Il prossimo 22 settembre saranno trent'anni che l'Irak , approfittando delle debolezze delle forze armate iraniane epurate dai mullah - vittoriosi 18 mesi prima sulla monarchia dei Pahlavi - invadeva l'Iran.
Il prossimo 8 agosto saranno vent'anni che l'Irak invadeva il Kuwait, ció che provocava le prime sanzioni dell'ONU e la coalizione armata d'una trentina di paesi (nome in codice: tempesta nel deserto) seguita da un selvaggio embargo che duró per dodici anni provocando la morte d'un milione e mezzo di bambini per malnutrizione e mancanza di cure e medicinali, prima della stoccata finale della primavera del 2003 e la caduta di "Saddam Hitler" arrestato ed esposto come una bestia da fiera nel dicembre 2003. Un punto in comune tra tutti questi avvenimenti così pesanti di conseguenze umanitarie, sociali e geopolitiche ? Tutti derivarono dall'interventismo degli Usa o, piuttosto, dall'ipercapitalismo di cui lo Zio Sam, la sua diplomazia e i suoi eserciti costituiscono lo strumento, come tre libri recentemente apparsi ne forniscono le prove.
150 MILIONI DI DOLLARI PER LANCIARE KHOMEINY
Giá ministro dello Sciá e rettore d'Universitá, Houchand Nahavandi espone in "Khomeiny in Francia. Rivelazioni" come furono letteralmente fabbricate la leggenda e la statura del "grande Ayatollah" in un modus operandi che d'altronde ricorda la costruzione da parte d'una agenzia di relazioni pubbliche newyorkese, nel 1959, della leggenda di Fidel Castro, "l'eroe della Sierra Maestra", quando Washington volle sbarazzarsi del ditattore Batista, divenuto ingombrante.
Così si comincia coll'inventare all' "esiliato di Neauphle-le-Château" un profilo di grande intellettuale e al suo figlio obeso, morto per diabete, una morte tragica a seguito della tortura da parte della polizia dello Sciá.
Reza Pahlevi, ossessionato dalla tutela troppo asfissiante degli Stati Uniti, vuole in effetti rivolgersi piú verso l'Europa per diversificare l'estrazione e le esportazioni del suo petrolio, il che é inammissibile per l'equipe di Carter che, secondo M.Nahavendi "ha fornito approssimativamente 150 milioni di dollari per finanziare l'operazione Khomeiny".
La Casa Bianca incomincia dunque a provocare sommovimenti nei quartieri di Teheran e a corrompere alcuni ministri (e anche Primi ministri); le agenzie di stampa e le grandi catene di televisione mediatizzano le manifestazioni contro lo Sciá e soprattutto la loro repressione ma passano sotto silenzio le manifestazioni di solidarietá verso il sovrano - indebolito dal cancro che lo vincerá dopo la sua destituzione - il cui potere é così poco a poco eroso.
Alla conferenza di Guadalupa convocata da Giscard d'Estaing il 5 maggio 1979 - antenata del G4, divenuto G7, poi G8 e oggi G20 - "la sorte dell'Iran é definitivamente sancita", Jimmy Carter affermandovi chiaramente che "Lo Sciá non puó restare. Il popolo iraniano non lo vuole piú ... ma noi non dobbiamo inquietarci": Un mandato é così affidato al generale americano Robert E.Huizer, comandante in capo delle forze Nato che "deve accelerare la partenza dello Sciá, neutralizzare l'esercito iraniano e facilitare l'arrivo al potere di Rouhollah Moussavi Khomeiny".
LA GUERRA IRAN-IRAK: MANOVRA DI WASHINGTON
Sfortunatamente per gli Usa, la creatura non tarda a tradire le aspettative che il suo creatore aveva riposto in lei: il 4 novembre, i Guardiani della Rivoluzione occupano l'ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, un'occupazione che proseguirà sino al gennaio 1981.
Come abbattere allora l'ingrata Repubblica Islamica ? Lanciando contro di lei L'Irak. Che riceve come premio dei suoi buoni servizi armi. tecnologia e soprattutto, una volta terminata la guerra, la promessa della provincia petrolifera del Khouzestan. Ma nel 1988 l'Iran accetta un "cessate il fuoco" e Saddam Hussein non sembra piú inseguire interessi militari. Lo si spinge dunque a delle imprudenze - a cominciare dall'invasione del Kuwait, colla benedizione dell'ambasciatrice April Glaspie (scomparsa poco dopo in un misterioso incidente automobilistico), pretesto per le successive spaventose conseguenze.
Sarebbe stato, a tal proposito, interessante che lo Zaïm potesse fornire le sue spiegazioni sulla provocazione del Kuwait negli interrogatori a cui, dalla fine del 2003, fu sottoposto dall'FBI, ora apparsi nel libro "Saddam Hussein, La caduta".
Sfortunatamente questi interrogatori sono stati censurati dall'FBI che sembra piuttosto ansioso di sapere se il decaduto dittatore "viaggiasse a bordo di Mercedes nere prima della guerra"!.
Sono peró rimaste alcune dichiarazioni rivelatrici - e che confermano ció che si é detto - di Saddam: "Quando gli Usa hanno sospeso la fornitura di cereali all'Irak? Nel 1989. Quando gli Usa hanno spinto i paesi europei a boicottare la vendita di equipaggiamento tecnologico all'Irak? Nel 1989. Washington pianificava la distruzione dell'Irak, un intento a cui era spinta dal sionismo...Israele vedeva nell'Irak una pericolosa minaccia militare alla fine della guerra coll'Iran, Ne sono intimamente persuaso". Nega poi con vigore ogni collusione con Al Qaeda e con Bin Laden ("Credo in Dio ma non sono uno zelota. La religione e il governo non debbono mescolarsi") e ben inteso l'esistenza del fantasmagorico arsenale d'armi di distruzione di massa. Menzogna d'altronde riconosciuta come tale da Paul Wolfovitz, giá numero due della difesa americana, in un'intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair.
L'Irak "democratizzato" dalla "crociata" del 2003 essendo niente piú che anarchia e caos, è la minaccia iraniana che si tratta ora di sradicare, qualunque sia il prezzo da pagare. In dollari e in inganni.
I SUCCOSI BUSINESS DEI CONTRACTORS
La sanguinosa guerra di Bush non fu certamente una "crociata". Nel suo appassionante e documentato studio "Irak, terra mercenaria", in cui tratteggia chiaramente il quadro della situazione, l'autore George-Henri Brisset des Vallons nota che durante quella campagna, tuttora in essere, gli Americani hanno impiegato 130.000 miltari ma anche 200.000 contractors, di ogni nazionalitá. Certamente si conosceva l'esistenza di numerosi mercenari reclutati da imprese private quali Blackwater , Dyncorp, Triple Canopy o Erynis ma non si era mai misurata l'ampiezza di questo "impiego di civili nelle campagne militari americane...processo storico di lunga durata e non giá una novitá della guerra contro l'Irak": infatti dal 1995 al 1999 contro la Serbia, soldati e contractors (essenzialmente musulmani, albanesi palestinesi o magrebini) furono impiegati in misura uguale - 20.000 - cosa mai vista nelle operazioni esterne condotte dagli Stati Uniti.
Per Washington si trattava evidentemente di risparmiare la vita ai "suoi" giovani affinché il conflitto non divenisse impopolare come lo divenne, alla lunga, quello del Vietnam, ma soprattutto di fare economie, anzi dei buoni affari, i relativi costi potendo essere divisi dagli stati coinvolti, anche se lontanamente ( come l'Arabia Saudita o la Malesia musulmana, alleati strategici degli albanesi del Kossovo nei balcani) o da mastodonti industriali interessati al successo di certi progetti, come in Irak l'impresa americana di lavori pubblici Halliburton, il cui amministratore fu per un certo periodo Dick Cheney, vice presidente di George Bush.
Inoltre lo stato di belligeranza sotto certe latitudini favorisce traffici, compromessi, business spesso assai poco compatibili coll'onore militare.
A questo riguardo le connessioni indicate da Brisset des Vallons tra il flusso di danaro generato dall'impiego di civili nel conflitto e il danaro sporco, spesso proveniente dal traffico di droga e destinato a finanziare l'acquisto di armi, sono appassionanti. L'impresa Erynis fu cofondata da due vecchi complici dello storico oppositore di Saddam Hussein, Ahmed Chalabi, regolare invitato del club Bildeberg e "assai vicino alle teste pensanti del clan neocon, tra i quali Paul Wolfovitz, Richard Perle e Albert Wohlstetter " dopo essere stato implicato nel 1992 "nel fallimento della banca giordana Petra alla quale egli avrebbe truffato piú di 30 milioni di dollari". Ora fu proprio quel truffatore che inventó il concetto di "armi di distruzione di massa" in seguito fatto rimbalzare attraverso il mondo dai suoi amici neocon !
L'IRAK SACCHEGGIATO
Niente di strano dunque se sui 125 miliardi di dollari destinati da Washington alla ricostruzione dell'Irak dopo la "vittoria" del primo maggio 2003, circa 40 miliardi sembrano essere svaniti. "Penso che sono i funzionari e i contractors americani all'origine del vero saccheggio dell'Irak" accusa un uomo d'affari citato dall'autore. Tra i saccheggiatori é indicato l'ispettore americano dellla regione centrosud dell'Irak.
Al di lá del problema morale che pone quest'appello massiccio ai contractors - meglio utilizzare il nome inglese, riservando qujello di "mercenari" ad un altro tipo di volontari - il ricorso a quelli aggrava l'insicurezza nelle zone in cui sono dislocati. La trasmissione e la comunicazione subiscono gravi inconvenienti operativi tra americani, israeliani, ecuadoregni, sudafricani, gurka o figiani, in piú spesso antagonisti in ragione della disparitá dei salari versati agli uni e agli altri.
Da qui degli "errori" come quello di Falloudjah che costó la vita a 1400 civili irakeni in seguito a ció che si ritenne erroneamente essere un 'imboscata.
LA DIFESA USA NELLA TRAPPOLA DELL'ANARCO-CAPITALISMO
Dopo Paul Rogers, Brisset des Vallons vede nell'importanza assunta dalle societá militari private in Irak "una esperienzxa concreta d'anarco-capitalismo" l'intenzione essendo di "procedere a una privatizzazione completa di tutti i beni dello Stato (alcune societá israeliane fanno parte degli investitori stranieri), una massiccia partecipazione straniera nell'industria petrolifera, il tutto proiettato sullo sfondo di una quasi totale assenza d'ogni regolamentazione finanziaria. La Difesa americana diviene così "una barca ubriaca" in ragione della sua "sottodipendenza al settore militare privato", in un processo che sembra irreversibile.
A meno che l'Afghanistan non vi ponga un termine. L'Afghanistan, dove lo sviluppo e l'attivitá delle societá militari private sono tenute a bada dalla presenza di eserciti personali dei grandi capi feudali o tribali che non intendono né dividere la torta né accettare degli intrusi sui loro territori di caccia. Rivincita delle etá lontane contro l'anarco-capitalismo del XXI secolo? In ogni caso "lrak, terra mercenaria" ci fa conoscere ció che ci viene nascosto così accuratamente dai manipolatori delle pubbliche opinioni.
(Per gentile concessione di Rivarol - articolo di Camille Galic in Rivarol n.2954 del 28 maggio 2010 - traduzione autorizzata)
domenica 6 giugno 2010
mercoledì 2 giugno 2010
LE VESTALI DELLA DEA UGUAGLIANZA
Proprio l'altro giorno annotavo la sempre piú accentuata tendenza della "burocrazia decisionale", ossia quella che fa le leggi (che mi rifiuto per decenza di chiamare "potere legislativo") e quella che le applica (che, per analogo motivo mi astengo d'ora in poi di chiamare "magistratura", non foss'altro per il sacro significato che tale espressione aveva per gli antichi romani) di voler scandagliare le coscienze per andare a spiarvi motivi, passioni, sentimenti e farne discendere conseguenze giuridicamente rilevanti.
Ed affermavo che questa nuova tendenza rappresenta una forma di "inquisizione" intollerabile, un attentato alla vera "Libertá" che é sempre concreta, specificata e che non nasce da astrazioni ma si deve necessariamente coniugare con bisogni reali e naturali.
Ebbene, quello che oggi s' é letto sui quotidiani rappresenta un' ulteriore fuga in avanti di una volontá totalizzante finalizzata al controllo dei pensieri e alla repressione dei comportamenti non graditi ai signori dell'euroburocrazia che sui diritti di "uguaglianza", "libertà" e "non discriminazione" stanno cercando di fondare un nuovo ordine politico, sociale ed economico.
La Corte di Cassazione - giá resasi protagonista di numerose prodezze - ha aggiunto una nuova perla al suo brillante curriculum, dimostrandosi affidabile esecutrice di quella volontá.
Hanno stabilito i Supremi Giudici - udite udite - che una coppia di genitori che intende adottare un bambino non italiano, colla procedura dell'adozione così detta internazionale, NON puó pretendere di indicare e scegliere la razza del minore o vincolare la relativa richiesta all'origine etnica dell'adottando.
La Cassazione ha affermato che "il bisogno di genitorialitá dal quale nasce l'iniziativa del rapporto adottivo deve coniugarsi coll'accettazione della identitá e della diversitá del minore nell'ottica del perseguimento dei diritti fondamentali di quest'ultimo" e, quando la selezione del minore sia manifestata "attraverso una espressa opzione davanti agli organi pubblici, chiedendo di elevare a limite della procedura di adozione l'appartenenza del minore ad una determinata etnia, al giudice é inibito di avallare una scelta che si pone in stridente ed insanabile contrasto coi principi nazionali e sovranazionali".
Con questa solenne ma scontata sequela di blablabla si mette in secondo piano la circostanza che proprio "il diritto fondamentale del bambino" - ossia quello di essere amato ed accettato nella famiglia adottiva, a qualunque razza egli appartenga, sia chiaro - rischia di essere compromesso dal disagio che due genitori possono provare, nel vedersi cioé affidato un bimbo che non sentono "loro".
Alla concretezza, al bene reale del minore si sovrappongono astruse ed astratte pretese umanitaristiche, egualitaristiche e filantropiche che si vogliono imporre come modello per tutti e si ragiona come se un bimbo fosse un barattolo di marmellata di produzione industriale, dove ogni confezione é uguale all' altra.
Ma dove sta il male nel vedere in un sorriso, in una mano, in uno sguardo d'un bambino abbandonato l'affetto e la tenerezza che si vanno cercando ? Proprio in quel sorriso, in quello sguardo, in quel gesto si puó completare quel desiderio - che si intreccia col "bisogno" - di paternitá e di maternitá che, nella riproduzione naturale, si sublima nella fusione dei geni paterni e materni e dá luogo ad una creatura fatta ad immagine e somiglianza dei propri genitori.
Ed invece ecco qui pronta la distribuzione dei bambini, come delle merendine da una macchinetta automatica: bambini tutti uguali da distribuire a genitori tutti uguali.
Ma come si possono svalutare i mille ragionevolissimi motivi che possono spingere un uomo e una donna a pretendere una determinata provenienza etnica del bambino? "Volerlo" o immaginarselo somigliante al figlio ch'essi avrebbero desiderato concepire naturalmente - o che magari avevano ed hanno perduto - e dunque etnicamente compatibile con la loro origine; non metterlo a disagio nell'ambiente in cui crescerá o non rischiare di vederselo "non accettato" .
Ma quel che conta, per i burocrati del diritto, per gli sputasentenze di professione (che naturalmente rifiutano il taglio degli stipendi perché LORO i sacrifici per il bene comune non li fanno) non é il buon senso, il rispetto della scelta di chi va a compiere un atto d'amore ma i principî supremi scolpiti nel marmo, immutabili e fissi come lo sguardo vuoto ed abissale d'una sfinge : libertá! uguaglianza! non discriminazione! E a queste ermafroditiche astratte deitá laiche le vestali togate sacrificano le differenze, le sensibilitá, la volontá d'una scelta che non perde la sua generositá se fatta con selettiva amorevolezza, anzi al contrario, perché é l'amore stesso ad essere - a pretendersi - selettivo.
E proprio qui scatta la caccia al retropensiero, alla motivazione, la caccia al razzista! Tale essendo evidentemente chi formula una richiesta "discriminatoria" !
Vuoi un figlio indoeuropeo ? Razzista !
E lo sottolinea pure la Suprema Corte non accontentandosi evidentemente del semplice burocratico e rituale sacrificio alla deitá laica; no, si prepara il rogo per il genitore razzista: il giudice che si trovi davanti genitori che vogliono adottare un bimbo in base al colore della pelle - stabiliscono i sacerdoti di questo diritto neogiacobino - non puó ignorare (ossia "deve considerare") "le carenze nella capacità d'accoglienza e inadeguatezza rispetto alle peculiaritá del percorso d'integrazione del minore straniero".
In soldoni, quei genitori non sono idonei all'adozione !
Razzisti ! il bambino bianco non te lo diamo ! Meglio che continui a stare in un orfanatrofio !
In attesa di vedere che cosa succederá a quei padri che ammoniranno il figlio a "non frequentare bambini zingari" o consiglieranno la figlia "di non accasarsi con un islamico". Perderanno la patria potestá? Verranno "allontanati dalla residenza famigliare" ? O non sono pure queste motivazioni "razziste" e dunque meritevoli di sanzione ? Allora avanti giudici, avanti poliziotti, che cosa aspettate ? Punite anche quelle!
Ma anche in mezzo a questo caos egualitaristico - che gli uomini di governo ci stanno imponendo gabellandocelo come "destra moderna" - miei cari amici e compatrioti, tenetevi sempre a mente queste parole: No Pasaran !
Ed affermavo che questa nuova tendenza rappresenta una forma di "inquisizione" intollerabile, un attentato alla vera "Libertá" che é sempre concreta, specificata e che non nasce da astrazioni ma si deve necessariamente coniugare con bisogni reali e naturali.
Ebbene, quello che oggi s' é letto sui quotidiani rappresenta un' ulteriore fuga in avanti di una volontá totalizzante finalizzata al controllo dei pensieri e alla repressione dei comportamenti non graditi ai signori dell'euroburocrazia che sui diritti di "uguaglianza", "libertà" e "non discriminazione" stanno cercando di fondare un nuovo ordine politico, sociale ed economico.
La Corte di Cassazione - giá resasi protagonista di numerose prodezze - ha aggiunto una nuova perla al suo brillante curriculum, dimostrandosi affidabile esecutrice di quella volontá.
Hanno stabilito i Supremi Giudici - udite udite - che una coppia di genitori che intende adottare un bambino non italiano, colla procedura dell'adozione così detta internazionale, NON puó pretendere di indicare e scegliere la razza del minore o vincolare la relativa richiesta all'origine etnica dell'adottando.
La Cassazione ha affermato che "il bisogno di genitorialitá dal quale nasce l'iniziativa del rapporto adottivo deve coniugarsi coll'accettazione della identitá e della diversitá del minore nell'ottica del perseguimento dei diritti fondamentali di quest'ultimo" e, quando la selezione del minore sia manifestata "attraverso una espressa opzione davanti agli organi pubblici, chiedendo di elevare a limite della procedura di adozione l'appartenenza del minore ad una determinata etnia, al giudice é inibito di avallare una scelta che si pone in stridente ed insanabile contrasto coi principi nazionali e sovranazionali".
Con questa solenne ma scontata sequela di blablabla si mette in secondo piano la circostanza che proprio "il diritto fondamentale del bambino" - ossia quello di essere amato ed accettato nella famiglia adottiva, a qualunque razza egli appartenga, sia chiaro - rischia di essere compromesso dal disagio che due genitori possono provare, nel vedersi cioé affidato un bimbo che non sentono "loro".
Alla concretezza, al bene reale del minore si sovrappongono astruse ed astratte pretese umanitaristiche, egualitaristiche e filantropiche che si vogliono imporre come modello per tutti e si ragiona come se un bimbo fosse un barattolo di marmellata di produzione industriale, dove ogni confezione é uguale all' altra.
Ma dove sta il male nel vedere in un sorriso, in una mano, in uno sguardo d'un bambino abbandonato l'affetto e la tenerezza che si vanno cercando ? Proprio in quel sorriso, in quello sguardo, in quel gesto si puó completare quel desiderio - che si intreccia col "bisogno" - di paternitá e di maternitá che, nella riproduzione naturale, si sublima nella fusione dei geni paterni e materni e dá luogo ad una creatura fatta ad immagine e somiglianza dei propri genitori.
Ed invece ecco qui pronta la distribuzione dei bambini, come delle merendine da una macchinetta automatica: bambini tutti uguali da distribuire a genitori tutti uguali.
Ma come si possono svalutare i mille ragionevolissimi motivi che possono spingere un uomo e una donna a pretendere una determinata provenienza etnica del bambino? "Volerlo" o immaginarselo somigliante al figlio ch'essi avrebbero desiderato concepire naturalmente - o che magari avevano ed hanno perduto - e dunque etnicamente compatibile con la loro origine; non metterlo a disagio nell'ambiente in cui crescerá o non rischiare di vederselo "non accettato" .
Ma quel che conta, per i burocrati del diritto, per gli sputasentenze di professione (che naturalmente rifiutano il taglio degli stipendi perché LORO i sacrifici per il bene comune non li fanno) non é il buon senso, il rispetto della scelta di chi va a compiere un atto d'amore ma i principî supremi scolpiti nel marmo, immutabili e fissi come lo sguardo vuoto ed abissale d'una sfinge : libertá! uguaglianza! non discriminazione! E a queste ermafroditiche astratte deitá laiche le vestali togate sacrificano le differenze, le sensibilitá, la volontá d'una scelta che non perde la sua generositá se fatta con selettiva amorevolezza, anzi al contrario, perché é l'amore stesso ad essere - a pretendersi - selettivo.
E proprio qui scatta la caccia al retropensiero, alla motivazione, la caccia al razzista! Tale essendo evidentemente chi formula una richiesta "discriminatoria" !
Vuoi un figlio indoeuropeo ? Razzista !
E lo sottolinea pure la Suprema Corte non accontentandosi evidentemente del semplice burocratico e rituale sacrificio alla deitá laica; no, si prepara il rogo per il genitore razzista: il giudice che si trovi davanti genitori che vogliono adottare un bimbo in base al colore della pelle - stabiliscono i sacerdoti di questo diritto neogiacobino - non puó ignorare (ossia "deve considerare") "le carenze nella capacità d'accoglienza e inadeguatezza rispetto alle peculiaritá del percorso d'integrazione del minore straniero".
In soldoni, quei genitori non sono idonei all'adozione !
Razzisti ! il bambino bianco non te lo diamo ! Meglio che continui a stare in un orfanatrofio !
In attesa di vedere che cosa succederá a quei padri che ammoniranno il figlio a "non frequentare bambini zingari" o consiglieranno la figlia "di non accasarsi con un islamico". Perderanno la patria potestá? Verranno "allontanati dalla residenza famigliare" ? O non sono pure queste motivazioni "razziste" e dunque meritevoli di sanzione ? Allora avanti giudici, avanti poliziotti, che cosa aspettate ? Punite anche quelle!
Ma anche in mezzo a questo caos egualitaristico - che gli uomini di governo ci stanno imponendo gabellandocelo come "destra moderna" - miei cari amici e compatrioti, tenetevi sempre a mente queste parole: No Pasaran !
lunedì 31 maggio 2010
CI VOGLIONO METTERE A NOVANTA GRADI...
Ci siamo. Mancava qualche altro cazzotto al traguardo e i cazzotti sono arrivati.
Al Colosseo, ai danni d'un omosessuale che ora reclama, forte della propria disavventura, che il governo inserisca il movente omofobico, come giá richiesto dalla deputata lesbica Paola Concia, tra quelli che, nel 1993, il decreto Mancino indicò quali aggravanti di qualsiasi reato: i motivi di discriminazione razziale, etnica, religiosa, nazionale.
Nel 1993 un episodio poco chiaro (vandalismi contro alcuni sepolcri del cimitero ebraico di Prima Porta) ma subito accollato a bande di non ben specificati "naziskin" fu il pretesto che mosse il governo, pressato da ambienti che in Francia vengono scherzosamente definiti col termine "la lobby qui n'existe pas", ad adottare la legislazione "antirazzista".
Uno dei tanti provvedimenti che, dai tempi dell'emergenza terroristica, dimostra la mancanza di un benché minimo discernimento.
Governi di tutti i colori hanno sempre obbedito agli umori delle piazze; sia quando, schiacciata da assassinii e atti terroristici la pubblica opinione chiedeva, ottenendole, manette, punizioni e repressione sia quando, di fronte a palesi ingiustizie commesse contro innocenti, il sentimento forcaiolo si tramutava in pietas garantista e i governi varavano nuove misure a tutela del diritto alla presunzione d'innocenza.
Misure emergenziali e garantistiche si sono rincorse per decenni, risultato della volontá dei governanti di captare gli umori popolari, per adeguarvisi, vera ed unica motivazione del loro agire.
Veri uomini di Stato avrebbero volto lo sguardo oltre il loro breve orizzonte di carriera e d'interesse politico, sarebbero stati attenti alla misura e consapevoli della necessitá di guardarsi dalle diffuse passioni che le contingenze, sia pur drammatiche, del terrorismo suscitavano.
Ma se la sanguinosa emergenza di quegli anni settanta ed ottanta poteva in qualche maniera rappresentare una ragione di peso per sconvolgere codici ed interpretazioni serene ed obbiettive delle norme penali, quel che sta accadendo da qualche tempo a questa parte ha tutt'un altro odore.
Puzza di marcio, di costruito, di artificiale.
E ha dalla sua non giá ragioni di obbiettiva gravitá come uno status di belligeranza contro organizzazioni terroristiche e criminali ma, e stanno in prima fila, gli strilli, isterici, dei responsabili di organizzazioni omosessuali e, in seconda fila, l'accondiscendenza trasversale di alcuni ambienti politici, anche governativi.
In primis la Carfagna, il ministro delle pari opportunitá.
La stessa che appoggió con vigore l'adozione della misura cautelare detta dell' "allontanamento dalla residenza familiare" destinata ai genitori (ma di fatto rivolta ai soli padri) nel caso di reati commessi nell'ambito familiare ma che ha giá provocato, grazie anche alla balorda interpretazione di giudici incapaci, guasti enormi.
E' la classica legislazione giacobina, improntata sull'ossessione "antidiscriminatoria" ed "egualitarista", in nome della quale si vorrebbe purificare la societá da ogni ingiustizia ma che ha, da sempre, costituito la rampa di lancio per le peggiori vessazioni, per le piú oscene repressioni, tutte rivolte a indagare i pensieri e le intenzioni, spiando dal buco della serratura dell'anima d'ognuno, ma non giá per completezza di verità bensì per usare pensieri ed intenzioni contro il loro legittimo proprietario, secondo il peggiore modello inquisitorio.
Leggetevi il testo della dichiarazione dei diritti dell'uomo della Convenzione rivoluzionaria francese, leggetevi il testo della costituzione sovietica staliniana:
quante belle affermazioni di libertá! Sulle quali sono schizzati litri di sangue dalle ghigliottine di Robespierre e dalle purghe del bandito georgiano.
Perché solo un paese incivile vuole dare importanza a ció che sta nella coscienza del singolo, solo un paese di delatori, di sovietica memoria, vuole trasformare il giudice da prudente interprete e corretto esecutore della legge a spione che va a frugare nei motivi del gesto, anteponendo questi all'obbiettiva valutazione della gravitá del gesto stesso e dei suoi effetti concreti.
Come se giá nella nostra legislazione non esistessero norme volte a dosare l'entitá della pena secondo i motivi che hanno determinato il reo alla condotta vietata.
Queste regole di giudizio, questi modulatori di pena e di sanzioni erano e sono piú che sufficienti.
Invece si vuole gravare la bilancia, giá assai appesantita e scalibrata, della giustizia di criteri del tutto estranei a ragioni di equitá e di buon senso.
Per quale motivo il cazzotto dato ad un omosessuale deve essere punito piú pesantemente d'un cazzotto rifilato ad un salumaio colle orecchie a sventola?
Perché se offendo una persona gay debbo subire una procedura diversa, piú pesante e vessatoria, di quella riservata a chi, invece, ingiuria un laziale o un tabaccaio ?
Quale logica presiede ad una simile diseguaglianza se non quella, perversa, di perseguire lo scopo, in ció obbedendo alla mortifera filosofia del trattato di Lisbona, di un rovesciamento dei diritti naturali a beneficio di quelli "innaturali" e della creazione d'uno status quo che punisca ogni "deviazione" antiegualitaria.
E non si tratta solamente di cazzotti: l'omofobia qualificherá non solo gli atti di violenza ma anche ogni forma "discriminatoria".
Una critica, una valutazione negativa, magari un apprezzamento boccaccesco ed ecco che potrá scattare il meccanismo, bestiale, kafkiano, della repressione con i suoi meccanismi di persecuzione penale e di risarcimento civile.
Colle associazioni omosessuali che potranno costituirsi parte civile, reclamare condanne e risarcimenti e arricchire le loro casseforti coi danari dello sventurato di turno.
Ma non hanno ancora vinto; anzi il vostro umilissimo, imitando un grande scrittore e giornalista, vi grida forte: No pasaran !
martedì 25 maggio 2010
13 MAGGIO. NOSTRA SIGNORA DI FATIMA (VII) fine
Il 13 ottobre, a mezzogiorno, si erano giá radunate dalle cinquanta alle sessantamila persone alla Cova de Iria.
Nerl corso di tutta la notte precedente e durante l'intera la mattinata era caduta una pioggia sottile ma persistente che aveva ridotto le strade ad un mare di fango.
I tre bambini, nonostante le pressioni incredibili a cui erano stati sottoposti per mesi avevano mantenuto una sufficiente serenitá e si apprestavano a vivere l'ultimo atto della loro meravigliosa storia.
All'una di pomeriggio Lucia, mossa - come lei stessa racconterá - da un impulso interiore, disse alla folla di chiudere gli ombrelli per recitare il rosario.
Nonostante la pioggia, l'ordine fu eseguito; questo popolo confuso ma compatto chiuse gli ombrelli scoprendosi alla vista, quasi in un gesto di reverenza e d'umiltá; molti s'inginocchiarono nel fango per recitare le preghiere.
Erano quasi le 13 e 30 quando, ad un tratto, Lucia guardando ad oriente si rivolse a Giacinta dicendole "Oh Giacinta ! Mettiti in ginocchio ! Nostra Signora sta arrivando ! Ho giá visto il lampo !".
Fu allora che Lucia cadde come in estasi.
"Il viso della bambina - racconta un testimone - divenne man mano piú bello e assunse una tinta rosa mentre le sue labbre si fecero piú sottili".
Giacinta allora, di fronte al mutismo della cugina, le rifilò una gomitata e le disse "Parla Lucia, Nostra Signora é giá lá".
Lucia ritornò allora in sé stessa, respirò profondamente due volte e si rivolse alla Signora.
(L) - Che vuole da me Vostra Grazia ?
- Voglio dirti che si costruisca qui una cappella in mio onore. Io sono Nostra Signora del Rosario. Che si continui a recitare il rosario ogni giorno. La guerra sta per finire e i soldati rientreranno presto a casa loro.
(L) - Avevo molte cose da domandarVi: di guarire qualche malato, di convertire qualche peccatore...
- Qualcuno sì, altri no. Occorre che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati.
E, assumendo un'aria piú triste aggiunge:
- Che non s'offenda piú Dio, Nostro Signore, poiché Egli é giá troppo offeso !
(L) - Volete nient'altro da me ?
- No, non desidero altro da te.
(L) - Allora neanch'io domando piú niente.
Come era giá successo il mese precedente, la folla poté vedere per tre volte una piccola nube formarsi attorno all'alberello dell'apparizione, elevarsi e poi scomparire.
Quando poi la Signora inizió ad elevarsi in cielo, Lucia, come aveva giá fatto nelle altre occasioni, gridò: "Se ne va! Se ne va!" e poi gridò ancora "Guardate il sole !" .
Fu proprio in quel momento che la folla poté contemplare lo spettacolo inaudito della "danza del sole".
LA DANZA DEL SOLE
La pioggia era di colpo cessata, le nuvole s'erano improvvisamente disperse ed il cielo s'era fatto chiaro. Il tutto in pochissimi secondi e al di fuori d'ogni normale avvicendamento atmosferico.
Lasciamo parlare i testimoni:
" Si poteva guardare perfettamente il sole senza sentir male agli occhi...Sembrava che ad intermittenza si spegnesse e si riaccendesse. Lanciava dei fasci di luce da una parte e dall'altra dipingendo di differenti colori gli alberi, le persone, il suolo, l'aria. Tutti stavano immobili, tacevano...tutti guardavano il cielo..... Ad un certo momento il sole si mise a tremare, a scuotersi con dei movimenti bruschi, poi a girare su sè stesso a una velocitá vertiginosa...e poi sembró avvicinarsi come se fosse arrivato all'altezza delle nuvole e si rimise a girare su sè stesso come una ruota dei fuochi d'artificio per parecchi minuti, talora arrestandosi".
E proprio in quest'ultima fase della "danza", quando l'astro sembrò precipitare sulla terra, si verificarono generali scene di panico, urla e pianti ma s'assistette anche alla recita di atti di contrizione e d'invocazione di grazia e d'aiuto celeste.
Questa la sintesi di migliaia di deposizioni, tutte coerenti fra loro, tutte attestanti quell'avvenimento incredibile nei suoi particolari piú importanti : la luce intensa ma non abbagliante del sole, il volteggiare della sfera su sè stessa, il suo zigzagare e il suo precipitare verso la terra e la durata di una decina di minuti dell'intero miracolo.
Ed, in piú, un ultimo fatto stupefacente: tutte le persone, nella stragrande maggioranza bagnati fino alle ossa per la pioggia insistente constatarono, con piacevole sorpresa, che tutti gli abiti erano divenuti asciutti.
Il prodigio del sole fu anche visto a distanza, dunque non soltanto fra coloro ch'erano presenti sul luogo dell'apparizione.
In alcuni villaggi posti fra i quattro e i quaranta chilometri da Fatima numerose persone testimoniarono d'aver assistito allo stesso prodigio visto e descritto dai pellegrini.
Anche in quei luoghi si verificarono scene collettive di panico nel momento in cui il sole sembrò precipitare sulla terra.
Meritano una menzione tra quelle, innumerevoli, immediatamente rilasciate dopo i prodigi, due testimonianze rese da non credenti; la prima di Avelino de Almeida, il redattore capo del quotidiano, liberale, massonico e anticlericale "O Seculo".
Sfidando l'ira di tutta la stampa anticlericale, questo giornalista agnostico e positivista ebbe l'onestá d'ammettere d'aver assistito a quel fenomeno inspiegabile:
"Cosa ho visto sulla landa di Fatima che fu veramente piú strano ancora ? La pioggia cessar di cadere, la spessa massa di nuvole dissiparsi; e il sole - disco d'argento senza bagliore - apparire in pieno zenit e mettersi a danzare in un movimento violento e convulsivo, che un gran numero di testimoni paragonava ad una danza serpentina ... Miracolo, come gridava il popolo? Fenomeno naturale, come dicono i sapienti? Per ora non mi preoccupo di saperlo, ma solamente d'affermare che IO L'HO VISTO...il resto é affare tra la scienza e la Chiesa".
La seconda é del Barone di Alvaiazere, anch'egli un non credente:
"Venuto a Fatima per pura distrazione, considerando solo uno scherzo tutto ció che avevo sentito sulle apparizioni, vi incontrai numerosi amici. Mi misi a commentare davanti a loro gli avvenimenti con un tono talmente ironico da indisporre diversi tra loro che la pensavano diversamente.
Mi preparai così a ben conservare tutta la mia libertá di spirito qualsiasi cosa succedesse, ben sapendo che l'individuo in una collettivitá non puó sfuggire alla corrente ipnotica che lo domina. Così prevenuto assistetti al fenomeno solare"
terminato il quale egli gridò: "Credo ! Credo ! Credo ! Ero meravigliato - dichiara - estasiato davanti a questa manifestazione della potenza divina ".
Durante i dieci minuti in cui la folla poté contemplare il grandioso miracolo cosmico, i tre veggenti godettero d'uno spettacolo ancor piú bello: La Vergine realizzava le promesse del 19 agosto e del 13 settembre. Fu dato loro e solo a loro d'ammirare, in pieno cielo, tre visioni successive: quella della Santa Famiglia, con Giuseppe e il Bambino Gesù con Nostra Signora, quella di Nostra Signora dei Dolori e quella di Nostra Signora del Carmelo.
ALLUCINAZIONE COLLETTIVA ?
Nell''opera di Gustave le Bon "Psicologia delle folle", edito nel 1896, si sostiene la tesi che nel momento in cui le persone si trovano insieme esse sragionano completamente, divengono incapaci di una lucida osservazione e la loro testimonianza perde ogni credibilitá.
"Ciò che la folla crede d'osservare - si legge - non é altro che la semplice illusione d'un individuo che, attraverso la via del contagio, ha suggestionato gli altri".
In circa dieci pagine, che costituiscono la fonte privilegiata del mito della "scientificitá" del fenomeno dell' "allucinazione collettiva", si fa riferimento ad un solo episodio, divenuto poi un classico della letteratura scientifica sull'argomento: la vicenda della fregata "Belle Poule".
Questa nave si trovava in mare per ritrovare una corvetta dispersa, "le Berceau" di cui aveva perso i contatti a seguito d'un violento uragano.
I marinai della "Belle Poule" erano tutti sul ponte, in piena esposizione solare.
Ad un tratto la vedetta avvista un'imbarcazione alla deriva; l'equipaggio dirige allora i suoi sguardi verso il punto segnalato e tutti ritengono di vedere chiaramente una zattera piena d'uomini rimorchiata da altre imbarcazioni sulle quali sventolavano dei segnali di pericolo.
Armata una scialuppa ed avvicinatasi al punto indicato ci si accorse che si trattava semplicente di alcuni rami coperti di foglie che provenivano dalla vicina zona costiera.
"In quest'esempio - afferma Le Bon - si puó ben comprendere chiaramente il meccanismo dell'allucinazione collettiva così come abbiamo spiegato".
Il prof. Ellenberger (nella sua opera, "Psicosi collettive", pubblicata nella Enciclopedia medico chirurgica, 1967) ha smontato pezzo per pezzo il mito della pretesa scientificitá dell'allucinazione collettiva, dimostrando come Le Bon avesse omesso di considerare una serie di dati fondamentali nell'economia del giudizio.
In primo luogo l'equipaggio, spossato dalla febbre e dalla malaria, si trovava in uno stato di grande esaurimento fisico. I marinai erano inoltre angosciati dall'idea che i loro compagni dell'altra imbarcazione fossero morti, inghiottiti dal mare. Da un mese che giá durava la ricerca, i marinai vivevano in uno stato di perenne ansietá e il pensiero dei compagni dispersi aveva assunto la forma d'una vera e propria ossessione. L'aria calda ondeggiava all'orizzonte e le correnti marine avevano in realtá portato alla deriva una vera e propria massa d'alberi e non (come aveva riferito Le Bon) "qualche ramo" ! Infine, la vedetta avendo percepito sotto un riflesso solare quasi accecante degli oggetti di cui non aveva identificato la natura, aveva gridato "Natante alla deriva !". E fu questo il punto di partenza dell'illusione ottica, facilmente comprensibile e che si diffuse poco a poco in tutto l'equipaggio.
Che si parli di "miraggio" o di "allucinazione collettiva" ben poco dunque importa purchè si precisino le cause che hanno provocato l'errore: "L'esaurimento fisico, la depressione mentale, la preoccupazione dominante che aveva assunto dopo un mese la forma d'un'idea fissa, infine dei fattori sensoriali idonei a favorire la creazione d'una illusione" (Ellenberger).
Nessuna di queste condizioni mai si verificò a Fatima.
Le centinaia, e poi migliaia e poi decine di migliaia di persone che si radunarono alla Cova de Iria non erano affette da esaurimento mentale o fisico; non erano febbricitanti od angosciate o sottoposte ad una calura asfissiante; ció che videro non fu la distorsione di qualche oggetto, realmente presente ma erroneamente percepito; non vi furono persone - come la vedetta della "Belle Poule"- che annunciarono un fatto capace, per contagio, di apparire come realmente sussistente agli altri; tantissime persone credenti le quali speravano ardentemente di vedere qualche fenomeno soprannaturale nulla percepirono allorché tanti perplessi o addirittura atei e comunque poco propensi all'autosuggestione furono testimoni dei miracoli.
E come dimenticare che, a distanza di decine di chilometri dai luoghi delle apparizioni, altre centinaia di persone, che stavano attendendo alle loro normali occupazioni, testimoniarono il prodigio solare ? Ció che, all'evidenza, smentisce senz'appello l'ipotesi dell'allucinazione collettiva per suggestione.
Nel 1917 nostra Signora di Fatima é entrata nella Storia denunciando anticipatamente gli errori che il comunismo avrebbe sparso per il mondo intero.
Questi errori sono sotto gli occhi di tutti.
La cacciata della dottrina cristiana dalla societá e la indotta ateizzazione dei popoli, la propaganda anticattolica e la concezione materialista dei rapporti umani e sociali non sono stati sepolti dalle macerie del muro di Berlino.
Le societá occidentali, dopo aver resistito alla pressione marxista, davanti allo scampato pericolo di supremazia del modello collettivista - e constatata la vittoria (per ritiro dell'avversario) del loro giá stantio modello economico liberale - hanno abbandonato ogni minima difesa culturale e religiosa e si sono così imbevute dei peggiori concetti con cui la propaganda giacobina prima e quella comunista dopo hanno avvelenato l'umanitá.
Uguaglianza e libertá, concetti coi quali i peggiori tiranni si sono riempita la bocca, oggi sono le parole d'ordine della nuova Europa uscita dal trattato di Lisbona.
E che hanno contaminato il mondo europeo che proprio facendo a meno di quelle astrazioni ideologiche s'era costruito per secoli un tessuto sociale ed economico che aveva permesso uno sviluppo armonioso di civiltá, progresso e tradizione.
Ora é tutto morto ed i cadaveri si contano sulle strade.
Ma sono cadaveri viventi, in buona salute fisica; parlano al telefonino ma non s'accorgono d'essere morti.
Guardano la tivu ma non s'accorgono d'essere morti.
Si guardano allo specchio, abbronzati e vestiti all'ultima moda ma non s'accorgono d'essere morti.
Sono tolleranti e democratici ma non s'accorgono d'essere morti.
La Signora di Fatima é entrata nella Storia ma la memoria dell'uomo europeo si fissa ormai solo su ció che ha appena fatto o deve fare o consumare nelle due successive ore.
E così facendo brancola nel buio, proprio mentre pensa sorridendo che i led del suo computer o del suo cellulare siano la sola luce da seguire.
Ma proprio per questo c'é da sperare.
Perché quando una civiltà o una nazione sono al culmine della potenza non potranno che discendere, mentre dal punto piú basso dell'abisso piú oscuro non si potrá che risalire.
Ed in questa lenta ma inesorabile risalita ci saranno uomini capaci di vedere nell'oscuritá, di riconoscere il cammino anche se sprofondati nel buio piú nero.
Grazie anche alla Luce di Fatima.
Nerl corso di tutta la notte precedente e durante l'intera la mattinata era caduta una pioggia sottile ma persistente che aveva ridotto le strade ad un mare di fango.
I tre bambini, nonostante le pressioni incredibili a cui erano stati sottoposti per mesi avevano mantenuto una sufficiente serenitá e si apprestavano a vivere l'ultimo atto della loro meravigliosa storia.
All'una di pomeriggio Lucia, mossa - come lei stessa racconterá - da un impulso interiore, disse alla folla di chiudere gli ombrelli per recitare il rosario.
Nonostante la pioggia, l'ordine fu eseguito; questo popolo confuso ma compatto chiuse gli ombrelli scoprendosi alla vista, quasi in un gesto di reverenza e d'umiltá; molti s'inginocchiarono nel fango per recitare le preghiere.
Erano quasi le 13 e 30 quando, ad un tratto, Lucia guardando ad oriente si rivolse a Giacinta dicendole "Oh Giacinta ! Mettiti in ginocchio ! Nostra Signora sta arrivando ! Ho giá visto il lampo !".
Fu allora che Lucia cadde come in estasi.
"Il viso della bambina - racconta un testimone - divenne man mano piú bello e assunse una tinta rosa mentre le sue labbre si fecero piú sottili".
Giacinta allora, di fronte al mutismo della cugina, le rifilò una gomitata e le disse "Parla Lucia, Nostra Signora é giá lá".
Lucia ritornò allora in sé stessa, respirò profondamente due volte e si rivolse alla Signora.
(L) - Che vuole da me Vostra Grazia ?
- Voglio dirti che si costruisca qui una cappella in mio onore. Io sono Nostra Signora del Rosario. Che si continui a recitare il rosario ogni giorno. La guerra sta per finire e i soldati rientreranno presto a casa loro.
(L) - Avevo molte cose da domandarVi: di guarire qualche malato, di convertire qualche peccatore...
- Qualcuno sì, altri no. Occorre che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati.
E, assumendo un'aria piú triste aggiunge:
- Che non s'offenda piú Dio, Nostro Signore, poiché Egli é giá troppo offeso !
(L) - Volete nient'altro da me ?
- No, non desidero altro da te.
(L) - Allora neanch'io domando piú niente.
Come era giá successo il mese precedente, la folla poté vedere per tre volte una piccola nube formarsi attorno all'alberello dell'apparizione, elevarsi e poi scomparire.
Quando poi la Signora inizió ad elevarsi in cielo, Lucia, come aveva giá fatto nelle altre occasioni, gridò: "Se ne va! Se ne va!" e poi gridò ancora "Guardate il sole !" .
Fu proprio in quel momento che la folla poté contemplare lo spettacolo inaudito della "danza del sole".
LA DANZA DEL SOLE
La pioggia era di colpo cessata, le nuvole s'erano improvvisamente disperse ed il cielo s'era fatto chiaro. Il tutto in pochissimi secondi e al di fuori d'ogni normale avvicendamento atmosferico.
Lasciamo parlare i testimoni:
" Si poteva guardare perfettamente il sole senza sentir male agli occhi...Sembrava che ad intermittenza si spegnesse e si riaccendesse. Lanciava dei fasci di luce da una parte e dall'altra dipingendo di differenti colori gli alberi, le persone, il suolo, l'aria. Tutti stavano immobili, tacevano...tutti guardavano il cielo..... Ad un certo momento il sole si mise a tremare, a scuotersi con dei movimenti bruschi, poi a girare su sè stesso a una velocitá vertiginosa...e poi sembró avvicinarsi come se fosse arrivato all'altezza delle nuvole e si rimise a girare su sè stesso come una ruota dei fuochi d'artificio per parecchi minuti, talora arrestandosi".
E proprio in quest'ultima fase della "danza", quando l'astro sembrò precipitare sulla terra, si verificarono generali scene di panico, urla e pianti ma s'assistette anche alla recita di atti di contrizione e d'invocazione di grazia e d'aiuto celeste.
Questa la sintesi di migliaia di deposizioni, tutte coerenti fra loro, tutte attestanti quell'avvenimento incredibile nei suoi particolari piú importanti : la luce intensa ma non abbagliante del sole, il volteggiare della sfera su sè stessa, il suo zigzagare e il suo precipitare verso la terra e la durata di una decina di minuti dell'intero miracolo.
Ed, in piú, un ultimo fatto stupefacente: tutte le persone, nella stragrande maggioranza bagnati fino alle ossa per la pioggia insistente constatarono, con piacevole sorpresa, che tutti gli abiti erano divenuti asciutti.
Il prodigio del sole fu anche visto a distanza, dunque non soltanto fra coloro ch'erano presenti sul luogo dell'apparizione.
In alcuni villaggi posti fra i quattro e i quaranta chilometri da Fatima numerose persone testimoniarono d'aver assistito allo stesso prodigio visto e descritto dai pellegrini.
Anche in quei luoghi si verificarono scene collettive di panico nel momento in cui il sole sembrò precipitare sulla terra.
Meritano una menzione tra quelle, innumerevoli, immediatamente rilasciate dopo i prodigi, due testimonianze rese da non credenti; la prima di Avelino de Almeida, il redattore capo del quotidiano, liberale, massonico e anticlericale "O Seculo".
Sfidando l'ira di tutta la stampa anticlericale, questo giornalista agnostico e positivista ebbe l'onestá d'ammettere d'aver assistito a quel fenomeno inspiegabile:
"Cosa ho visto sulla landa di Fatima che fu veramente piú strano ancora ? La pioggia cessar di cadere, la spessa massa di nuvole dissiparsi; e il sole - disco d'argento senza bagliore - apparire in pieno zenit e mettersi a danzare in un movimento violento e convulsivo, che un gran numero di testimoni paragonava ad una danza serpentina ... Miracolo, come gridava il popolo? Fenomeno naturale, come dicono i sapienti? Per ora non mi preoccupo di saperlo, ma solamente d'affermare che IO L'HO VISTO...il resto é affare tra la scienza e la Chiesa".
La seconda é del Barone di Alvaiazere, anch'egli un non credente:
"Venuto a Fatima per pura distrazione, considerando solo uno scherzo tutto ció che avevo sentito sulle apparizioni, vi incontrai numerosi amici. Mi misi a commentare davanti a loro gli avvenimenti con un tono talmente ironico da indisporre diversi tra loro che la pensavano diversamente.
Mi preparai così a ben conservare tutta la mia libertá di spirito qualsiasi cosa succedesse, ben sapendo che l'individuo in una collettivitá non puó sfuggire alla corrente ipnotica che lo domina. Così prevenuto assistetti al fenomeno solare"
terminato il quale egli gridò: "Credo ! Credo ! Credo ! Ero meravigliato - dichiara - estasiato davanti a questa manifestazione della potenza divina ".
Durante i dieci minuti in cui la folla poté contemplare il grandioso miracolo cosmico, i tre veggenti godettero d'uno spettacolo ancor piú bello: La Vergine realizzava le promesse del 19 agosto e del 13 settembre. Fu dato loro e solo a loro d'ammirare, in pieno cielo, tre visioni successive: quella della Santa Famiglia, con Giuseppe e il Bambino Gesù con Nostra Signora, quella di Nostra Signora dei Dolori e quella di Nostra Signora del Carmelo.
ALLUCINAZIONE COLLETTIVA ?
Nell''opera di Gustave le Bon "Psicologia delle folle", edito nel 1896, si sostiene la tesi che nel momento in cui le persone si trovano insieme esse sragionano completamente, divengono incapaci di una lucida osservazione e la loro testimonianza perde ogni credibilitá.
"Ciò che la folla crede d'osservare - si legge - non é altro che la semplice illusione d'un individuo che, attraverso la via del contagio, ha suggestionato gli altri".
In circa dieci pagine, che costituiscono la fonte privilegiata del mito della "scientificitá" del fenomeno dell' "allucinazione collettiva", si fa riferimento ad un solo episodio, divenuto poi un classico della letteratura scientifica sull'argomento: la vicenda della fregata "Belle Poule".
Questa nave si trovava in mare per ritrovare una corvetta dispersa, "le Berceau" di cui aveva perso i contatti a seguito d'un violento uragano.
I marinai della "Belle Poule" erano tutti sul ponte, in piena esposizione solare.
Ad un tratto la vedetta avvista un'imbarcazione alla deriva; l'equipaggio dirige allora i suoi sguardi verso il punto segnalato e tutti ritengono di vedere chiaramente una zattera piena d'uomini rimorchiata da altre imbarcazioni sulle quali sventolavano dei segnali di pericolo.
Armata una scialuppa ed avvicinatasi al punto indicato ci si accorse che si trattava semplicente di alcuni rami coperti di foglie che provenivano dalla vicina zona costiera.
"In quest'esempio - afferma Le Bon - si puó ben comprendere chiaramente il meccanismo dell'allucinazione collettiva così come abbiamo spiegato".
Il prof. Ellenberger (nella sua opera, "Psicosi collettive", pubblicata nella Enciclopedia medico chirurgica, 1967) ha smontato pezzo per pezzo il mito della pretesa scientificitá dell'allucinazione collettiva, dimostrando come Le Bon avesse omesso di considerare una serie di dati fondamentali nell'economia del giudizio.
In primo luogo l'equipaggio, spossato dalla febbre e dalla malaria, si trovava in uno stato di grande esaurimento fisico. I marinai erano inoltre angosciati dall'idea che i loro compagni dell'altra imbarcazione fossero morti, inghiottiti dal mare. Da un mese che giá durava la ricerca, i marinai vivevano in uno stato di perenne ansietá e il pensiero dei compagni dispersi aveva assunto la forma d'una vera e propria ossessione. L'aria calda ondeggiava all'orizzonte e le correnti marine avevano in realtá portato alla deriva una vera e propria massa d'alberi e non (come aveva riferito Le Bon) "qualche ramo" ! Infine, la vedetta avendo percepito sotto un riflesso solare quasi accecante degli oggetti di cui non aveva identificato la natura, aveva gridato "Natante alla deriva !". E fu questo il punto di partenza dell'illusione ottica, facilmente comprensibile e che si diffuse poco a poco in tutto l'equipaggio.
Che si parli di "miraggio" o di "allucinazione collettiva" ben poco dunque importa purchè si precisino le cause che hanno provocato l'errore: "L'esaurimento fisico, la depressione mentale, la preoccupazione dominante che aveva assunto dopo un mese la forma d'un'idea fissa, infine dei fattori sensoriali idonei a favorire la creazione d'una illusione" (Ellenberger).
Nessuna di queste condizioni mai si verificò a Fatima.
Le centinaia, e poi migliaia e poi decine di migliaia di persone che si radunarono alla Cova de Iria non erano affette da esaurimento mentale o fisico; non erano febbricitanti od angosciate o sottoposte ad una calura asfissiante; ció che videro non fu la distorsione di qualche oggetto, realmente presente ma erroneamente percepito; non vi furono persone - come la vedetta della "Belle Poule"- che annunciarono un fatto capace, per contagio, di apparire come realmente sussistente agli altri; tantissime persone credenti le quali speravano ardentemente di vedere qualche fenomeno soprannaturale nulla percepirono allorché tanti perplessi o addirittura atei e comunque poco propensi all'autosuggestione furono testimoni dei miracoli.
E come dimenticare che, a distanza di decine di chilometri dai luoghi delle apparizioni, altre centinaia di persone, che stavano attendendo alle loro normali occupazioni, testimoniarono il prodigio solare ? Ció che, all'evidenza, smentisce senz'appello l'ipotesi dell'allucinazione collettiva per suggestione.
Nel 1917 nostra Signora di Fatima é entrata nella Storia denunciando anticipatamente gli errori che il comunismo avrebbe sparso per il mondo intero.
Questi errori sono sotto gli occhi di tutti.
La cacciata della dottrina cristiana dalla societá e la indotta ateizzazione dei popoli, la propaganda anticattolica e la concezione materialista dei rapporti umani e sociali non sono stati sepolti dalle macerie del muro di Berlino.
Le societá occidentali, dopo aver resistito alla pressione marxista, davanti allo scampato pericolo di supremazia del modello collettivista - e constatata la vittoria (per ritiro dell'avversario) del loro giá stantio modello economico liberale - hanno abbandonato ogni minima difesa culturale e religiosa e si sono così imbevute dei peggiori concetti con cui la propaganda giacobina prima e quella comunista dopo hanno avvelenato l'umanitá.
Uguaglianza e libertá, concetti coi quali i peggiori tiranni si sono riempita la bocca, oggi sono le parole d'ordine della nuova Europa uscita dal trattato di Lisbona.
E che hanno contaminato il mondo europeo che proprio facendo a meno di quelle astrazioni ideologiche s'era costruito per secoli un tessuto sociale ed economico che aveva permesso uno sviluppo armonioso di civiltá, progresso e tradizione.
Ora é tutto morto ed i cadaveri si contano sulle strade.
Ma sono cadaveri viventi, in buona salute fisica; parlano al telefonino ma non s'accorgono d'essere morti.
Guardano la tivu ma non s'accorgono d'essere morti.
Si guardano allo specchio, abbronzati e vestiti all'ultima moda ma non s'accorgono d'essere morti.
Sono tolleranti e democratici ma non s'accorgono d'essere morti.
La Signora di Fatima é entrata nella Storia ma la memoria dell'uomo europeo si fissa ormai solo su ció che ha appena fatto o deve fare o consumare nelle due successive ore.
E così facendo brancola nel buio, proprio mentre pensa sorridendo che i led del suo computer o del suo cellulare siano la sola luce da seguire.
Ma proprio per questo c'é da sperare.
Perché quando una civiltà o una nazione sono al culmine della potenza non potranno che discendere, mentre dal punto piú basso dell'abisso piú oscuro non si potrá che risalire.
Ed in questa lenta ma inesorabile risalita ci saranno uomini capaci di vedere nell'oscuritá, di riconoscere il cammino anche se sprofondati nel buio piú nero.
Grazie anche alla Luce di Fatima.
domenica 23 maggio 2010
13 MAGGIO. NOSTRA SIGNORA DI FATIMA (VI)
Il 19 agosto Nostra Signora aveva rinnovato a Lucia la promessa: un miracolo affinché tutti potessero vedere; e credere. Fino ad allora i fenomeni atmosferici erano stati notati da molti ma si era trattato di piccoli, se pur importanti, segni.
L'annuncio del miracolo, gli articoli apparsi sui giornali, forse anche la curiositá avevano spinto 25-30 mila persone verso la Cova de Iria giá all'alba del 13 settembre.
Tutti volevano vedere e parlare coi tre bambini, molti riuscirono ad aprirsi un passaggio in mezzo alla folla per inginocchiarsi davanti a loro e domandare che si facessero portatori d'una richiesta di grazia alla Santa Madre. Chi non ci riusciva si faceva sentire gridando le proprie richieste, di guarigione, di salvezza, di ritorno a casa d'un figlio partito in guerra.
Tutte le miserie del mondo si ammassavano davanti a tre poveri pastorelli.
Numerose testimonianze vi furono quel giorno e tra le piú circostanziate v'è quella di Monsignor Quaresma, venuto "in incognito" a controllare ció che accadeva e che per questo s'era appostato in un luogo defilato rispetto al centro dell'interesse ma tale da fargli godere un'ottima visuale.
A mezzogiorno in punto, dopo che la folla s'era zittita e si udiva solo il mormorio delle preghiere e dei rosari, molte braccia tra la folla si levarono insieme a delle grida di gioia che indicavano qualcosa nel cielo.
"Con mio grande stupore - riferisce il religioso - vedo allora chiaramente e distintamente un globo luminoso che si muoveva da oriente verso occidente e scivolava lentamente e maiestosamente nello spazio". Anche accanto a lui ci sono persone che vedono ció che sta accadendo; mentre il globo si posa delicatamente sulla piccola quercia, la luminositá del sole diminuisce - tanto che alcuni testimoni riferirono di aver potuto distinguere le stelle nel cielo - e l'atmosfera diviene color giallo oro.
Racconta quindi Lucia:
(L)- Che vuole da me Vostra Grazia ?
- Continuate a dire il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre Nostro Signore verrá così come Nostra Signora dei Dolori e del Carmelo, San Giuseppe col Bambino Gesù al fine di benedire il mondo.
(L)- Vi é qui una piccola bambina che é sordomuta, Vostra Grazia non vorrebbe guarirla ?
- Da qui a un anno stará bene.
(L)- Ho anche altre domande, alcune per una conversione, altre per una guarigione.
- Guariró gli uni ma gli altri no poiché Dio non si fida di loro.
(L)- Il popolo vorrebbe aver qui una cappella.
- Con la metá del danaro ricevuto sino ad oggi che si facciano le barelle per la processione e che le si porti alla festa di Nostra Signora del Rosario; che l'altra metá sia usata per la costruzione della cappella.
Lucia poi Le porge due lettere e un piccolo flacone d'acqua profumata che le erano state date da un uomo.
(L) - Mi sono state date queste. Vostra Grazia le vuole ?
- Queste non servono nel cielo.
Durante tutto il tempo dell'apparizione la maggioranza dei pellegrini aveva goduto d'uno straordinario spettacolo: la caduta dal cielo d'una pioggia di petali bianchi o, secondo la descrizione d' altri, di fiocchi di neve rotondi e brillanti che scendevano lentamente e sparivano a contatto col suolo.
Ma un altro fenomeno accompagnó l'apparizione di Nostra Signora.
Una piccola nuvola s'era formata sopra l'albero su cui Ella s'era posata. Alzandosi dal suolo s'ingrossó e rimase sospesa nell'aria fino a dissiparsi come il fumo dopo un colpo di vento.
E ció si ripeté tre volte, come se degl'invisibili turiferi avessero incensato liturgicamente la visione.
E al termine del colloquio con Lucia, si notó nuovamente il globo luminoso alzarsi dall'alberello e procedere verso oriente fino a scomparire.
Tutti i fenomeni fin qui annotati, anche quelli delle precedenti apparizioni, furono visti e descritti dalla maggioranza dei presenti piú o meno nei medesimi termini; non furono peró visti da tutti.
Come se una volontá celeste avesse deciso di rivelarsi selettivamente a circa due terzi di coloro che si trovavano sui luoghi.
Ma ció anziché sminuire il valore delle testimonianze "favorevoli", al contrario lo rafforza.
Non solo non appare decentemente sostenibile liquidare come mera bugia un fenomeno attestato dalle dichiarazioni di migliaia di persone.
Ma, inoltre, moltissime tra le persone che dichiararono di non essersi accorte di nulla risultarono essere credenti e dispiaciute di non aver percepito quei fenomeni a cui, in cuor loro, speravano di poter assistere.
Se si segue allora la tesi, peraltro del tutto priva di fondamenti scientifici, di una sorta di "autosuggestione collettiva" non si spiegherebbe perché proprio tanti che ardentemente speravano di vedere qualcosa e, dunque, piú di altri, avrebbero potuto essere vinti da una autosuggestione, ingannati da un autoconvincimento, furono proprio tra coloro che non ebbero alcuna visione.
Laddove molti increduli furono beneficiati da quegli straordinari spettacoli e da ció furono determinati alla conversione.
Le testimonianze dei fenomeni soprannaturali, verificatisi il 13 agosto e il 13 settembre, che migliaia di pellegrini avevano diffuso attraverso il Portogallo ebbero l'effetto di zittire gli attacchi dei giornali liberali e anticlericali.
E la data del 13 ottobre, giorno del miracolo annunciato, era sempre piú attesa sia tra i credenti e i devoti sia tra coloro che ritenevano (o forse speravano) che nulla sarebbe successo così da poter sbugiardare la "propaganda clericale" e la superstizione del popolo. E poter continuare così l'opera di sradicamento della Fede dal Portogallo.
L'annuncio del miracolo, gli articoli apparsi sui giornali, forse anche la curiositá avevano spinto 25-30 mila persone verso la Cova de Iria giá all'alba del 13 settembre.
Tutti volevano vedere e parlare coi tre bambini, molti riuscirono ad aprirsi un passaggio in mezzo alla folla per inginocchiarsi davanti a loro e domandare che si facessero portatori d'una richiesta di grazia alla Santa Madre. Chi non ci riusciva si faceva sentire gridando le proprie richieste, di guarigione, di salvezza, di ritorno a casa d'un figlio partito in guerra.
Tutte le miserie del mondo si ammassavano davanti a tre poveri pastorelli.
Numerose testimonianze vi furono quel giorno e tra le piú circostanziate v'è quella di Monsignor Quaresma, venuto "in incognito" a controllare ció che accadeva e che per questo s'era appostato in un luogo defilato rispetto al centro dell'interesse ma tale da fargli godere un'ottima visuale.
A mezzogiorno in punto, dopo che la folla s'era zittita e si udiva solo il mormorio delle preghiere e dei rosari, molte braccia tra la folla si levarono insieme a delle grida di gioia che indicavano qualcosa nel cielo.
"Con mio grande stupore - riferisce il religioso - vedo allora chiaramente e distintamente un globo luminoso che si muoveva da oriente verso occidente e scivolava lentamente e maiestosamente nello spazio". Anche accanto a lui ci sono persone che vedono ció che sta accadendo; mentre il globo si posa delicatamente sulla piccola quercia, la luminositá del sole diminuisce - tanto che alcuni testimoni riferirono di aver potuto distinguere le stelle nel cielo - e l'atmosfera diviene color giallo oro.
Racconta quindi Lucia:
(L)- Che vuole da me Vostra Grazia ?
- Continuate a dire il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre Nostro Signore verrá così come Nostra Signora dei Dolori e del Carmelo, San Giuseppe col Bambino Gesù al fine di benedire il mondo.
(L)- Vi é qui una piccola bambina che é sordomuta, Vostra Grazia non vorrebbe guarirla ?
- Da qui a un anno stará bene.
(L)- Ho anche altre domande, alcune per una conversione, altre per una guarigione.
- Guariró gli uni ma gli altri no poiché Dio non si fida di loro.
(L)- Il popolo vorrebbe aver qui una cappella.
- Con la metá del danaro ricevuto sino ad oggi che si facciano le barelle per la processione e che le si porti alla festa di Nostra Signora del Rosario; che l'altra metá sia usata per la costruzione della cappella.
Lucia poi Le porge due lettere e un piccolo flacone d'acqua profumata che le erano state date da un uomo.
(L) - Mi sono state date queste. Vostra Grazia le vuole ?
- Queste non servono nel cielo.
Durante tutto il tempo dell'apparizione la maggioranza dei pellegrini aveva goduto d'uno straordinario spettacolo: la caduta dal cielo d'una pioggia di petali bianchi o, secondo la descrizione d' altri, di fiocchi di neve rotondi e brillanti che scendevano lentamente e sparivano a contatto col suolo.
Ma un altro fenomeno accompagnó l'apparizione di Nostra Signora.
Una piccola nuvola s'era formata sopra l'albero su cui Ella s'era posata. Alzandosi dal suolo s'ingrossó e rimase sospesa nell'aria fino a dissiparsi come il fumo dopo un colpo di vento.
E ció si ripeté tre volte, come se degl'invisibili turiferi avessero incensato liturgicamente la visione.
E al termine del colloquio con Lucia, si notó nuovamente il globo luminoso alzarsi dall'alberello e procedere verso oriente fino a scomparire.
Tutti i fenomeni fin qui annotati, anche quelli delle precedenti apparizioni, furono visti e descritti dalla maggioranza dei presenti piú o meno nei medesimi termini; non furono peró visti da tutti.
Come se una volontá celeste avesse deciso di rivelarsi selettivamente a circa due terzi di coloro che si trovavano sui luoghi.
Ma ció anziché sminuire il valore delle testimonianze "favorevoli", al contrario lo rafforza.
Non solo non appare decentemente sostenibile liquidare come mera bugia un fenomeno attestato dalle dichiarazioni di migliaia di persone.
Ma, inoltre, moltissime tra le persone che dichiararono di non essersi accorte di nulla risultarono essere credenti e dispiaciute di non aver percepito quei fenomeni a cui, in cuor loro, speravano di poter assistere.
Se si segue allora la tesi, peraltro del tutto priva di fondamenti scientifici, di una sorta di "autosuggestione collettiva" non si spiegherebbe perché proprio tanti che ardentemente speravano di vedere qualcosa e, dunque, piú di altri, avrebbero potuto essere vinti da una autosuggestione, ingannati da un autoconvincimento, furono proprio tra coloro che non ebbero alcuna visione.
Laddove molti increduli furono beneficiati da quegli straordinari spettacoli e da ció furono determinati alla conversione.
Le testimonianze dei fenomeni soprannaturali, verificatisi il 13 agosto e il 13 settembre, che migliaia di pellegrini avevano diffuso attraverso il Portogallo ebbero l'effetto di zittire gli attacchi dei giornali liberali e anticlericali.
E la data del 13 ottobre, giorno del miracolo annunciato, era sempre piú attesa sia tra i credenti e i devoti sia tra coloro che ritenevano (o forse speravano) che nulla sarebbe successo così da poter sbugiardare la "propaganda clericale" e la superstizione del popolo. E poter continuare così l'opera di sradicamento della Fede dal Portogallo.
giovedì 20 maggio 2010
13 MAGGIO. NOSTRA SIGNORA DI FATIMA (V)
Le notizie provenienti dalle persone che, sempre piú numerose, avevano accompagnato i tre bambini - e che, pur non potendo scorgere la presenza celestiale, avevano assistito a fenomeni sicuramente soprannaturali - cominciavano a diffondersi e a interessare gli ambienti politici e amministrativi filogovernativi, preoccupati dall'insorgere d'una animazione popolare ch'essi non gradivano e difficilmente avrebbero potuta controllare.
La voce delle apparizioni, le testimonianze dei fatti prodigiosi che ad esse seguivano, l'annuncio d'un imminente miracolo, il tutto accompagnato da un rinnovato fervore religioso tra le genti contadine di quella regione avevano di che inquietare le logge portoghesi.
Inizió a muoversi per prima la stampa.
Il 23 luglio, sul maggior quotidiano liberale di Lisbona "O seculo" apparve un articolo in cui, volutamente ignorando le giá numerose testimonianze sui fenomeni soprannaturali avvenuti durante le apparizioni, s'ipotizzava che il tutto fosse il frutto d'una speculazione commerciale: s'era scoperta una fonte d'acqua ed il clero intendeva trarne profitti economici !
Fu il pretesto per l'intervento dell'amministratore del cantone de Vila Nova de Ourem; corrispondente ad una sorta di prefetto e quindi dotato di ampi poteri, Artur de Oliveira Santos - feroce anticlericale che aveva chiamato i propri figli "Victor Hugo" (poeta romantico e nume tutelare della terza repubblica francese), "Jaurès", (politico francese del socialismo pacifista) e "Democrazia" (dal nome d'una nota meretrice) ed era stato il fondatore della loggia della sua cittá - dispose la convocazione dei tre bambini al municipio di Vila Nova per il giorno 11 agosto.
Lì si recarono, dopo un viaggio di 15 chilometri, fatto a piedi e a dorso d'asino, Lucia, suo padre Antonio e Marto, padre di Francesco e Giacinta.
E qui si svolse, per la prima volta, alla presenza del padre e dello zio, l'interrogatorio di Lucia davanti all'autoritá civile; sia l' "amministratore" sia i suoi sgherri non le risparmiarono promesse e poi minacce al fine di dissuaderla dal ritornare al luogo dell'appuntamento e l'avvertirono che non avrebbero avuto il minimo scrupolo per ottenere ció ch'essi volevano.
Ed il patimento di Lucia, che nel corso dell'interrogatorio aveva tenuto duro mantenendo la calma, aumentava man mano che constatava d'essere stata lasciata "sola" dai propri genitori i quali, anche in quella situazione di pericolo, continuavano a mostrarle ostilitá; diversamente da Marto che aveva fin dall'inizio creduto ai racconti dei due figli e della nipote e ch'era l'unico dei parenti ad esserle vicino.
Giá alla vigilia del 13 agosto migliaia di persone, da tutte le direzioni, erano nel frattempo giunte in prossimitá di Cova de Iria e la mattina di quel fatidico giorno i tre bambini s'erano trovati assediati da una folla di pellegrini.
Ma ad aspettarli a casa dei cuginetti c'era l'amministratore che s'era lì recato fin dalle nove del mattino. Colla scusa che li avrebbe portati lui direttamente al luogo dell'incontro li fece salire nella propria vettura e, dopo essersi recato dal curato del paese per sottoporre Lucia ad un altro interrogatorio nel corso del quale ella continuó a ripetere ció che aveva sempre detto, li sottrasse alle loro famiglie e li portó a Vila Nova.
* * *
A la Cova de Iria s'era radunata nel frattempo una folla valutata tra le diciottomila e le ventimila persone. Venute a piedi, in bicicletta, a dorso di mulo; s'era formata anche una fila di autovetture che aveva causato un intasamento.
Intanto s'era giá sparsa la voce che i bambini erano stati rapiti dall'amministratore. Il brusio che aveva cominciato ad elevarsi dalla folla delusa e preoccupata per l'assenza dei tre pastorelli si placò all'istante al suono di un colpo di tuono, che fece tacere tutti, a cui seguì un lampo. E, immediatamente dopo, si notó una piccola nuvola che, dopo essere planata poco tempo sulla solita quercia, si alzò verso il cielo scomparendo nell'aria.
E un altro fenomeno prodigioso, pur esso fatto oggetto di testimonianze, ebbe a verificarsi. L'apparizione d'un arcobaleno che colorò delle sue tinte i volti, gli abiti delle persone e, addirittura, il disco solare che sembrò, per tutto quel tempo, composto di tanti quadretti iridati; a ció si accompagnò la visione di migliaia di fiori che avevano preso il posto delle foglie degli alberi.
L'appuntamento con Lucia e i suoi due cuginetti era peró rimandato di qualche giorno.
* * *
I bambini rimasero imprigionati diversi giorni. Furono interrogati piú volte separatamente, minacciati, terrorizzati.
Assistette agl'interrogatori anche un medico affinché potesse testimoniare d'un preteso stato d'isteria dei tre veggenti e dimostrare così l' "impostura clericale"; ma nessun referto fu mai prodotto contro questi bambini, evidentemente perché ne fu constatata l' assoluta luciditá mentale.
Durante la loro permanenza nelle celle della prigione, in compagnia di delinquenti comuni, i pastorelli pregarono assiduamente e convinsero all'orazione anche qualcuno dei detenuti.
Fallito il tentativo di piegarne le volontá, l'amministratore fu costretto a rilasciare i tre bambini, anche per le pressioni che stavano montando contro di lui da parte dei parenti e di molte persone che non avevano digerito quell'infame manovra.
Il curato del paese, l'abate Ferreira, il quale s'era sempre mostrato del tutto scettico - anche durante l'ultimo interrogatorio di Lucia subito prima del sequestro - alla notizia di ció che s'era prodotto il 13 agosto pur in assenza di Lucia e dei suoi due cuginetti, si decise a scrivere una lettera pubblica, che apparve sui maggiori quotidiani portoghesi, per dichiarare che "a dire di migliaia di persone, l'assenza dei bambini non ha impedito alla Regina degli Angeli di manifestare il suo potere. Tutti quanti attestano fatti straordinari e fenomeni che hanno radicato la loro fede piú profondamente ancora...".
* * *
Il 19 agosto , una domenica, dopo la messa i tre bambini si diressero verso la Cova de Iria , accompagnati da qualche persona, tra cui Giovanni, fratello di Lucia, per andarvi a recitare il rosario. Arrivati alla localitá detta Valinhos, Nostra Signora apparve. ed ecco il racconto di Lucia:
- Che vuole da me Vostra Grazia ? Le domandai.
- Voglio che voi continuiate ad andare alla Cova de Iria il 13, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. L'ultimo mese faró il miracolo affinché tutti credano. Se non vi avessero portati via in cittá, il miracolo avrebbe potuto essere conosciuto. San Giuseppe verrá con il bambino Gesù per dare la pace al mondo. Nostro Signore verrá a benedire il popolo. Verrá anche Nostra Signora del Rosario e Nostra Signora dei Dolori.
- Che volete che faccia del danaro che le persone lasciano alla Cova de Iria ? - chiesi.
- Che si costruiscano due barelle di processione. Tu ne porterai una con Giacinta e due altre bambine vestite di bianco; l'altra sará portata da Francesco con altri tre ragazzi come lui, vestiti d'una tonaca bianca. Sará per la festa di Nostra Signora del Rosario. Ció che resterá servirá come contributo alla costruzione d'una cappella.
- Vorrei domandarvi la guarigione di qualche ammalato - chiesi.
- Sì, ne guariró qualcuno entro l'anno.
"E, assumendo un'aria piú triste, soggiunse:
- Pregate, pregate molto e fate dei sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno in inferno perché non hanno nessuno che si sacrifica e prega per loro.
"E, come d'abitudine, s'alzó in cielo verso oriente ".
Giovanni, fratello di Lucia, che aveva assistito all'apparizione, pur senza vedere la Madre Celeste. testimonió d'aver sentito un colpo di tuono, d'aver udito Lucia gridare "Guarda Giacinta, guarda che la Signora parte !" e d'aver notato come un mutamento della luce solare.
Raccolto un rametto dell'albero di quercia su cui s'era posata e portatolo a casa, si constató ch'esso odorava d'un profumo tanto dolce e sublime quanto sconosciuto.
A seguire.
La voce delle apparizioni, le testimonianze dei fatti prodigiosi che ad esse seguivano, l'annuncio d'un imminente miracolo, il tutto accompagnato da un rinnovato fervore religioso tra le genti contadine di quella regione avevano di che inquietare le logge portoghesi.
Inizió a muoversi per prima la stampa.
Il 23 luglio, sul maggior quotidiano liberale di Lisbona "O seculo" apparve un articolo in cui, volutamente ignorando le giá numerose testimonianze sui fenomeni soprannaturali avvenuti durante le apparizioni, s'ipotizzava che il tutto fosse il frutto d'una speculazione commerciale: s'era scoperta una fonte d'acqua ed il clero intendeva trarne profitti economici !
Fu il pretesto per l'intervento dell'amministratore del cantone de Vila Nova de Ourem; corrispondente ad una sorta di prefetto e quindi dotato di ampi poteri, Artur de Oliveira Santos - feroce anticlericale che aveva chiamato i propri figli "Victor Hugo" (poeta romantico e nume tutelare della terza repubblica francese), "Jaurès", (politico francese del socialismo pacifista) e "Democrazia" (dal nome d'una nota meretrice) ed era stato il fondatore della loggia della sua cittá - dispose la convocazione dei tre bambini al municipio di Vila Nova per il giorno 11 agosto.
Lì si recarono, dopo un viaggio di 15 chilometri, fatto a piedi e a dorso d'asino, Lucia, suo padre Antonio e Marto, padre di Francesco e Giacinta.
E qui si svolse, per la prima volta, alla presenza del padre e dello zio, l'interrogatorio di Lucia davanti all'autoritá civile; sia l' "amministratore" sia i suoi sgherri non le risparmiarono promesse e poi minacce al fine di dissuaderla dal ritornare al luogo dell'appuntamento e l'avvertirono che non avrebbero avuto il minimo scrupolo per ottenere ció ch'essi volevano.
Ed il patimento di Lucia, che nel corso dell'interrogatorio aveva tenuto duro mantenendo la calma, aumentava man mano che constatava d'essere stata lasciata "sola" dai propri genitori i quali, anche in quella situazione di pericolo, continuavano a mostrarle ostilitá; diversamente da Marto che aveva fin dall'inizio creduto ai racconti dei due figli e della nipote e ch'era l'unico dei parenti ad esserle vicino.
Giá alla vigilia del 13 agosto migliaia di persone, da tutte le direzioni, erano nel frattempo giunte in prossimitá di Cova de Iria e la mattina di quel fatidico giorno i tre bambini s'erano trovati assediati da una folla di pellegrini.
Ma ad aspettarli a casa dei cuginetti c'era l'amministratore che s'era lì recato fin dalle nove del mattino. Colla scusa che li avrebbe portati lui direttamente al luogo dell'incontro li fece salire nella propria vettura e, dopo essersi recato dal curato del paese per sottoporre Lucia ad un altro interrogatorio nel corso del quale ella continuó a ripetere ció che aveva sempre detto, li sottrasse alle loro famiglie e li portó a Vila Nova.
* * *
A la Cova de Iria s'era radunata nel frattempo una folla valutata tra le diciottomila e le ventimila persone. Venute a piedi, in bicicletta, a dorso di mulo; s'era formata anche una fila di autovetture che aveva causato un intasamento.
Intanto s'era giá sparsa la voce che i bambini erano stati rapiti dall'amministratore. Il brusio che aveva cominciato ad elevarsi dalla folla delusa e preoccupata per l'assenza dei tre pastorelli si placò all'istante al suono di un colpo di tuono, che fece tacere tutti, a cui seguì un lampo. E, immediatamente dopo, si notó una piccola nuvola che, dopo essere planata poco tempo sulla solita quercia, si alzò verso il cielo scomparendo nell'aria.
E un altro fenomeno prodigioso, pur esso fatto oggetto di testimonianze, ebbe a verificarsi. L'apparizione d'un arcobaleno che colorò delle sue tinte i volti, gli abiti delle persone e, addirittura, il disco solare che sembrò, per tutto quel tempo, composto di tanti quadretti iridati; a ció si accompagnò la visione di migliaia di fiori che avevano preso il posto delle foglie degli alberi.
L'appuntamento con Lucia e i suoi due cuginetti era peró rimandato di qualche giorno.
* * *
I bambini rimasero imprigionati diversi giorni. Furono interrogati piú volte separatamente, minacciati, terrorizzati.
Assistette agl'interrogatori anche un medico affinché potesse testimoniare d'un preteso stato d'isteria dei tre veggenti e dimostrare così l' "impostura clericale"; ma nessun referto fu mai prodotto contro questi bambini, evidentemente perché ne fu constatata l' assoluta luciditá mentale.
Durante la loro permanenza nelle celle della prigione, in compagnia di delinquenti comuni, i pastorelli pregarono assiduamente e convinsero all'orazione anche qualcuno dei detenuti.
Fallito il tentativo di piegarne le volontá, l'amministratore fu costretto a rilasciare i tre bambini, anche per le pressioni che stavano montando contro di lui da parte dei parenti e di molte persone che non avevano digerito quell'infame manovra.
Il curato del paese, l'abate Ferreira, il quale s'era sempre mostrato del tutto scettico - anche durante l'ultimo interrogatorio di Lucia subito prima del sequestro - alla notizia di ció che s'era prodotto il 13 agosto pur in assenza di Lucia e dei suoi due cuginetti, si decise a scrivere una lettera pubblica, che apparve sui maggiori quotidiani portoghesi, per dichiarare che "a dire di migliaia di persone, l'assenza dei bambini non ha impedito alla Regina degli Angeli di manifestare il suo potere. Tutti quanti attestano fatti straordinari e fenomeni che hanno radicato la loro fede piú profondamente ancora...".
* * *
Il 19 agosto , una domenica, dopo la messa i tre bambini si diressero verso la Cova de Iria , accompagnati da qualche persona, tra cui Giovanni, fratello di Lucia, per andarvi a recitare il rosario. Arrivati alla localitá detta Valinhos, Nostra Signora apparve. ed ecco il racconto di Lucia:
- Che vuole da me Vostra Grazia ? Le domandai.
- Voglio che voi continuiate ad andare alla Cova de Iria il 13, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. L'ultimo mese faró il miracolo affinché tutti credano. Se non vi avessero portati via in cittá, il miracolo avrebbe potuto essere conosciuto. San Giuseppe verrá con il bambino Gesù per dare la pace al mondo. Nostro Signore verrá a benedire il popolo. Verrá anche Nostra Signora del Rosario e Nostra Signora dei Dolori.
- Che volete che faccia del danaro che le persone lasciano alla Cova de Iria ? - chiesi.
- Che si costruiscano due barelle di processione. Tu ne porterai una con Giacinta e due altre bambine vestite di bianco; l'altra sará portata da Francesco con altri tre ragazzi come lui, vestiti d'una tonaca bianca. Sará per la festa di Nostra Signora del Rosario. Ció che resterá servirá come contributo alla costruzione d'una cappella.
- Vorrei domandarvi la guarigione di qualche ammalato - chiesi.
- Sì, ne guariró qualcuno entro l'anno.
"E, assumendo un'aria piú triste, soggiunse:
- Pregate, pregate molto e fate dei sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno in inferno perché non hanno nessuno che si sacrifica e prega per loro.
"E, come d'abitudine, s'alzó in cielo verso oriente ".
Giovanni, fratello di Lucia, che aveva assistito all'apparizione, pur senza vedere la Madre Celeste. testimonió d'aver sentito un colpo di tuono, d'aver udito Lucia gridare "Guarda Giacinta, guarda che la Signora parte !" e d'aver notato come un mutamento della luce solare.
Raccolto un rametto dell'albero di quercia su cui s'era posata e portatolo a casa, si constató ch'esso odorava d'un profumo tanto dolce e sublime quanto sconosciuto.
A seguire.
martedì 18 maggio 2010
13 MAGGIO. NOSTRA SIGNORA DI FATIMA (IV)
I bambini si sono inventati tutto ?
Sarebbero stati capaci di mantenere in piedi per tutta loro vita, sia pur breve per quanto riguarda Francesco e Giacinta, morti qualche anno dopo, una così colossale menzogna?
Dopo penetranti, sfiancanti interrogatori cui furono ripetutamente sottoposti, dai genitori al sacerdote sino all'autoritá di polizia da cui furono addiruttura prelevati da casa e pesantemente minacciati, persino di morte, i tre bambini sempre confermarono la loro versione.
Lucia, in particolare, fu ripetutamente fatta oggetto di incessanti e spesso violente pressioni da parte della madre che la esortava quotidianamente, per tutto il tempo che durarono le apparizioni, a ritrattare, convinta com'era che la figlia si fosse inventata tutto.
Tutti e tre i bambini, poi, furono a lungo fatti oggetto di sarcasmo e di dileggio da parte dei non pochi che nel loro paese non prestavano fede al loro racconto.
Così come il curato il quale tenne, almeno all'inizio, un atteggiamento di'incredulitá verso di loro.
Come avrebbero potuto resistere a simili pressioni dei bambini così piccoli se davvero ció che riferirono - e tante e tante altre volte ripeterono - fosse stato il frutto della loro fantasia ?
Nessun bambino di quell'etá avrebbe potuto reggere una simile situazione se non fosse stato baciato dalla Veritá.
Fu proprio il curato, padre Ferreira, ad interrogarli per la prima volta, e separatamente, dopo l'apparizione di giugno; dapprima Francesco che rispose con semplicitá alle sue domande. Poi fu il turno di Giacinta che fece scena muta e si mise a sedere in un angolo a recitare il rosario. Ma mentre il sacerdote stava ascoltando le risposte di Lucia, di tanto in tanto Giacinta s'alzava dalla sua seggiola avvicinandosi alla cugina e dicendole "non ti dimenticare di questo e di quest'altro..." ció che fece infuriare il religioso. "Quando t'interrogavo non rispondevi. Ed ecco che ora parli ! ".
Il curato non credeva alle parole dei bambini e ipotizzó che si potesse trattare d'un inganno del demonio.
Queste parole misero i bambini, ma soprattutto Lucia, in uno stato di profonda prostrazione.
Cominciarono ad affiorare nella sua mente i primi dubbi "E se fosse davvero il demonio che cerca di utilizzare i suoi mezzi per portarmi alla perdizione ?".
Parlando della cosa ai suoi cuginetti furono proprio questi a convincerla che non poteva trattarsi d'un essere infernale "No, non puó essere il demonio - le diceva Giacinta - Si dice che il demonio é laido e che si trova sotto terra, nell'inferno. La Signora é così bella! E noi l'abbiamo vista salire al cielo". Furono queste semplici parole a dissipare un poco i suoi dubbi.
Ma le minacce della madre e le continue pressioni del curato affondavano sempre di piú Lucia nella tentazione di ritrattare per uscire da quell'incubo: era il contrasto colla famiglia, soprattutto colla madre e i fratelli, a renderle insopportabile la situazione.
Tanto da confessare ai suoi cugini la propria volontá di non recarsi all'imminente appuntamento del 13 luglio.
Fu invece Francesco a convincerla del contrario e, dopo una notte di preghiera e di angoscia, Lucia decise che il giorno seguente si sarebbe recata all'appuntamento.
La mattina i tre bambini furono accompagnati a la Cova de Iria da una folla numerosa. Il padre di Francesco e Giacinta, Marto, testimonierá l'avvenimento:
"Mi trovavo vicino alla mia Giacinta. Lucia, inginocchiata un pó piú avanti, recitava il rosario e tutti rispondevano ad alta voce. Terminata la preghiera s'alza in piedi e guardando verso oriente grida -Chiudete gli ombrelli ! Chiudete gli ombrelli ! (era mezzogiorno di una giornata torrida)... Nostra Signora arriva ! - Io avevo un bel da guardare ma non vedevo nulla".
Riferisce un'altra testimone, Teresa dos Santos, sorella di Lucia che dopo queste parole ella rimase qualche istante muta fino a che Giacinta si rivolse a lei dicendole "Andiamo Lucia, parla ! Non vedi che Lei é giá qui e che ti vuole parlare?"
E da qui il racconto di Lucia:
- Che vuole da me Vostra Grazia ? domandai
- Voglio che voi siate qui il prossimo 13 del mese che viene, che voi continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore di Nostra Signora del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perch'Ella sola potrá soccorrervi.
- Vorrei domandarVi di dirci chi Voi siate e di fare un miracolo affinché tutti credano che Vostra Grazia ci é apparsa. Risposi
- Continuate a venire qui tutti i mesi, In ottobre io diró chi sono, cosa voglio e faró un miracolo che tutti potranno vedere per credere. Sacrificatevi per tutti i peccatori e dite spesso a Gesú quando farete un sacrificio: O Gesú, é per amor tuo, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il cuore immacolato di Maria -
" E dicendo queste ultime parole Ella aprí le mani, come le due precedenti volte. Il riflesso della luce parve penetrare la terra e noi vedemmo come un oceano di fuoco. Immersi nel fuoco vedemmo i demoni e le anime dei dannati. Esse erano come delle braci trasparenti, nere o bronzee, di forma umana e galleggiavano in questo incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stessi con delle nuvole di fumo. Ricadevano da ogni parte, come scintille in un grande incendio, senza peso né equilibrio in mezzo a grida e gemiti di dolore e di disperazione che facevano tremare di paura (é alla vista di un tale spettacolo ch'ebbi ad emettere un grido che molti presenti hanno sentito da me provenire). I dèmoni si distinguevano dalle anime dei dannati dalle loro forme orribili e ripugnanti d'animali spaventosi ed ignoti, trasparenti come dei neri carboni accesi"
"Spaventati, e come per domandare soccorso, levammo gli occhi verso Nostra Signora che ci disse con bontá e tristezza:
- Avete visto l'inferno dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato.
- Se fate ció che vi vado a dire molte anime si salveranno e si avrá la pace. La guerra finirá. Ma se non si smette d'offendere Dio, sotto il regno di Pio XI, ne comincerá un'altra peggiore.
- Quando vedrete una motte illuminata da una luce sconosciuta , sappiate che si tratta del grande segno che Dio vi dá per annunciare ch'Egli sta per punire il mondo per i suoi crimini, attraverso la guerra, la carestia e le persecuzioni contro la Chiesa e il Santo Padre.
- Per impedirlo io domanderó la cosacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice del primo sabato d'ogni mese.
- Se si ascoltano le mie domande la Russia si convertirá e si avrá la pace. Se no essa espanderá i suoi errori attraverso il mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrá molto a soffrire, molte nazioni saranno annientate.
- Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferá. Il Santo Padre mi consacrerá la Russia che si convertirá e sará dato al mondo un certo periodo di pace.
- Tutto ció non ditelo a nessuno tranne che a Francesco.
- Quando voi reciterete il rosario, dite alla fine d'ogni mistero: Gesù mio, perdonateci, salvateci dal fuoco dell'inferno, portate in Cielo tutte le anime, soprattutto quelle piú bisognose di misericordia -
Vi fu un istante di silenzio ed allora domandai:
- Vostra Grazia ha altro da chiedermi ?
- No - rispose - Oggi non ti chiedo altro.
E come le altre volte cominció ad elevarsi in direzione dell'oriente fino al momento in cui disparve nell'immensitá ".
***
In questo tempo Marto ricorda come "La folla era stata in totale silenzio" ed anche questa volta, egli e alcuni testimoni che si trovavano vicini ai veggenti percepirono un mormorio incomprensibile "simile a quello che farebbe una mosca in un bicchiere vuoto".
Ma due ulteriori fenomeni furono constatati da piú numerose persone: la luminositá del giorno subì un abbassamento notevole, come al momento d'un'eclissi, per tutto il tempo che duró l'estasi dei bambini. Nello stesso tempo, la temperatura, ch'era assai alta, diminuí sensibilmente e il colore della luminositá si modificò, divenendo giallo oro.
Si formò inoltre attorno ai veggenti e alla piccola quercia una nuvola biancastra.
Che pensarono, questa volta i due-tremila pellegrini che avevano assistito alla scena?
La sera, al ritorno a casa molti parrocchiani andarono a raccontare le loro impressioni al loro sacerdote che le raccolse in un resoconto apparso nel Bollettino parrocchiale di Vila Nova de Ourem : "Tutti o quasi furono appagati unicamente nell'aver visto come i bambini si presentarono, parlarono (colla Visione), ponendo delle domande e attendendo le risposte che peró nessuno poté intendere".
Ma la più sorprendente prova della veritá della visione e del suo contenuto sta nell'atteggiamento che d'allora, i tre bambini cominciarono ad assumere.
Esortati dalla Signora a compiere i sacrifici, impressionati dalla visione dell'inferno che li aveva profondamente turbati, i tre pastorelli iniziarono una vita - parallela - di penitenze, sacrifici e mortificazioni.
Portando una corda ai fianchi anche durante la notte, rinunciando ai cibi di cui erano ghiotti, moltiplicando i rosari, riducendo i loro giochi in favore delle preghiere.
E lo fecero in silenzio, in umiltá, senza orgogliose ostentazioni.
A seguire.
Sarebbero stati capaci di mantenere in piedi per tutta loro vita, sia pur breve per quanto riguarda Francesco e Giacinta, morti qualche anno dopo, una così colossale menzogna?
Dopo penetranti, sfiancanti interrogatori cui furono ripetutamente sottoposti, dai genitori al sacerdote sino all'autoritá di polizia da cui furono addiruttura prelevati da casa e pesantemente minacciati, persino di morte, i tre bambini sempre confermarono la loro versione.
Lucia, in particolare, fu ripetutamente fatta oggetto di incessanti e spesso violente pressioni da parte della madre che la esortava quotidianamente, per tutto il tempo che durarono le apparizioni, a ritrattare, convinta com'era che la figlia si fosse inventata tutto.
Tutti e tre i bambini, poi, furono a lungo fatti oggetto di sarcasmo e di dileggio da parte dei non pochi che nel loro paese non prestavano fede al loro racconto.
Così come il curato il quale tenne, almeno all'inizio, un atteggiamento di'incredulitá verso di loro.
Come avrebbero potuto resistere a simili pressioni dei bambini così piccoli se davvero ció che riferirono - e tante e tante altre volte ripeterono - fosse stato il frutto della loro fantasia ?
Nessun bambino di quell'etá avrebbe potuto reggere una simile situazione se non fosse stato baciato dalla Veritá.
Fu proprio il curato, padre Ferreira, ad interrogarli per la prima volta, e separatamente, dopo l'apparizione di giugno; dapprima Francesco che rispose con semplicitá alle sue domande. Poi fu il turno di Giacinta che fece scena muta e si mise a sedere in un angolo a recitare il rosario. Ma mentre il sacerdote stava ascoltando le risposte di Lucia, di tanto in tanto Giacinta s'alzava dalla sua seggiola avvicinandosi alla cugina e dicendole "non ti dimenticare di questo e di quest'altro..." ció che fece infuriare il religioso. "Quando t'interrogavo non rispondevi. Ed ecco che ora parli ! ".
Il curato non credeva alle parole dei bambini e ipotizzó che si potesse trattare d'un inganno del demonio.
Queste parole misero i bambini, ma soprattutto Lucia, in uno stato di profonda prostrazione.
Cominciarono ad affiorare nella sua mente i primi dubbi "E se fosse davvero il demonio che cerca di utilizzare i suoi mezzi per portarmi alla perdizione ?".
Parlando della cosa ai suoi cuginetti furono proprio questi a convincerla che non poteva trattarsi d'un essere infernale "No, non puó essere il demonio - le diceva Giacinta - Si dice che il demonio é laido e che si trova sotto terra, nell'inferno. La Signora é così bella! E noi l'abbiamo vista salire al cielo". Furono queste semplici parole a dissipare un poco i suoi dubbi.
Ma le minacce della madre e le continue pressioni del curato affondavano sempre di piú Lucia nella tentazione di ritrattare per uscire da quell'incubo: era il contrasto colla famiglia, soprattutto colla madre e i fratelli, a renderle insopportabile la situazione.
Tanto da confessare ai suoi cugini la propria volontá di non recarsi all'imminente appuntamento del 13 luglio.
Fu invece Francesco a convincerla del contrario e, dopo una notte di preghiera e di angoscia, Lucia decise che il giorno seguente si sarebbe recata all'appuntamento.
La mattina i tre bambini furono accompagnati a la Cova de Iria da una folla numerosa. Il padre di Francesco e Giacinta, Marto, testimonierá l'avvenimento:
"Mi trovavo vicino alla mia Giacinta. Lucia, inginocchiata un pó piú avanti, recitava il rosario e tutti rispondevano ad alta voce. Terminata la preghiera s'alza in piedi e guardando verso oriente grida -Chiudete gli ombrelli ! Chiudete gli ombrelli ! (era mezzogiorno di una giornata torrida)... Nostra Signora arriva ! - Io avevo un bel da guardare ma non vedevo nulla".
Riferisce un'altra testimone, Teresa dos Santos, sorella di Lucia che dopo queste parole ella rimase qualche istante muta fino a che Giacinta si rivolse a lei dicendole "Andiamo Lucia, parla ! Non vedi che Lei é giá qui e che ti vuole parlare?"
E da qui il racconto di Lucia:
- Che vuole da me Vostra Grazia ? domandai
- Voglio che voi siate qui il prossimo 13 del mese che viene, che voi continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore di Nostra Signora del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perch'Ella sola potrá soccorrervi.
- Vorrei domandarVi di dirci chi Voi siate e di fare un miracolo affinché tutti credano che Vostra Grazia ci é apparsa. Risposi
- Continuate a venire qui tutti i mesi, In ottobre io diró chi sono, cosa voglio e faró un miracolo che tutti potranno vedere per credere. Sacrificatevi per tutti i peccatori e dite spesso a Gesú quando farete un sacrificio: O Gesú, é per amor tuo, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il cuore immacolato di Maria -
" E dicendo queste ultime parole Ella aprí le mani, come le due precedenti volte. Il riflesso della luce parve penetrare la terra e noi vedemmo come un oceano di fuoco. Immersi nel fuoco vedemmo i demoni e le anime dei dannati. Esse erano come delle braci trasparenti, nere o bronzee, di forma umana e galleggiavano in questo incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stessi con delle nuvole di fumo. Ricadevano da ogni parte, come scintille in un grande incendio, senza peso né equilibrio in mezzo a grida e gemiti di dolore e di disperazione che facevano tremare di paura (é alla vista di un tale spettacolo ch'ebbi ad emettere un grido che molti presenti hanno sentito da me provenire). I dèmoni si distinguevano dalle anime dei dannati dalle loro forme orribili e ripugnanti d'animali spaventosi ed ignoti, trasparenti come dei neri carboni accesi"
"Spaventati, e come per domandare soccorso, levammo gli occhi verso Nostra Signora che ci disse con bontá e tristezza:
- Avete visto l'inferno dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato.
- Se fate ció che vi vado a dire molte anime si salveranno e si avrá la pace. La guerra finirá. Ma se non si smette d'offendere Dio, sotto il regno di Pio XI, ne comincerá un'altra peggiore.
- Quando vedrete una motte illuminata da una luce sconosciuta , sappiate che si tratta del grande segno che Dio vi dá per annunciare ch'Egli sta per punire il mondo per i suoi crimini, attraverso la guerra, la carestia e le persecuzioni contro la Chiesa e il Santo Padre.
- Per impedirlo io domanderó la cosacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice del primo sabato d'ogni mese.
- Se si ascoltano le mie domande la Russia si convertirá e si avrá la pace. Se no essa espanderá i suoi errori attraverso il mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrá molto a soffrire, molte nazioni saranno annientate.
- Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferá. Il Santo Padre mi consacrerá la Russia che si convertirá e sará dato al mondo un certo periodo di pace.
- Tutto ció non ditelo a nessuno tranne che a Francesco.
- Quando voi reciterete il rosario, dite alla fine d'ogni mistero: Gesù mio, perdonateci, salvateci dal fuoco dell'inferno, portate in Cielo tutte le anime, soprattutto quelle piú bisognose di misericordia -
Vi fu un istante di silenzio ed allora domandai:
- Vostra Grazia ha altro da chiedermi ?
- No - rispose - Oggi non ti chiedo altro.
E come le altre volte cominció ad elevarsi in direzione dell'oriente fino al momento in cui disparve nell'immensitá ".
***
In questo tempo Marto ricorda come "La folla era stata in totale silenzio" ed anche questa volta, egli e alcuni testimoni che si trovavano vicini ai veggenti percepirono un mormorio incomprensibile "simile a quello che farebbe una mosca in un bicchiere vuoto".
Ma due ulteriori fenomeni furono constatati da piú numerose persone: la luminositá del giorno subì un abbassamento notevole, come al momento d'un'eclissi, per tutto il tempo che duró l'estasi dei bambini. Nello stesso tempo, la temperatura, ch'era assai alta, diminuí sensibilmente e il colore della luminositá si modificò, divenendo giallo oro.
Si formò inoltre attorno ai veggenti e alla piccola quercia una nuvola biancastra.
Che pensarono, questa volta i due-tremila pellegrini che avevano assistito alla scena?
La sera, al ritorno a casa molti parrocchiani andarono a raccontare le loro impressioni al loro sacerdote che le raccolse in un resoconto apparso nel Bollettino parrocchiale di Vila Nova de Ourem : "Tutti o quasi furono appagati unicamente nell'aver visto come i bambini si presentarono, parlarono (colla Visione), ponendo delle domande e attendendo le risposte che peró nessuno poté intendere".
Ma la più sorprendente prova della veritá della visione e del suo contenuto sta nell'atteggiamento che d'allora, i tre bambini cominciarono ad assumere.
Esortati dalla Signora a compiere i sacrifici, impressionati dalla visione dell'inferno che li aveva profondamente turbati, i tre pastorelli iniziarono una vita - parallela - di penitenze, sacrifici e mortificazioni.
Portando una corda ai fianchi anche durante la notte, rinunciando ai cibi di cui erano ghiotti, moltiplicando i rosari, riducendo i loro giochi in favore delle preghiere.
E lo fecero in silenzio, in umiltá, senza orgogliose ostentazioni.
A seguire.
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