martedì 21 settembre 2010

DALLA CULLA ALLA TOMBA. ANZI SOLO LA TOMBA.

Il successo elettorale dei Democratici Svedesi, il partito che si caratterizza per una forte protesta anti immigratoria, suscita alcune riflessioni.
La prima é che quest'affermazione giunge in un paese che ha sempre goduto d'una indiscutibile stabilitá sociale, grazie alla presenza d'uno Stato che, secondo una nota definizione, ha provveduto alla vita del cittadino "dalla culla alla tomba"; l'ondata immigratoria che ha portato nel paese scandinavo quasi due milioni di persone (senza contare altre centinaia di migliaia di clandestini) di contro ad una popolazione di nove milioni ha evidentemente messo sotto scacco quel sistema, provocando la caduta del governo socialista, ininterrottamente al potere da cent'anni. Anche la socialitá ha dunque i suoi limiti fisiologici e la mammella dell'intervento pubblico non é inesauribile; e resta comunque a vedere chi debbono essere i figli da allattare, quelli che hanno edificato lo Stato ovvero i nuovi venuti. E su questo dilemma bisognerá che qualcuno, in tutta Europa, cominci a stabilire delle regole e, soprattutto, delle prioritá. E da ora.
Una seconda riflessione é di natura semantica.
Alcuni giornali hanno virgolettato l'espressione "democratici" riferita al partito di Jimmie Akesson, in tono evidentemente sarcastico, sottolinenadone la natura "xenofoba" e, quindi, ben poco "democratica".
Ma cos'é democratico e cosa non lo é? Se si consulta un manuale di diritto costituzionale si apprende che la democrazia é nulla piú che una forma di governo, ossia un metodo di raccolta del consenso attraverso un' elezione, a suffragio universale, dei rappresentanti i quali, muniti di quel mandato popolare, provvederanno a governare.
Dunque democratico dovrebbe essere, a rigore, chi accetta quel metodo e gli esiti che scaturiscono dal suffragio popolare indipendentemente dalle sue convinzioni ideologiche, etniche, sociali o religiose. La sua coscienza e la sua cultura nulla hanno a che vedere col calcolo statistico delle preferenze.
E qui pongo una bella domanda.
Quid iuris se gli elettori, a maggioranza, incaricassero i propri rappresentanti eletti di sciogliere le camere e le altre istituzioni costituzionali per costituire, che ne so, un direttorio con poteri assoluti ed illimitati per uno, due, cinque, dieci anni ?
Cosa dovrebbero, democraticamente fare, gli eletti ? In ossequio al principio della rappresentanza democratica essi dovrebbero eseguire il mandato conferito loro secondo le indicazioni e nei limiti ricevuti.
In caso contrario il principio del "governo del popolo", che ha democraticamente scelto, sarebbe eluso, sbeffeggiato, violato.
Peró tutto ció sarebbe ritenuto (dagli attuali "democratici") "antidemocratico" per la semplice ragione che il sistema democratico, da "codice di procedura consensuale" é andato riempendosi di contenuto ideologico impregnandosi dei principi liberali che, a loro volta, curioso paradosso, ben potrebbero esistere - e sono infatti esistiti - anche in paesi e regimi a limitate garanzie democratiche (con suffragio limitato, per esempio).
Ed ecco allora sorgere la raffinata sintesi "liberal-democratica" : il popolo può scegliere (democraticamente) ma nel cerchio delle opzioni che i signori del danaro dell'economia (liberali, cioé generosi fra loro, perché si spartiscono il mercato della mandria popolare allo stesso modo in cui si assegnano, pro quota, banche e fette di mercato) indicano.
E con sbarramenti, limitazioni, ostacoli che, di fatto, consentono alle formazioni "liberali" (conservatrici o riformiste che siano) di gestire la maggioranza di potere o l'opposizione politica.
Ed ogni volta in cui appare qualche formazione antisistema - tradizionalista, fascista, nazionalista, comunque non controllabile - succede che la si attacca per la sua "antidemocraticitá", anche se partecipa regolarmente alle elezioni, accetta il sistema costituzionale vigente; e si tenta di metterla in condizione di non poter crescere, isolandola o criminalizzandola, fino ad inventare leggi elettorali che non le consentano di eleggere rappresentanti in parlamento.
Lì nell'angolino a non dare troppo fastidio. Ciò che dimostra, se ve ne fosse bisogno, la natura totalitaria del sistema liberale.
La defigurazione, per mezzo dell'ideologizzazione del concetto, del termine "democrazia" é dunque utilizzato per criminalizzare le opposizioni non gradite, quelle capaci di sparigliare le carte in tavola, di opporsi a quella sorta di stucchevole bipolarismo, liberali di destra/liberali di sinistra, che solo puó garantire ai signori del danaro di continuare a fare i comodi propri sulla pelle degli altri uomini.
Gli svedesi - così come francesi, inglesi, austriaci, bulgari, ungheresi per non citare che i casi piú importanti - hanno, dunque anche loro, iniziato a sottrarsi a quel meccanismo totalizzante che, come tutte le costruzioni umane, é destinato a logorarsi per naturale consunzione.
Invasi da una massa allogena pari al 20% (almeno) della popolazione, anche i compassati svedesi hanno iniziato a capire che il sistema che per anni avevano votato e che aveva loro garantito per anni "la culla e la tomba" avrebbe finito per riservare agli immigrati la prima e a loro solo la seconda.
La stessa sorte destinata agli altri europei. Ma piú buio che a mezzanotte non é e l'aurora puó ben sorgere in Scandinavia !

giovedì 9 settembre 2010

BAGASCIOPAPPONFROCIOMACHIA

Ma che c'è poi da meravigliarsi ? Le parole pronunciate dalla deputata finiana Angela Napoli secondo cui "una donna, per avere una determinata posizione in lista (leggasi, per aver concrete speranze d'elezione) é spesso costretta anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontá politiche del padrone di turno" hanno fatto gridare allo scandalo le parlamentari, soprattutto quelle - chissá perché ! - del pidielle. Le quali, si sa, sono tutte persone note nel mondo della cultura, dell'arte, della scienza e delle professioni e dunque chiamate agli alti scranni per meriti politici. Alle parole della deputata finiana han reagito annunci di querele, digrignar di denti, richieste di scuse. Alle quali ultime s'associa il signor Fini il quale nulla certo puó temere, quanto alla reputazione della signora Tulliani, dalle considerazioni della signora Napoli; la sua compagna non é certamente sospettabile d'essersi prostituita per ottenere un seggio parlamentare; i Gaucci infatti non si sono mai dati alla politica e la nuova famiglia acquisita del signor Fini sta alla rai-tv per conclamati meriti artistici, culturali, imprenditoriali. Allora, probabilmente, si é sentito chiamato in causa lui. Ma non ne ha motivo e spiego subito perché. La "buona battaglia" del presidente della camera ed ex presidente di an, motivo per cui una nobildonna tanto generosa quanto ingenua (le due parole tradiscono una comune radice etimologica perché esprimono un medesimo atteggiamento, quello dell'elevatezza d'animo, l'appartenenza alla "gens" d'antica romana memoria aliena alle basse furberie della plebe) gli donó, in quanto esponente della destra nazionale, alcuni beni immobili, si é dissolta nelle paludi del doppiogiochismo, della doppia morale , del voltagabbanesimo. In una parola, del peggior opportunismo politico in forza del quale ció che si é detto ieri puó non valere oggi e le promesse ed i proclami impegnano soltanto chi li riceve ma non chi li pronuncia. “Ho registrato la volontà collaborativa di molti camerati, giovani e meno giovani… Cercheremo di attualizzare il nostro sogno, dimostrando che nel fascismo ci sono elementi validissimi per la società italiana… Nessuno può concepire il fascismo come un inferno calato sull’Italia” diceva il 15-12-1987. “…Il fascismo aveva intuito che l’uomo è al centro del divenire e non può essere assoggettato a logiche materialiste. Il fascismo aveva anche capito che Stato e Nazione non possono essere separati e che i problemi del mondo del lavoro non si risolvono con il capitalismo né con il comunismo. Sono ricette valide anche per l’Italia di oggi. Questo è il fascismo dell’anno 2000” diceva il 18-12-1987. Queste parole furono elaborate e uscirono dalle stesse corde vocali, dallo stesso cervello, dallo stesso cavo orale di chi, successivamente, inizió ad auspicare il voto e la cittadinanza agl'immigrati, il testamento biologico, i diritti matrimoniali alle coppie omosessuali e, in un conato di ridicolo quanto nauseante basso opportunismo, giunse ad affermare, kippah sulla sua testa e aria contrita, che “Il fascismo fu parte del male assoluto” (23-11-2003). Ma non per questo reputo il signor Fini una bagascia; di suo infatti non ha svenduto proprio nulla. Egli é, piuttosto, un pappone; ha svenduti un corpo ed un'anima che non erano suoi, non gli appartenevano ma di cui doveva essere il fedele tutore. Non che quel corpo fosse illibato, non che quell'anima non avesse le sue macchie; la storia del msi e della comunitá umana che lo componeva era fatta di luci e di tante ombre ma era meglio di niente e i sacrifici e le speranze, il sangue ed il sudore versati da tanti in qualche misura riscattavano i peccati, anche gravi, che erano stati commessi da chi ne aveva guidato, in anni assai difficili é giusto ricordarlo, l'altalenanti sorti. Li ha svenduti per la sua personale ambizione al cavaliere e al suo sistema di potere; che ha avuto ben modo di conoscere e le cui magagne egli ha condiviso senza batter ciglio per oltre quindici anni ma dalle quali egli ora vuole affrancarsi in un ipocrita sussulto di neoverginitá. La stessa che ora ha contagiato i suoi ex colonnelli, piccoli papponcelli di seconda battuta, i quali gli rinfacciano le giravolte alle quali peró essi stessi hanno assistito imperterriti, anche loro per oltre quindici anni ben guardandosi dal contestarlo, anzi spesso rivaleggiando con lui quanto a banderuolismo politico. Chi vincerá la gara del piú bel bidet alla coscienza?. E, per concludere questa bella sequenza di alte battaglie politiche, ecco cosa riportano oggi i giornali. Il signor Enzo Raisi, deputato finiano di Bologna, é stato richiamato dal deputato Daniele Capezzone, portavoce pidielle. Alla kermesse finiana di Mirabello sventolavano le bandiere dell'associazione omosessuale di destra "gaylib" e, alle critiche avanzate da qualche esponente del pdl, il Raisi rispondeva, rispettosamente rammentando le tendenze bisessuali del Capezzone. Il quale, a sua volta, rimproverava il collega deputato d'aver sollevato una "questione privata". "No, no - replicava il Raisi - ti giuro che era un complimento" ricordando come nell'articolo in cui erano riportate le sue parole, egli aveva al contrario citato il Capezzone "come esempio di grande coraggio, avendo fatto outing nel dichiarare la propria bisessualità". Che dire ? La democrazia italiana, i suoi esponenti e le sue virtù sono queste. Ognuno ne tragga le conseguenze. Quanto al vostro umilissimo ..... egli Vi sussurra "REMBARRE"; e lo fa sottovoce, con delicatezza, senza schiamazzi, ma con forza rivolgendosi a quella minoranza d'italiani che ancora non s'é arresa alla democratica ed urlante volgaritá di questi ultimi tempi ultimi.

domenica 5 settembre 2010

CONCORRENZE SLEALI

Le leggi del mercato non si discutono, sono dogma assoluto.
E tra queste, la libera concorrenza ne rappresenta l'espressione piú autentica.
Noi lo sapevamo ma su tutto ció non é affatto d'accordo Ramira un(a) transessuale italiano/a operante a Bologna.
Si lamenta di quanto sta accadendo nella zona Fiera, dove un camper parcheggiato sulla via attira l'attenzione di maschi d'ogni etá. Al suo interno due appariscenti transessuali di rosso vestiti/e e piuttosto scollacciati/e offrono le proprie prestazioni.
E' ció che racconta il "Corriere della Sera" di Bologna in un articolo intitolato "Il camper dell'amore (sic!) ".
"Concorrenza sleale - tuona col suo vocione Ramira, un trans appiedato e perció sfavorito - Per lo stesso prezzo nostro loro offrono una prestazione al chiuso e riparata da sguardi indiscreti mentre io sono in strada. E - aggiunge - sono pure straniere! "
Ramirona nostra tradisce una certa vena protezionistica e nazionalpopolare! Ma si sa, gl'italiani sono provinciali e i prodotti stranieri, dalle autovetture ai giocatori di calcio fino al sesso attizzano assai la loro propensione esotica.
La nostra bellocciona dunque sbaglia e sbaglia due volte anche perché il trattato di Lisbona e le rigide regole europee non ammettono limitazioni alla concorrenza e, soprattutto, reprimono la discriminazione etnica ! Attenta Ramirona che poi ti ritrovi una denuncia per incitamento all'odio razziale !
Non si puó discriminare ! E' vietato !
Ma gli esercenti il meretricio, chissá perché, hanno tutti/e una certa smania corporativistica, temono la concorrenza, non vogliono intrusi/e.
E i papponi lo sanno.
Infatti oggi il cavaliere ha dichiarato che i dissenzienti finiani, se rimarranno fedeli al pdl verranno ricandidati alle prossime elezioni. Non saranno sostituiti da altre aspiranti bagasce.
Niente concorrenza! Ognuno manterrá il suo bell'angolino di strada tutto per lui, da battere senza problemi di sovraffollamento; nessuna sorpresa.
Evidentemente conosce i suoi polli; lui di prostitute se ne intende.
Ma i finiani rispondono con sdegno: "Berlusconi non tiene conto della nostra dignitá".
Parole grosse.
La loro dignitá fa rima con kippá ! Nessun problema per loro. A Tel Aviv gli sono da tempo giá stati riservati chilometri di marciapiede.

martedì 31 agosto 2010

I CAVALLI E IL CAVALIERE

Saranno anche ben concrete le ragioni che hanno portato Berlusconi ad intrecciare una stretta relazione con Gheddafi.
La costruzione di strade ed infrastrutture varie sul territorio libico ed i vantaggi che le nostre aziende potrebbero trarne e gl'investimenti che i papponi libici potrebbero fare nel nostro paese possono anche ben valere una tenda piantata nel cortile dell'ambasciata libica e la puzza di cacca che i cavalli berberi hanno lasciato nel corso delle dimostrazioni ippico-beduine davanti alle nostre (si fa per dire) autoritá.
I cavalli arabi (e non solo i cavalli) certamente "olent " ma la "pecunia" no e allora preferisco non esprimermi.
Merita invece qualche riflessione il chiasso suscitato dalla "lectio magistralis" del Beduino Capo in quel di Roma alla presenza di cinquecento fanciulle di cui tre prontamente convertitesi all'Islam (lo stesso risultato che avrebbe ottenuto Vanna Marchi nel propagandare i suoi prodotti anti malocchio); L'Italia é cristiana ! han strillato leghisti (trangugiando frettolosamente e di nascosto l'acqua del dio Po) e pure i demosinistri, divenuti in un battibaleno ferventi cattolici, di fronte all'augurio d'una Europa musulmana !
Fan piú ridere del Beduino Capo; costui almeno é un buffone di professione.
Mentre i politici nostrani lo sono involontariamente e, di conseguenza, fanno ancor piú ridere. Dunque cari cristiani, riflettiamo, perché non vi stracciate le vesti per le decine di migliaia di bambini uccisi nel ventre materno grazie ad una legge che VOI mantenete ancora in piedi ? Riflettiamo ancora; perché non tagliate le unghie e gli artigli ai banchieri che, grazie a leggi da VOI approvate e mantenute in piedi, s'intascano rendite stratosferiche in barba ai principi di quel "giusto guadagno" che la Chiesa ha ripetutamente affermato nel corso dei secoli ? Invece di mostrar sdegno di fronte alle scoregge del Grande Beduino perché non ubbidite ai Dieci Comandamenti, ripetutamente da voi sbeffeggiati ?
Ma adesso parliam di cose serie.
Non é solo il business che ha motivato la singolare amicizia fra il nostro presidente ed il Beduino Capo ma , secondo me, ci sta di mezzo un vero e proprio innamoramento, una vera e propria "affinitá elettiva".
Le somiglianze caratteriali sono infatti impressionanti.
Quando il Beduino Capo si reca a concionare l'auditorio di cinquecento fanciulle dotandole d'un "Corano" non vi vengono forse in mente i primi anni in cui alle riunioni di "Forza Italia" (che ben difficilmente si sarebbe potuto distinguere dai raduni dei dianetic o degli scientologisti) si distribuivano agl'intervenuti delle valigette con tutto il "necessaire" per il discepolo berlusconiano ?
Entrambi sono poi dei veri comici; le barzellette raccontate da Berlusconi e la sua verve sono fatti notori; alle sparate del Beduino Capo (Gheddafi fa risalire all' "Italia fascista, che non era - secondo lui - l'Italia" - allora cos'era? un tricheco? una pantofola ? un dente molare? - quella colonizzazione che peró risaliva ad un paio di decenni prima) che rivaleggiano con quelle del nostro Totò evoluto, s'aggiunge un fisique du rôle di tutto rispetto; osservate bene le ultime sue immagini. Non sembra fatto apposta per interpretare la controfigura del mitico "monnezza", lo sbirro straccione ?
Il cattivo gusto la fa poi da padrone in tutti e due i compari.
Senza dimenticarci l'assillo della compagnia femminile. Le amazzoni di Gheddafi e le cinquecento fanciulle italiane ingaggiate per partecipare alla "lectio magistralis" sul Corano avranno suscitato l'invidia del nostro eterno giovanotto sempre in preda ad indomabili tempeste ormonali. Chissá se oltre che nel ruolo di ministre il nostro campione non inserirá qualche sua conquista anche all'interno dell'esercito.
Ma la vera condivisione sta in una assai meno divertente questione.
Cacciati da Gheddafi nel 1970 e spogliati d'ogni loro proprietá, ventimila italiani aspettano da allora un indennizzo. Berlusconi l'aveva loro promesso e aveva inserito la relativa clausola risarcitoria nel trattato italo-libico del 2008. Ma non é ancora arrivato un euro. Ecco l'altro punto in comune tra i due compari: entrambi hanno preso a calci nel culo quegli italiani.
Poco male. Non contano nulla, sono solo ventimila e nei sondaggi del cavaliere, fatti di percentuali, nemmeno si notano.
Gli italiani perbene si ricordino di questi nostri sfortunati compatrioti; e al cavaliere, invece, spediscano idealmente in un bell'involto la cacca dei cavalli dei beduini. Non si offenderá, é giá abituato. Il suo compare gliene ha giá fatta ingoiare in quantitá.

lunedì 2 agosto 2010

2 AGOSTO 1980, TRENT'ANNI DI MENZOGNE

Porto il mio personale ricordo di ció che avvenne trent'anni addietro alla stazione di Bologna. Ero lì alle nove di mattina perché dovevo passare a prendere una coppia di amici proveniente da Parigi. Il treno era in ritardo ed aspettai un pó di tempo prima che loro arrivassero.
Avevo parcheggiato la mia macchina fuori dalla stazione e, in quanto segnalata dai vigili urbani (che annotavano le targhe dell'autovetture in divieto di sosta per sanzionarle se questa diveniva troppo prolungata) agli organi inquirenti, nel successivo settembre fui chiamato dai Carabinieri a giustificare la mia presenza in quel luogo e in quel giorno.
Non so se questa mia convocazione dipese anche dalle mie appartenenze missine ma non vi dubiterei.
L'atmosfera che si respirava in quei giorni era impregnata dalla rabbia della sinistra italiana che, colla bava alla bocca, pretendeva teste fasciste; solo teste fasciste, non altre.
E dietro di lei tutti gli altri vigliacchetti demo-moderati, spaventati dagli ululati che provenivano dalla piazza inferocita; non essendo lupi e non potendo ululare si limitavano ad emettere latrati.
I due consiglieri comunali di Bologna del Msi, alla prima convocazione straordinaria del consiglio subito dopo il fatto furono aggrediti verbalmente e anche fisicamente dai soliti democratici propensi alla calunnia e al liciaggio ed a ció addestrati fin dal 1945.
I magistrati bolognesi e l'intellighentsia democratica del paese non persero tempo; non vollero arrivare ultimi nella gara di corsa alla lepre ed indicarono immediatamente la matrice "fascista" della strage.
Persino Indro Montanelli, dalle colonne del "Giornale" il 3 agosto ebbe la faccia di bronzo di scrivere "non sappiamo ancora se lo scoppio é accidentale ma se si trattasse d'un attentato allora la matrice sarebbe indubbiamente nera..."; e se lo diceva lui...!
L'autostrada ad una sola corsia era giá stata costruita; tutte l'indagini dovevano marciare obbligatoriamente in quella direzione: l'autostrada era a senso unico.
Soltanto un magistrato, Gentile, giudice istruttore dopo la formalizzazione dell'istruttoria, pur tra tanti errori ed ingenuitá, non si fece condizionare totalmente dall'isterico conformismo imperante e andò a scavare nel ginepraio libanese per trovarvi, lì, la chiave della soluzione.
Lo fece peró in maniera maldestra, approssimativa e, soprattutto, non godette di alcuna seria collaborazione da parte dei nostri servizi d'informazione che, evidentemente, ubbidivano a logiche ben piú forti e motivanti di quella che animava quel magistrato (cercare i colpevoli ed un serio movente), ossia un intreccio d'interessi - atlantici, sionisti, arabi e palestinesi - che vedeva il nostro paese oggetto, piuttosto che soggetto, di politica internazionale.

Deriso, isolato, sconfitto, quel magistrato dovette rinunciare all'incarico; pur avendo tra le mani gli stessi identici verbali che portarono poi altri giudici a pronunciare le vergognose sentenze di condanna contro Mambro, Fioravanti e Ciavardini, egli si rifiutó di emettere mandati di cattura per strage nei loro confronti; aveva giá capito tutto e le "prove" contro gli esponenti dei Nar erano tutt'altro che convincenti.
Ed aveva intuito, per fiuto o casualitá non so dire, che l'attentato non poteva avere motivazioni interne, italiane ma s'inseriva in una scenario di "guerra fredda".
È ció che sta ora emergendo.
Gli inquirenti, a Bologna, giá alla fine del mese d'agosto 1980 sapevano che un tedesco, tal Thomas Kram, esperto d'esplosivi e certamente in contatto col terrorista Carlos, aveva soggiornato a Bologna la notte tra l'1 e il 2 agosto e, dopo quella data, era divenuto uccel di bosco, per poi riapparire vent'anni dopo.
Tale informativa, che contrastava colla piega che l'inchiesta doveva prendere, mai entrò nel fascicolo del processo e questo fatto é venuto alla luce solo qualche anno fa.
Nessuno in questo momento puó affermare quale ruolo quella persona abbia svolto nella vicenda, se l'esplosione sia stata accidentale o, invece, voluta da chi voleva mandare un avvertimento ai nostri servizi segreti per colpire la politica di tolleranza nei confronti di Gheddafi e del terrorismo palestinese (riassunta nel c..d. "lodo Moro", ossia un accordo in forza del quale il governo italiano chiudeva gli occhi al passaggio di armi ed esplosivi attraverso il nostro territorio in cambio della garanzia che nessun attentato vi sarebbe stato eseguito) o, diversamente, per ritorsione contro la condanna del terrorista palestinese Abu Saleh (che risiedeva come studente a Bologna), legato a Carlos e catturato nel novembre ’79 assieme a Daniele Pifano e altri due esponenti dell’Autonomia Operaia per il ritrovamento di missili terra-aria diretti in Libano; condanna alla quale seguirono minacce da parte del gruppo palestinese, che rinfacciava alle nostre autoritá la violazione del "lodo", proprio poche settimane prima del 2 agosto.
Ma qualunque cosa sia accaduta, e al di lá dei recenti sviluppi dell'inchiesta, era giá evidente allora che le carte servite per condannare Mambro, Fioravanti e Ciavardini erano null'altro che spazzatura.
Non so se la menzogna sará un giorno svelata, non so se la magistratura riuscirá a far luce pienamente sulle vere causali di quel massacro. O se lo vorrá.
Perché questa repubblica apparentemente nata dalla resistenza, apparentemente perché il contributo militare delle bande partigiane fu pressocché irrilevante, e in realtá nata dal tradimento e dal servilismo a vantaggio di potenze straniere - che, dopo averci bombardato, reintrodussero in Italia mafie e massonerie - non é in grado di regolare i propri conti col passato, non ne ha voglia, teme che svelata una trama, anche solo per forza d'inerzia si sprigioni un concatenarsi di chiarimenti e di veritá capaci di rimettere in discussione antiche e consolidate certezze, antichi e condolidati poteri.
Non vuole chiarezza perché ha sempre vissuto sull'inganno e sulla mistificazione ed esse sono state il cemento dell'orrido edificio che si chiama stato italiano.
Meglio allora non scoperchiare il pentolone e lasciare che il vecchio brodo marcio continui a bollire.
Ma da lì si sprigiona comunque un odore insopportabile, di bassezza, cinismo, viltá, servilismo.
E' il vero profumo di questa democrazia.

domenica 25 luglio 2010

LA TRAGEDIA DI DUISBURG

Diciannove ragazzi uccisi schiacciati da una ressa danzante, non nella discoteca d'un barrio sudamericano o d'una bidonville africana ma nella democratica, civile e liberale Germania.
E, colmo dei colmi, quella specie di ridda sfrenata danzante ed alcolica era stata inaugurata vent'anni addietro, proprio in occasione della caduta del muro di Berlino, per rappresentare la manifestazione di "pace e tolleranza attraverso il ballo e la musica"; sparata a volumi stratosferici dove al ritmo della "tecno", un suono ossessivo che fa perdere ogni coscienza di sé, un milione e quattrocentomila giovani s'erano radunati per ubriacarsi, ballare in nome della "pace e della tolleranza", figli legittimi della democratica "libertá".
Ma diciannove di loro non torneranno piú a casa, morti schiacciati come topi, insieme ad altri trecento e piú coetanei feriti, spintonati, urtati, calpestati da una folla impazzita che, presa ad un certo punto dal panico, s'é rovesciata come uno tsunami di carne in direzione d'una galleria ch'era stata malamente transennata.
Senza motivo; la paura di qualcuno, forse a sua volta spintonato ha provocato l'effetto della valanga al precipitar d'un sasso.
La tragedia di questi sventurati ragazzi non m'impedisce di cogliere un sottile paradosso: concepito per festeggiare la caduta del vergognoso muro comunista quel "pacifico e tollerante" raduno ha gettato in un tunnel tante giovani vite.
E' la perfetta metafora dell'Europa uscita ebbra di gioia dalle macerie del muro imboccando, forse appagata dallo scampato pericolo, la strada dell'illusione d'una libertá assoluta che peró le sta divorando l'anima.
Quest'occidente, pacifico e tollerante, liberale e democratico, assomiglia senpre di piú ad uno spaventoso tunnel senza fondo, senza via d'uscita, che quasi quasi fa rivalutare quel vecchio pezzo d'Europa, occupata sì dai carri armati sovietici ma che aveva davanti a sè soltanto un muro e viveva nella speranza, che le preservava l'anima, che un giorno prima o poi l' avrebbe scavalcato.
La povertá cui era stata ridotta la metá comunista dell'Europa ci appare, a giochi fatti, molto meno disperata dell'apparente benessere in cui sguazza oggi, come una scrofa nella melma, l'Europa liberale.
La speranza d'un futuro migliore dá la forza di combattere, di reagire, di superarsi, proprio perché s'intravede o anche solo s'immagina un domani.
Quel domani a cui oggi l'Europa e la sua gioventú, contorte in sè stesse, non pensano piú; avendo perduto la dimensione del passato sono divenuti incapaci di pensare ad un futuro e l'unica prospettiva delle sue masse, giovanili e non, ora si riduce essenzialmente al consumo e al godimento del presente.
Colpevoli anche le classi dirigenti le quali, per sostenere il loro potere in questa democrazia liberale e consumistica e farsi piacere e votare, debbono concedere alle masse ció ch'esse chiedono. Ri-educarle alle tradizionali regole del giusto, del bello, del sacro ? Troppo difficile, troppo lungo, non ci si riesce in una sola legislatura.
E poi, soprattutto, ció che é bello, giusto e sacro lo si trova anche gratis, in natura, nella propria educazione e nella propria coscienza o al piú sborsando poche lire: la lettura e l'apprendimento di cose buone, una sana base culturale, la preghiera e la devozione religiosa, il comportamento onesto non danno redditi ai boiardi di Stato del capitalismo assistito, al fisco, alle banche, comprese quelle che riciclano gl'introiti del traffico di droga, ai padroni delle televisioni e delle pubblicitá.
Ma dall'altra parte, a far quadrare il cerchio della reciproca apparente convenienza sta una massa che non intende assolutamente farsi ri-educare: troppa fatica, troppo impegno, meglio non pensare.
Ecco il sublime paradosso della democrazia: l'esaltazione della massa quale attrice della vita politica mentre in realtá é poltigliosa creta manipolabile nelle mani d'una ristretta oligarchia esattamente come l'eroinomane davanti al suo spacciatore.
La democrazia-pusher l'abbaglia coi suoi luccicanti messaggi, la tiene legata a sè colle sue nuove droghe, utilizzando talora i suoi tribuni riformisti altre volte usando le lusinghe cesariste, sempre peró mantenendola in uno stato di bulimia consumistica, illusione di libertá e di benessere.
E così s'innesca inesorabilmente una regressione civilizzazionale; l'esaltazione individualistica, che tende progressivamente ad eliminare i vecchi vincoli sociali (quelli che generavano rispetto, devozione, onestá, misura) sta portando ad un imbarbarimento anche dei comportamenti primari: le folle danzanti ebbre di alcool, droga e suoni ossessivi, la totale disinibizione sessuale, la perdita di sobrietá nel vestire (fino ad arrivare all'obbrobriosa moda dello smutandamento) espressione d'una generale caduta di gusto fino agl'innumerevoli casi di pura violenza gratuita.
Si sta tornando all'etá della pietra ?
Lo sostiene un ottimo scrittore le cui opere varrebbe la pena far conoscere in Italia.
Si chiama Minh Dung Louis Nghiem, é un medico vietnamita che vive in Francia ed é uno studioso del cervello e dei danni ad esso provocati da certi tipi di musica.
E la sua diagnosi ci sembra esatta : « La civilizzazione, costruita dall'uomo in molte decine di secoli, si disfa ineluttabilmente, passando dapprima per la distruzione delle leggi naturali della politica, nel 1789 colla rivoluzione francese, poi delle leggi naturali dell'economia attraverso la vittoria del comunismo, nel 1917. Infine delle leggi naturali dei costumi nel maggio 1968 con l'esaltazione del sesso attraverso la vittoria delle dottrine psicanalitiche. Tutte queste peripezie hanno permesso all'uomo di denudarsi progressivamente delle costruzioni dei suoi antenati. E presto stracciandosi l'ultimo paio di blue-jeans , non ci resteranno come vestiti che degli astucci porta-pene»
Sempre che la Storia non faccia risvegliare al momento opportuno dal loro attuale torpore, come giá ci ha abituati, i propri anticorpi.
E di ció, se Vi fa piacere saperlo, il Vostro affezionatissimo é convinto.
E (anche questo so che vi piacerá) la reazione sará molto violenta, proporzionata ai germi da debellare.
E nell'attesa che il democratico-pusher morda la polvere noi gridiamo ... REMBARRE !

martedì 20 luglio 2010

REMBARRE !

REMBARRE ! Era il grido di guerra dei vandeani e degli chouans che combatterono con metodi poi adottati dalla moderna guerriglia il governo repubblicano francese prima e quello imperiale napoleonico poi. Per restituire alla Francia la religione cattolica che la costituzione civile del clero proclamata dalla Convenzione aveva strappato alla tradizione della Francia, la "Fille ainée de l'Eglise", la figlia primogenita della Chiesa. "Rembarre", nel dialetto del Poitu - il patois - significa "Sbarra il passo", "Fermalo" a significare la volontá di resistenza contro chi, in nome d'un marcio e puzzolente principio astratto di "libertá", voleva privarli di vere e concrete libertá, quelle di essere fedeli alla loro Fede, alle loro Tradizioni, ai loro Signori. Quei Signori che gli stessi contadini di Vandea invocarono affinché si mettessero alla loro testa per guidarli nel combattimento; Bonchamps, D'Elbée, La Roquejacquelin, Charette, generali e strateghi della grande Armata Cattolica e Reale; che persero la vita in battaglia, in prima fila a difendere i diritti della loro gente, nella migliore tradizione cristiana, europea e feudale. REMBARRE ! Cambiano i tempi, cambiano le mode, cambiano le situazioni e i metodi di lotta. Oggi, perlomeno nell'occidente guidato dalla froceria e dalla viltá, i moderni boia avendo perduto lo stomaco dei vecchi boia, pusillanimi s' accontentano della diffamazione, della denigrazione, del ricorso ai "diritti", e non invocano piú la forca, per annientare i nemici. Pirati senza lo stomaco dei pirati. E così i moderni liberali, tolleranti e democratici non hanno perduto l'occasione di aggredire moralmente quel cinquantenne bagnino d'una spiaggia di Torre del Lago che, veduti due uomini baciarsi (pudicamente, dicono loro) sulla bocca, l'invitava a smetterla perché "lì c'erano delle famiglie e dei bambini". Feriti, offesi nel loro onore i due piccioncelli s'allontanavano e denunciavano il fatto ad una delle tante associazioni antiomofobiche. Orrore. Sono insorti i gay, le associazioni libertarie, e lo stesso sindaco di Torre del Lago (Pdl naturalmente) annunciava di voler approfondire la questione per stabilire se si trattava o no d'un episodio di "discriminazione omofobica". Povero bagnino! Magari elettore del pd o, prima ancora, del pci. Per lui piú importante della libertá delle moine tra uomini e dello scambio di gesti d'equivoco affetto é il senso del pudore, il senso del decoro, che servono a difendere le famiglie e i bambini. In lui quella parola - Rembarre ! - é un piccolo grido di guerra, una catechesi nascosta ma forte, scritta nel sangue e nell'educazione che gli sono stati trasmessi anche se non l'ha mai sentita e non ne comprenderebbe il significato letterale. REMBARRE ! Sconosciuto ed umile bagnino, piccolo chouan di Torre del Lago. Sei meglio tu di tutti i politici etero od omo sessualizzati destrorsi e sinistrorsi che popolano questa sventurata espressione geografica. Il tuo atto di governo d'un piccolo angolo di battigia versiliana é piú legittimo di tutti i decreti legge del parlamento e dimostra che vale ancora la pena di combattere. Perché c'è ancora tanta piccola gente sconosciuta che, a modo suo, continua a farlo. REMBARRE !