusione di libertá e di benessere.
E così s'innesca inesorabilmente una regressione civilizzazionale; l'esaltazione individualistica, che tende progressivamente ad eliminare i vecchi vincoli sociali (quelli che generavano rispetto, devozione, onestá, misura) sta portando ad un imbarbarimento anche dei comportamenti primari: le folle danzanti ebbre di alcool, droga e suoni ossessivi, la totale disinibizione sessuale, la perdita di sobrietá nel vestire (fino ad arrivare all'obbrobriosa moda dello smutandamento) espressione d'una generale caduta di gusto fino agl'innumerevoli casi di pura violenza gratuita.
Si sta tornando all'etá della pietra ?
Lo sostiene un ottimo scrittore le cui opere varrebbe la pena far conoscere in Italia.
Si chiama Minh Dung Louis Nghiem, é un medico vietnamita che vive in Francia ed é uno studioso del cervello e dei danni ad esso provocati da certi tipi di musica.
E la sua diagnosi ci sembra esatta : « La civilizzazione, costruita dall'uomo in molte decine di secoli, si disfa ineluttabilmente, passando dapprima per la distruzione delle leggi naturali della politica, nel 1789 colla rivoluzione francese, poi delle leggi naturali dell'economia attraverso la vittoria del comunismo, nel 1917. Infine delle leggi naturali dei costumi nel maggio 1968 con l'esaltazione del sesso attraverso la vittoria delle dottrine psicanalitiche. Tutte queste peripezie hanno permesso all'uomo di denudarsi progressivamente delle costruzioni dei suoi antenati. E presto stracciandosi l'ultimo paio di blue-jeans , non ci resteranno come vestiti che degli astucci porta-pene»
Sempre che la Storia non faccia risvegliare al momento opportuno dal loro attuale torpore, come giá ci ha abituati, i propri anticorpi.
E di ció, se Vi fa piacere saperlo, il Vostro affezionatissimo é convinto.
E (anche questo so che vi piacerá) la reazione sará molto violenta, proporzionata ai germi da debellare.
E nell'attesa che il democratico-pusher morda la polvere noi gridiamo ... REMBARRE !
E, colmo dei colmi, quella specie di ridda sfrenata danzante ed alcolica era stata inaugurata vent'anni addietro, proprio in occasione della caduta del muro di Berlino, per rappresentare la manifestazione di "pace e tolleranza attraverso il ballo e la musica"; sparata a volumi stratosferici dove al ritmo della "tecno", un suono ossessivo che fa perdere ogni coscienza di sé, un milione e quattrocentomila giovani s'erano radunati per ubriacarsi, ballare in nome della "pace e della tolleranza", figli legittimi della democratica "libertá".
Ma diciannove di loro non torneranno piú a casa, morti schiacciati come topi, insieme ad altri trecento e piú coetanei feriti, spintonati, urtati, calpestati da una folla impazzita che, presa ad un certo punto dal panico, s'é rovesciata come uno tsunami di carne in direzione d'una galleria ch'era stata malamente transennata.
Senza motivo; la paura di qualcuno, forse a sua volta spintonato ha provocato l'effetto della valanga al precipitar d'un sasso.
La tragedia di questi sventurati ragazzi non m'impedisce di cogliere un sottile paradosso: concepito per festeggiare la caduta del vergognoso muro comunista quel "pacifico e tollerante" raduno ha gettato in un tunnel tante giovani vite.
E' la perfetta metafora dell'Europa uscita ebbra di gioia dalle macerie del muro imboccando, forse appagata dallo scampato pericolo, la strada dell'illusione d'una libertá assoluta che peró le sta divorando l'anima.
Quest'occidente, pacifico e tollerante, liberale e democratico, assomiglia senpre di piú ad uno spaventoso tunnel senza fondo, senza via d'uscita, che quasi quasi fa rivalutare quel vecchio pezzo d'Europa, occupata sì dai carri armati sovietici ma che aveva davanti a sè soltanto un muro e viveva nella speranza, che le preservava l'anima, che un giorno prima o poi l' avrebbe scavalcato.
La povertá cui era stata ridotta la metá comunista dell'Europa ci appare, a giochi fatti, molto meno disperata dell'apparente benessere in cui sguazza oggi, come una scrofa nella melma, l'Europa liberale.
La speranza d'un futuro migliore dá la forza di combattere, di reagire, di superarsi, proprio perché s'intravede o anche solo s'immagina un domani.
Quel domani a cui oggi l'Europa e la sua gioventú, contorte in sè stesse, non pensano piú; avendo perduto la dimensione del passato sono divenuti incapaci di pensare ad un futuro e l'unica prospettiva delle sue masse, giovanili e non, ora si riduce essenzialmente al consumo e al godimento del presente.
Colpevoli anche le classi dirigenti le quali, per sostenere il loro potere in questa democrazia liberale e consumistica e farsi piacere e votare, debbono concedere alle masse ció ch'esse chiedono. Ri-educarle alle tradizionali regole del giusto, del bello, del sacro ? Troppo difficile, troppo lungo, non ci si riesce in una sola legislatura.
E poi, soprattutto, ció che é bello, giusto e sacro lo si trova anche gratis, in natura, nella propria educazione e nella propria coscienza o al piú sborsando poche lire: la lettura e l'apprendimento di cose buone, una sana base culturale, la preghiera e la devozione religiosa, il comportamento onesto non danno redditi ai boiardi di Stato del capitalismo assistito, al fisco, alle banche, comprese quelle che riciclano gl'introiti del traffico di droga, ai padroni delle televisioni e delle pubblicitá.
Ma dall'altra parte, a far quadrare il cerchio della reciproca apparente convenienza sta una massa che non intende assolutamente farsi ri-educare: troppa fatica, troppo impegno, meglio non pensare.
Ecco il sublime paradosso della democrazia: l'esaltazione della massa quale attrice della vita politica mentre in realtá é poltigliosa creta manipolabile nelle mani d'una ristretta oligarchia esattamente come l'eroinomane davanti al suo spacciatore.
La democrazia-pusher l'abbaglia coi suoi luccicanti messaggi, la tiene legata a sè colle sue nuove droghe, utilizzando talora i suoi tribuni riformisti altre volte usando le lusinghe cesariste, sempre peró mantenendola in uno stato di bulimia consumistica, illusione di libertá e di benessere.
E così s'innesca inesorabilmente una regressione civilizzazionale; l'esaltazione individualistica, che tende progressivamente ad eliminare i vecchi vincoli sociali (quelli che generavano rispetto, devozione, onestá, misura) sta portando ad un imbarbarimento anche dei comportamenti primari: le folle danzanti ebbre di alcool, droga e suoni ossessivi, la totale disinibizione sessuale, la perdita di sobrietá nel vestire (fino ad arrivare all'obbrobriosa moda dello smutandamento) espressione d'una generale caduta di gusto fino agl'innumerevoli casi di pura violenza gratuita.
Si sta tornando all'etá della pietra ?
Lo sostiene un ottimo scrittore le cui opere varrebbe la pena far conoscere in Italia.
Si chiama Minh Dung Louis Nghiem, é un medico vietnamita che vive in Francia ed é uno studioso del cervello e dei danni ad esso provocati da certi tipi di musica.
E la sua diagnosi ci sembra esatta : « La civilizzazione, costruita dall'uomo in molte decine di secoli, si disfa ineluttabilmente, passando dapprima per la distruzione delle leggi naturali della politica, nel 1789 colla rivoluzione francese, poi delle leggi naturali dell'economia attraverso la vittoria del comunismo, nel 1917. Infine delle leggi naturali dei costumi nel maggio 1968 con l'esaltazione del sesso attraverso la vittoria delle dottrine psicanalitiche. Tutte queste peripezie hanno permesso all'uomo di denudarsi progressivamente delle costruzioni dei suoi antenati. E presto stracciandosi l'ultimo paio di blue-jeans , non ci resteranno come vestiti che degli astucci porta-pene»
Sempre che la Storia non faccia risvegliare al momento opportuno dal loro attuale torpore, come giá ci ha abituati, i propri anticorpi.
E di ció, se Vi fa piacere saperlo, il Vostro affezionatissimo é convinto.
E (anche questo so che vi piacerá) la reazione sará molto violenta, proporzionata ai germi da debellare.
E nell'attesa che il democratico-pusher morda la polvere noi gridiamo ... REMBARRE !
martedì 20 luglio 2010
REMBARRE !
REMBARRE !
Era il grido di guerra dei vandeani e degli chouans che combatterono con metodi poi adottati dalla moderna guerriglia il governo repubblicano francese prima e quello imperiale napoleonico poi.
Per restituire alla Francia la religione cattolica che la costituzione civile del clero proclamata dalla Convenzione aveva strappato alla tradizione della Francia, la "Fille ainée de l'Eglise", la figlia primogenita della Chiesa.
"Rembarre", nel dialetto del Poitu - il patois - significa "Sbarra il passo", "Fermalo" a significare la volontá di resistenza contro chi, in nome d'un marcio e puzzolente principio astratto di "libertá", voleva privarli di vere e concrete libertá, quelle di essere fedeli alla loro Fede, alle loro Tradizioni, ai loro Signori.
Quei Signori che gli stessi contadini di Vandea invocarono affinché si mettessero alla loro testa per guidarli nel combattimento; Bonchamps, D'Elbée, La Roquejacquelin, Charette, generali e strateghi della grande Armata Cattolica e Reale; che persero la vita in battaglia, in prima fila a difendere i diritti della loro gente, nella migliore tradizione cristiana, europea e feudale.
REMBARRE !
Cambiano i tempi, cambiano le mode, cambiano le situazioni e i metodi di lotta.
Oggi, perlomeno nell'occidente guidato dalla froceria e dalla viltá, i moderni boia avendo perduto lo stomaco dei vecchi boia, pusillanimi s' accontentano della diffamazione, della denigrazione, del ricorso ai "diritti", e non invocano piú la forca, per annientare i nemici.
Pirati senza lo stomaco dei pirati.
E così i moderni liberali, tolleranti e democratici non hanno perduto l'occasione di aggredire moralmente quel cinquantenne bagnino d'una spiaggia di Torre del Lago che, veduti due uomini baciarsi (pudicamente, dicono loro) sulla bocca, l'invitava a smetterla perché "lì c'erano delle famiglie e dei bambini".
Feriti, offesi nel loro onore i due piccioncelli s'allontanavano e denunciavano il fatto ad una delle tante associazioni antiomofobiche.
Orrore. Sono insorti i gay, le associazioni libertarie, e lo stesso sindaco di Torre del Lago (Pdl naturalmente) annunciava di voler approfondire la questione per stabilire se si trattava o no d'un episodio di "discriminazione omofobica".
Povero bagnino! Magari elettore del pd o, prima ancora, del pci.
Per lui piú importante della libertá delle moine tra uomini e dello scambio di gesti d'equivoco affetto é il senso del pudore, il senso del decoro, che servono a difendere le famiglie e i bambini.
In lui quella parola - Rembarre ! - é un piccolo grido di guerra, una catechesi nascosta ma forte, scritta nel sangue e nell'educazione che gli sono stati trasmessi anche se non l'ha mai sentita e non ne comprenderebbe il significato letterale.
REMBARRE ! Sconosciuto ed umile bagnino, piccolo chouan di Torre del Lago.
Sei meglio tu di tutti i politici etero od omo sessualizzati destrorsi e sinistrorsi che popolano questa sventurata espressione geografica.
Il tuo atto di governo d'un piccolo angolo di battigia versiliana é piú legittimo di tutti i decreti legge del parlamento e dimostra che vale ancora la pena di combattere.
Perché c'è ancora tanta piccola gente sconosciuta che, a modo suo, continua a farlo.
REMBARRE !
domenica 6 giugno 2010
L'APPRENDISTA STREGONE USA NEI GINEPRAI ASIATICI
Il prossimo 22 settembre saranno trent'anni che l'Irak , approfittando delle debolezze delle forze armate iraniane epurate dai mullah - vittoriosi 18 mesi prima sulla monarchia dei Pahlavi - invadeva l'Iran.
Il prossimo 8 agosto saranno vent'anni che l'Irak invadeva il Kuwait, ció che provocava le prime sanzioni dell'ONU e la coalizione armata d'una trentina di paesi (nome in codice: tempesta nel deserto) seguita da un selvaggio embargo che duró per dodici anni provocando la morte d'un milione e mezzo di bambini per malnutrizione e mancanza di cure e medicinali, prima della stoccata finale della primavera del 2003 e la caduta di "Saddam Hitler" arrestato ed esposto come una bestia da fiera nel dicembre 2003. Un punto in comune tra tutti questi avvenimenti così pesanti di conseguenze umanitarie, sociali e geopolitiche ? Tutti derivarono dall'interventismo degli Usa o, piuttosto, dall'ipercapitalismo di cui lo Zio Sam, la sua diplomazia e i suoi eserciti costituiscono lo strumento, come tre libri recentemente apparsi ne forniscono le prove.
150 MILIONI DI DOLLARI PER LANCIARE KHOMEINY
Giá ministro dello Sciá e rettore d'Universitá, Houchand Nahavandi espone in "Khomeiny in Francia. Rivelazioni" come furono letteralmente fabbricate la leggenda e la statura del "grande Ayatollah" in un modus operandi che d'altronde ricorda la costruzione da parte d'una agenzia di relazioni pubbliche newyorkese, nel 1959, della leggenda di Fidel Castro, "l'eroe della Sierra Maestra", quando Washington volle sbarazzarsi del ditattore Batista, divenuto ingombrante.
Così si comincia coll'inventare all' "esiliato di Neauphle-le-Château" un profilo di grande intellettuale e al suo figlio obeso, morto per diabete, una morte tragica a seguito della tortura da parte della polizia dello Sciá.
Reza Pahlevi, ossessionato dalla tutela troppo asfissiante degli Stati Uniti, vuole in effetti rivolgersi piú verso l'Europa per diversificare l'estrazione e le esportazioni del suo petrolio, il che é inammissibile per l'equipe di Carter che, secondo M.Nahavendi "ha fornito approssimativamente 150 milioni di dollari per finanziare l'operazione Khomeiny".
La Casa Bianca incomincia dunque a provocare sommovimenti nei quartieri di Teheran e a corrompere alcuni ministri (e anche Primi ministri); le agenzie di stampa e le grandi catene di televisione mediatizzano le manifestazioni contro lo Sciá e soprattutto la loro repressione ma passano sotto silenzio le manifestazioni di solidarietá verso il sovrano - indebolito dal cancro che lo vincerá dopo la sua destituzione - il cui potere é così poco a poco eroso.
Alla conferenza di Guadalupa convocata da Giscard d'Estaing il 5 maggio 1979 - antenata del G4, divenuto G7, poi G8 e oggi G20 - "la sorte dell'Iran é definitivamente sancita", Jimmy Carter affermandovi chiaramente che "Lo Sciá non puó restare. Il popolo iraniano non lo vuole piú ... ma noi non dobbiamo inquietarci": Un mandato é così affidato al generale americano Robert E.Huizer, comandante in capo delle forze Nato che "deve accelerare la partenza dello Sciá, neutralizzare l'esercito iraniano e facilitare l'arrivo al potere di Rouhollah Moussavi Khomeiny".
LA GUERRA IRAN-IRAK: MANOVRA DI WASHINGTON
Sfortunatamente per gli Usa, la creatura non tarda a tradire le aspettative che il suo creatore aveva riposto in lei: il 4 novembre, i Guardiani della Rivoluzione occupano l'ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, un'occupazione che proseguirà sino al gennaio 1981.
Come abbattere allora l'ingrata Repubblica Islamica ? Lanciando contro di lei L'Irak. Che riceve come premio dei suoi buoni servizi armi. tecnologia e soprattutto, una volta terminata la guerra, la promessa della provincia petrolifera del Khouzestan. Ma nel 1988 l'Iran accetta un "cessate il fuoco" e Saddam Hussein non sembra piú inseguire interessi militari. Lo si spinge dunque a delle imprudenze - a cominciare dall'invasione del Kuwait, colla benedizione dell'ambasciatrice April Glaspie (scomparsa poco dopo in un misterioso incidente automobilistico), pretesto per le successive spaventose conseguenze.
Sarebbe stato, a tal proposito, interessante che lo Zaïm potesse fornire le sue spiegazioni sulla provocazione del Kuwait negli interrogatori a cui, dalla fine del 2003, fu sottoposto dall'FBI, ora apparsi nel libro "Saddam Hussein, La caduta".
Sfortunatamente questi interrogatori sono stati censurati dall'FBI che sembra piuttosto ansioso di sapere se il decaduto dittatore "viaggiasse a bordo di Mercedes nere prima della guerra"!.
Sono peró rimaste alcune dichiarazioni rivelatrici - e che confermano ció che si é detto - di Saddam: "Quando gli Usa hanno sospeso la fornitura di cereali all'Irak? Nel 1989. Quando gli Usa hanno spinto i paesi europei a boicottare la vendita di equipaggiamento tecnologico all'Irak? Nel 1989. Washington pianificava la distruzione dell'Irak, un intento a cui era spinta dal sionismo...Israele vedeva nell'Irak una pericolosa minaccia militare alla fine della guerra coll'Iran, Ne sono intimamente persuaso". Nega poi con vigore ogni collusione con Al Qaeda e con Bin Laden ("Credo in Dio ma non sono uno zelota. La religione e il governo non debbono mescolarsi") e ben inteso l'esistenza del fantasmagorico arsenale d'armi di distruzione di massa. Menzogna d'altronde riconosciuta come tale da Paul Wolfovitz, giá numero due della difesa americana, in un'intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair.
L'Irak "democratizzato" dalla "crociata" del 2003 essendo niente piú che anarchia e caos, è la minaccia iraniana che si tratta ora di sradicare, qualunque sia il prezzo da pagare. In dollari e in inganni.
I SUCCOSI BUSINESS DEI CONTRACTORS
La sanguinosa guerra di Bush non fu certamente una "crociata". Nel suo appassionante e documentato studio "Irak, terra mercenaria", in cui tratteggia chiaramente il quadro della situazione, l'autore George-Henri Brisset des Vallons nota che durante quella campagna, tuttora in essere, gli Americani hanno impiegato 130.000 miltari ma anche 200.000 contractors, di ogni nazionalitá. Certamente si conosceva l'esistenza di numerosi mercenari reclutati da imprese private quali Blackwater , Dyncorp, Triple Canopy o Erynis ma non si era mai misurata l'ampiezza di questo "impiego di civili nelle campagne militari americane...processo storico di lunga durata e non giá una novitá della guerra contro l'Irak": infatti dal 1995 al 1999 contro la Serbia, soldati e contractors (essenzialmente musulmani, albanesi palestinesi o magrebini) furono impiegati in misura uguale - 20.000 - cosa mai vista nelle operazioni esterne condotte dagli Stati Uniti.
Per Washington si trattava evidentemente di risparmiare la vita ai "suoi" giovani affinché il conflitto non divenisse impopolare come lo divenne, alla lunga, quello del Vietnam, ma soprattutto di fare economie, anzi dei buoni affari, i relativi costi potendo essere divisi dagli stati coinvolti, anche se lontanamente ( come l'Arabia Saudita o la Malesia musulmana, alleati strategici degli albanesi del Kossovo nei balcani) o da mastodonti industriali interessati al successo di certi progetti, come in Irak l'impresa americana di lavori pubblici Halliburton, il cui amministratore fu per un certo periodo Dick Cheney, vice presidente di George Bush.
Inoltre lo stato di belligeranza sotto certe latitudini favorisce traffici, compromessi, business spesso assai poco compatibili coll'onore militare.
A questo riguardo le connessioni indicate da Brisset des Vallons tra il flusso di danaro generato dall'impiego di civili nel conflitto e il danaro sporco, spesso proveniente dal traffico di droga e destinato a finanziare l'acquisto di armi, sono appassionanti. L'impresa Erynis fu cofondata da due vecchi complici dello storico oppositore di Saddam Hussein, Ahmed Chalabi, regolare invitato del club Bildeberg e "assai vicino alle teste pensanti del clan neocon, tra i quali Paul Wolfovitz, Richard Perle e Albert Wohlstetter " dopo essere stato implicato nel 1992 "nel fallimento della banca giordana Petra alla quale egli avrebbe truffato piú di 30 milioni di dollari". Ora fu proprio quel truffatore che inventó il concetto di "armi di distruzione di massa" in seguito fatto rimbalzare attraverso il mondo dai suoi amici neocon !
L'IRAK SACCHEGGIATO
Niente di strano dunque se sui 125 miliardi di dollari destinati da Washington alla ricostruzione dell'Irak dopo la "vittoria" del primo maggio 2003, circa 40 miliardi sembrano essere svaniti. "Penso che sono i funzionari e i contractors americani all'origine del vero saccheggio dell'Irak" accusa un uomo d'affari citato dall'autore. Tra i saccheggiatori é indicato l'ispettore americano dellla regione centrosud dell'Irak.
Al di lá del problema morale che pone quest'appello massiccio ai contractors - meglio utilizzare il nome inglese, riservando qujello di "mercenari" ad un altro tipo di volontari - il ricorso a quelli aggrava l'insicurezza nelle zone in cui sono dislocati. La trasmissione e la comunicazione subiscono gravi inconvenienti operativi tra americani, israeliani, ecuadoregni, sudafricani, gurka o figiani, in piú spesso antagonisti in ragione della disparitá dei salari versati agli uni e agli altri.
Da qui degli "errori" come quello di Falloudjah che costó la vita a 1400 civili irakeni in seguito a ció che si ritenne erroneamente essere un 'imboscata.
LA DIFESA USA NELLA TRAPPOLA DELL'ANARCO-CAPITALISMO
Dopo Paul Rogers, Brisset des Vallons vede nell'importanza assunta dalle societá militari private in Irak "una esperienzxa concreta d'anarco-capitalismo" l'intenzione essendo di "procedere a una privatizzazione completa di tutti i beni dello Stato (alcune societá israeliane fanno parte degli investitori stranieri), una massiccia partecipazione straniera nell'industria petrolifera, il tutto proiettato sullo sfondo di una quasi totale assenza d'ogni regolamentazione finanziaria. La Difesa americana diviene così "una barca ubriaca" in ragione della sua "sottodipendenza al settore militare privato", in un processo che sembra irreversibile.
A meno che l'Afghanistan non vi ponga un termine. L'Afghanistan, dove lo sviluppo e l'attivitá delle societá militari private sono tenute a bada dalla presenza di eserciti personali dei grandi capi feudali o tribali che non intendono né dividere la torta né accettare degli intrusi sui loro territori di caccia. Rivincita delle etá lontane contro l'anarco-capitalismo del XXI secolo? In ogni caso "lrak, terra mercenaria" ci fa conoscere ció che ci viene nascosto così accuratamente dai manipolatori delle pubbliche opinioni.
(Per gentile concessione di Rivarol - articolo di Camille Galic in Rivarol n.2954 del 28 maggio 2010 - traduzione autorizzata)
Il prossimo 8 agosto saranno vent'anni che l'Irak invadeva il Kuwait, ció che provocava le prime sanzioni dell'ONU e la coalizione armata d'una trentina di paesi (nome in codice: tempesta nel deserto) seguita da un selvaggio embargo che duró per dodici anni provocando la morte d'un milione e mezzo di bambini per malnutrizione e mancanza di cure e medicinali, prima della stoccata finale della primavera del 2003 e la caduta di "Saddam Hitler" arrestato ed esposto come una bestia da fiera nel dicembre 2003. Un punto in comune tra tutti questi avvenimenti così pesanti di conseguenze umanitarie, sociali e geopolitiche ? Tutti derivarono dall'interventismo degli Usa o, piuttosto, dall'ipercapitalismo di cui lo Zio Sam, la sua diplomazia e i suoi eserciti costituiscono lo strumento, come tre libri recentemente apparsi ne forniscono le prove.
150 MILIONI DI DOLLARI PER LANCIARE KHOMEINY
Giá ministro dello Sciá e rettore d'Universitá, Houchand Nahavandi espone in "Khomeiny in Francia. Rivelazioni" come furono letteralmente fabbricate la leggenda e la statura del "grande Ayatollah" in un modus operandi che d'altronde ricorda la costruzione da parte d'una agenzia di relazioni pubbliche newyorkese, nel 1959, della leggenda di Fidel Castro, "l'eroe della Sierra Maestra", quando Washington volle sbarazzarsi del ditattore Batista, divenuto ingombrante.
Così si comincia coll'inventare all' "esiliato di Neauphle-le-Château" un profilo di grande intellettuale e al suo figlio obeso, morto per diabete, una morte tragica a seguito della tortura da parte della polizia dello Sciá.
Reza Pahlevi, ossessionato dalla tutela troppo asfissiante degli Stati Uniti, vuole in effetti rivolgersi piú verso l'Europa per diversificare l'estrazione e le esportazioni del suo petrolio, il che é inammissibile per l'equipe di Carter che, secondo M.Nahavendi "ha fornito approssimativamente 150 milioni di dollari per finanziare l'operazione Khomeiny".
La Casa Bianca incomincia dunque a provocare sommovimenti nei quartieri di Teheran e a corrompere alcuni ministri (e anche Primi ministri); le agenzie di stampa e le grandi catene di televisione mediatizzano le manifestazioni contro lo Sciá e soprattutto la loro repressione ma passano sotto silenzio le manifestazioni di solidarietá verso il sovrano - indebolito dal cancro che lo vincerá dopo la sua destituzione - il cui potere é così poco a poco eroso.
Alla conferenza di Guadalupa convocata da Giscard d'Estaing il 5 maggio 1979 - antenata del G4, divenuto G7, poi G8 e oggi G20 - "la sorte dell'Iran é definitivamente sancita", Jimmy Carter affermandovi chiaramente che "Lo Sciá non puó restare. Il popolo iraniano non lo vuole piú ... ma noi non dobbiamo inquietarci": Un mandato é così affidato al generale americano Robert E.Huizer, comandante in capo delle forze Nato che "deve accelerare la partenza dello Sciá, neutralizzare l'esercito iraniano e facilitare l'arrivo al potere di Rouhollah Moussavi Khomeiny".
LA GUERRA IRAN-IRAK: MANOVRA DI WASHINGTON
Sfortunatamente per gli Usa, la creatura non tarda a tradire le aspettative che il suo creatore aveva riposto in lei: il 4 novembre, i Guardiani della Rivoluzione occupano l'ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, un'occupazione che proseguirà sino al gennaio 1981.
Come abbattere allora l'ingrata Repubblica Islamica ? Lanciando contro di lei L'Irak. Che riceve come premio dei suoi buoni servizi armi. tecnologia e soprattutto, una volta terminata la guerra, la promessa della provincia petrolifera del Khouzestan. Ma nel 1988 l'Iran accetta un "cessate il fuoco" e Saddam Hussein non sembra piú inseguire interessi militari. Lo si spinge dunque a delle imprudenze - a cominciare dall'invasione del Kuwait, colla benedizione dell'ambasciatrice April Glaspie (scomparsa poco dopo in un misterioso incidente automobilistico), pretesto per le successive spaventose conseguenze.
Sarebbe stato, a tal proposito, interessante che lo Zaïm potesse fornire le sue spiegazioni sulla provocazione del Kuwait negli interrogatori a cui, dalla fine del 2003, fu sottoposto dall'FBI, ora apparsi nel libro "Saddam Hussein, La caduta".
Sfortunatamente questi interrogatori sono stati censurati dall'FBI che sembra piuttosto ansioso di sapere se il decaduto dittatore "viaggiasse a bordo di Mercedes nere prima della guerra"!.
Sono peró rimaste alcune dichiarazioni rivelatrici - e che confermano ció che si é detto - di Saddam: "Quando gli Usa hanno sospeso la fornitura di cereali all'Irak? Nel 1989. Quando gli Usa hanno spinto i paesi europei a boicottare la vendita di equipaggiamento tecnologico all'Irak? Nel 1989. Washington pianificava la distruzione dell'Irak, un intento a cui era spinta dal sionismo...Israele vedeva nell'Irak una pericolosa minaccia militare alla fine della guerra coll'Iran, Ne sono intimamente persuaso". Nega poi con vigore ogni collusione con Al Qaeda e con Bin Laden ("Credo in Dio ma non sono uno zelota. La religione e il governo non debbono mescolarsi") e ben inteso l'esistenza del fantasmagorico arsenale d'armi di distruzione di massa. Menzogna d'altronde riconosciuta come tale da Paul Wolfovitz, giá numero due della difesa americana, in un'intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair.
L'Irak "democratizzato" dalla "crociata" del 2003 essendo niente piú che anarchia e caos, è la minaccia iraniana che si tratta ora di sradicare, qualunque sia il prezzo da pagare. In dollari e in inganni.
I SUCCOSI BUSINESS DEI CONTRACTORS
La sanguinosa guerra di Bush non fu certamente una "crociata". Nel suo appassionante e documentato studio "Irak, terra mercenaria", in cui tratteggia chiaramente il quadro della situazione, l'autore George-Henri Brisset des Vallons nota che durante quella campagna, tuttora in essere, gli Americani hanno impiegato 130.000 miltari ma anche 200.000 contractors, di ogni nazionalitá. Certamente si conosceva l'esistenza di numerosi mercenari reclutati da imprese private quali Blackwater , Dyncorp, Triple Canopy o Erynis ma non si era mai misurata l'ampiezza di questo "impiego di civili nelle campagne militari americane...processo storico di lunga durata e non giá una novitá della guerra contro l'Irak": infatti dal 1995 al 1999 contro la Serbia, soldati e contractors (essenzialmente musulmani, albanesi palestinesi o magrebini) furono impiegati in misura uguale - 20.000 - cosa mai vista nelle operazioni esterne condotte dagli Stati Uniti.
Per Washington si trattava evidentemente di risparmiare la vita ai "suoi" giovani affinché il conflitto non divenisse impopolare come lo divenne, alla lunga, quello del Vietnam, ma soprattutto di fare economie, anzi dei buoni affari, i relativi costi potendo essere divisi dagli stati coinvolti, anche se lontanamente ( come l'Arabia Saudita o la Malesia musulmana, alleati strategici degli albanesi del Kossovo nei balcani) o da mastodonti industriali interessati al successo di certi progetti, come in Irak l'impresa americana di lavori pubblici Halliburton, il cui amministratore fu per un certo periodo Dick Cheney, vice presidente di George Bush.
Inoltre lo stato di belligeranza sotto certe latitudini favorisce traffici, compromessi, business spesso assai poco compatibili coll'onore militare.
A questo riguardo le connessioni indicate da Brisset des Vallons tra il flusso di danaro generato dall'impiego di civili nel conflitto e il danaro sporco, spesso proveniente dal traffico di droga e destinato a finanziare l'acquisto di armi, sono appassionanti. L'impresa Erynis fu cofondata da due vecchi complici dello storico oppositore di Saddam Hussein, Ahmed Chalabi, regolare invitato del club Bildeberg e "assai vicino alle teste pensanti del clan neocon, tra i quali Paul Wolfovitz, Richard Perle e Albert Wohlstetter " dopo essere stato implicato nel 1992 "nel fallimento della banca giordana Petra alla quale egli avrebbe truffato piú di 30 milioni di dollari". Ora fu proprio quel truffatore che inventó il concetto di "armi di distruzione di massa" in seguito fatto rimbalzare attraverso il mondo dai suoi amici neocon !
L'IRAK SACCHEGGIATO
Niente di strano dunque se sui 125 miliardi di dollari destinati da Washington alla ricostruzione dell'Irak dopo la "vittoria" del primo maggio 2003, circa 40 miliardi sembrano essere svaniti. "Penso che sono i funzionari e i contractors americani all'origine del vero saccheggio dell'Irak" accusa un uomo d'affari citato dall'autore. Tra i saccheggiatori é indicato l'ispettore americano dellla regione centrosud dell'Irak.
Al di lá del problema morale che pone quest'appello massiccio ai contractors - meglio utilizzare il nome inglese, riservando qujello di "mercenari" ad un altro tipo di volontari - il ricorso a quelli aggrava l'insicurezza nelle zone in cui sono dislocati. La trasmissione e la comunicazione subiscono gravi inconvenienti operativi tra americani, israeliani, ecuadoregni, sudafricani, gurka o figiani, in piú spesso antagonisti in ragione della disparitá dei salari versati agli uni e agli altri.
Da qui degli "errori" come quello di Falloudjah che costó la vita a 1400 civili irakeni in seguito a ció che si ritenne erroneamente essere un 'imboscata.
LA DIFESA USA NELLA TRAPPOLA DELL'ANARCO-CAPITALISMO
Dopo Paul Rogers, Brisset des Vallons vede nell'importanza assunta dalle societá militari private in Irak "una esperienzxa concreta d'anarco-capitalismo" l'intenzione essendo di "procedere a una privatizzazione completa di tutti i beni dello Stato (alcune societá israeliane fanno parte degli investitori stranieri), una massiccia partecipazione straniera nell'industria petrolifera, il tutto proiettato sullo sfondo di una quasi totale assenza d'ogni regolamentazione finanziaria. La Difesa americana diviene così "una barca ubriaca" in ragione della sua "sottodipendenza al settore militare privato", in un processo che sembra irreversibile.
A meno che l'Afghanistan non vi ponga un termine. L'Afghanistan, dove lo sviluppo e l'attivitá delle societá militari private sono tenute a bada dalla presenza di eserciti personali dei grandi capi feudali o tribali che non intendono né dividere la torta né accettare degli intrusi sui loro territori di caccia. Rivincita delle etá lontane contro l'anarco-capitalismo del XXI secolo? In ogni caso "lrak, terra mercenaria" ci fa conoscere ció che ci viene nascosto così accuratamente dai manipolatori delle pubbliche opinioni.
(Per gentile concessione di Rivarol - articolo di Camille Galic in Rivarol n.2954 del 28 maggio 2010 - traduzione autorizzata)
mercoledì 2 giugno 2010
LE VESTALI DELLA DEA UGUAGLIANZA
Proprio l'altro giorno annotavo la sempre piú accentuata tendenza della "burocrazia decisionale", ossia quella che fa le leggi (che mi rifiuto per decenza di chiamare "potere legislativo") e quella che le applica (che, per analogo motivo mi astengo d'ora in poi di chiamare "magistratura", non foss'altro per il sacro significato che tale espressione aveva per gli antichi romani) di voler scandagliare le coscienze per andare a spiarvi motivi, passioni, sentimenti e farne discendere conseguenze giuridicamente rilevanti.
Ed affermavo che questa nuova tendenza rappresenta una forma di "inquisizione" intollerabile, un attentato alla vera "Libertá" che é sempre concreta, specificata e che non nasce da astrazioni ma si deve necessariamente coniugare con bisogni reali e naturali.
Ebbene, quello che oggi s' é letto sui quotidiani rappresenta un' ulteriore fuga in avanti di una volontá totalizzante finalizzata al controllo dei pensieri e alla repressione dei comportamenti non graditi ai signori dell'euroburocrazia che sui diritti di "uguaglianza", "libertà" e "non discriminazione" stanno cercando di fondare un nuovo ordine politico, sociale ed economico.
La Corte di Cassazione - giá resasi protagonista di numerose prodezze - ha aggiunto una nuova perla al suo brillante curriculum, dimostrandosi affidabile esecutrice di quella volontá.
Hanno stabilito i Supremi Giudici - udite udite - che una coppia di genitori che intende adottare un bambino non italiano, colla procedura dell'adozione così detta internazionale, NON puó pretendere di indicare e scegliere la razza del minore o vincolare la relativa richiesta all'origine etnica dell'adottando.
La Cassazione ha affermato che "il bisogno di genitorialitá dal quale nasce l'iniziativa del rapporto adottivo deve coniugarsi coll'accettazione della identitá e della diversitá del minore nell'ottica del perseguimento dei diritti fondamentali di quest'ultimo" e, quando la selezione del minore sia manifestata "attraverso una espressa opzione davanti agli organi pubblici, chiedendo di elevare a limite della procedura di adozione l'appartenenza del minore ad una determinata etnia, al giudice é inibito di avallare una scelta che si pone in stridente ed insanabile contrasto coi principi nazionali e sovranazionali".
Con questa solenne ma scontata sequela di blablabla si mette in secondo piano la circostanza che proprio "il diritto fondamentale del bambino" - ossia quello di essere amato ed accettato nella famiglia adottiva, a qualunque razza egli appartenga, sia chiaro - rischia di essere compromesso dal disagio che due genitori possono provare, nel vedersi cioé affidato un bimbo che non sentono "loro".
Alla concretezza, al bene reale del minore si sovrappongono astruse ed astratte pretese umanitaristiche, egualitaristiche e filantropiche che si vogliono imporre come modello per tutti e si ragiona come se un bimbo fosse un barattolo di marmellata di produzione industriale, dove ogni confezione é uguale all' altra.
Ma dove sta il male nel vedere in un sorriso, in una mano, in uno sguardo d'un bambino abbandonato l'affetto e la tenerezza che si vanno cercando ? Proprio in quel sorriso, in quello sguardo, in quel gesto si puó completare quel desiderio - che si intreccia col "bisogno" - di paternitá e di maternitá che, nella riproduzione naturale, si sublima nella fusione dei geni paterni e materni e dá luogo ad una creatura fatta ad immagine e somiglianza dei propri genitori.
Ed invece ecco qui pronta la distribuzione dei bambini, come delle merendine da una macchinetta automatica: bambini tutti uguali da distribuire a genitori tutti uguali.
Ma come si possono svalutare i mille ragionevolissimi motivi che possono spingere un uomo e una donna a pretendere una determinata provenienza etnica del bambino? "Volerlo" o immaginarselo somigliante al figlio ch'essi avrebbero desiderato concepire naturalmente - o che magari avevano ed hanno perduto - e dunque etnicamente compatibile con la loro origine; non metterlo a disagio nell'ambiente in cui crescerá o non rischiare di vederselo "non accettato" .
Ma quel che conta, per i burocrati del diritto, per gli sputasentenze di professione (che naturalmente rifiutano il taglio degli stipendi perché LORO i sacrifici per il bene comune non li fanno) non é il buon senso, il rispetto della scelta di chi va a compiere un atto d'amore ma i principî supremi scolpiti nel marmo, immutabili e fissi come lo sguardo vuoto ed abissale d'una sfinge : libertá! uguaglianza! non discriminazione! E a queste ermafroditiche astratte deitá laiche le vestali togate sacrificano le differenze, le sensibilitá, la volontá d'una scelta che non perde la sua generositá se fatta con selettiva amorevolezza, anzi al contrario, perché é l'amore stesso ad essere - a pretendersi - selettivo.
E proprio qui scatta la caccia al retropensiero, alla motivazione, la caccia al razzista! Tale essendo evidentemente chi formula una richiesta "discriminatoria" !
Vuoi un figlio indoeuropeo ? Razzista !
E lo sottolinea pure la Suprema Corte non accontentandosi evidentemente del semplice burocratico e rituale sacrificio alla deitá laica; no, si prepara il rogo per il genitore razzista: il giudice che si trovi davanti genitori che vogliono adottare un bimbo in base al colore della pelle - stabiliscono i sacerdoti di questo diritto neogiacobino - non puó ignorare (ossia "deve considerare") "le carenze nella capacità d'accoglienza e inadeguatezza rispetto alle peculiaritá del percorso d'integrazione del minore straniero".
In soldoni, quei genitori non sono idonei all'adozione !
Razzisti ! il bambino bianco non te lo diamo ! Meglio che continui a stare in un orfanatrofio !
In attesa di vedere che cosa succederá a quei padri che ammoniranno il figlio a "non frequentare bambini zingari" o consiglieranno la figlia "di non accasarsi con un islamico". Perderanno la patria potestá? Verranno "allontanati dalla residenza famigliare" ? O non sono pure queste motivazioni "razziste" e dunque meritevoli di sanzione ? Allora avanti giudici, avanti poliziotti, che cosa aspettate ? Punite anche quelle!
Ma anche in mezzo a questo caos egualitaristico - che gli uomini di governo ci stanno imponendo gabellandocelo come "destra moderna" - miei cari amici e compatrioti, tenetevi sempre a mente queste parole: No Pasaran !
Ed affermavo che questa nuova tendenza rappresenta una forma di "inquisizione" intollerabile, un attentato alla vera "Libertá" che é sempre concreta, specificata e che non nasce da astrazioni ma si deve necessariamente coniugare con bisogni reali e naturali.
Ebbene, quello che oggi s' é letto sui quotidiani rappresenta un' ulteriore fuga in avanti di una volontá totalizzante finalizzata al controllo dei pensieri e alla repressione dei comportamenti non graditi ai signori dell'euroburocrazia che sui diritti di "uguaglianza", "libertà" e "non discriminazione" stanno cercando di fondare un nuovo ordine politico, sociale ed economico.
La Corte di Cassazione - giá resasi protagonista di numerose prodezze - ha aggiunto una nuova perla al suo brillante curriculum, dimostrandosi affidabile esecutrice di quella volontá.
Hanno stabilito i Supremi Giudici - udite udite - che una coppia di genitori che intende adottare un bambino non italiano, colla procedura dell'adozione così detta internazionale, NON puó pretendere di indicare e scegliere la razza del minore o vincolare la relativa richiesta all'origine etnica dell'adottando.
La Cassazione ha affermato che "il bisogno di genitorialitá dal quale nasce l'iniziativa del rapporto adottivo deve coniugarsi coll'accettazione della identitá e della diversitá del minore nell'ottica del perseguimento dei diritti fondamentali di quest'ultimo" e, quando la selezione del minore sia manifestata "attraverso una espressa opzione davanti agli organi pubblici, chiedendo di elevare a limite della procedura di adozione l'appartenenza del minore ad una determinata etnia, al giudice é inibito di avallare una scelta che si pone in stridente ed insanabile contrasto coi principi nazionali e sovranazionali".
Con questa solenne ma scontata sequela di blablabla si mette in secondo piano la circostanza che proprio "il diritto fondamentale del bambino" - ossia quello di essere amato ed accettato nella famiglia adottiva, a qualunque razza egli appartenga, sia chiaro - rischia di essere compromesso dal disagio che due genitori possono provare, nel vedersi cioé affidato un bimbo che non sentono "loro".
Alla concretezza, al bene reale del minore si sovrappongono astruse ed astratte pretese umanitaristiche, egualitaristiche e filantropiche che si vogliono imporre come modello per tutti e si ragiona come se un bimbo fosse un barattolo di marmellata di produzione industriale, dove ogni confezione é uguale all' altra.
Ma dove sta il male nel vedere in un sorriso, in una mano, in uno sguardo d'un bambino abbandonato l'affetto e la tenerezza che si vanno cercando ? Proprio in quel sorriso, in quello sguardo, in quel gesto si puó completare quel desiderio - che si intreccia col "bisogno" - di paternitá e di maternitá che, nella riproduzione naturale, si sublima nella fusione dei geni paterni e materni e dá luogo ad una creatura fatta ad immagine e somiglianza dei propri genitori.
Ed invece ecco qui pronta la distribuzione dei bambini, come delle merendine da una macchinetta automatica: bambini tutti uguali da distribuire a genitori tutti uguali.
Ma come si possono svalutare i mille ragionevolissimi motivi che possono spingere un uomo e una donna a pretendere una determinata provenienza etnica del bambino? "Volerlo" o immaginarselo somigliante al figlio ch'essi avrebbero desiderato concepire naturalmente - o che magari avevano ed hanno perduto - e dunque etnicamente compatibile con la loro origine; non metterlo a disagio nell'ambiente in cui crescerá o non rischiare di vederselo "non accettato" .
Ma quel che conta, per i burocrati del diritto, per gli sputasentenze di professione (che naturalmente rifiutano il taglio degli stipendi perché LORO i sacrifici per il bene comune non li fanno) non é il buon senso, il rispetto della scelta di chi va a compiere un atto d'amore ma i principî supremi scolpiti nel marmo, immutabili e fissi come lo sguardo vuoto ed abissale d'una sfinge : libertá! uguaglianza! non discriminazione! E a queste ermafroditiche astratte deitá laiche le vestali togate sacrificano le differenze, le sensibilitá, la volontá d'una scelta che non perde la sua generositá se fatta con selettiva amorevolezza, anzi al contrario, perché é l'amore stesso ad essere - a pretendersi - selettivo.
E proprio qui scatta la caccia al retropensiero, alla motivazione, la caccia al razzista! Tale essendo evidentemente chi formula una richiesta "discriminatoria" !
Vuoi un figlio indoeuropeo ? Razzista !
E lo sottolinea pure la Suprema Corte non accontentandosi evidentemente del semplice burocratico e rituale sacrificio alla deitá laica; no, si prepara il rogo per il genitore razzista: il giudice che si trovi davanti genitori che vogliono adottare un bimbo in base al colore della pelle - stabiliscono i sacerdoti di questo diritto neogiacobino - non puó ignorare (ossia "deve considerare") "le carenze nella capacità d'accoglienza e inadeguatezza rispetto alle peculiaritá del percorso d'integrazione del minore straniero".
In soldoni, quei genitori non sono idonei all'adozione !
Razzisti ! il bambino bianco non te lo diamo ! Meglio che continui a stare in un orfanatrofio !
In attesa di vedere che cosa succederá a quei padri che ammoniranno il figlio a "non frequentare bambini zingari" o consiglieranno la figlia "di non accasarsi con un islamico". Perderanno la patria potestá? Verranno "allontanati dalla residenza famigliare" ? O non sono pure queste motivazioni "razziste" e dunque meritevoli di sanzione ? Allora avanti giudici, avanti poliziotti, che cosa aspettate ? Punite anche quelle!
Ma anche in mezzo a questo caos egualitaristico - che gli uomini di governo ci stanno imponendo gabellandocelo come "destra moderna" - miei cari amici e compatrioti, tenetevi sempre a mente queste parole: No Pasaran !
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